LETTERA DI LUIGI – UN ARCHITETTO ITALIANO A LONDRA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Luigi Architetto napoletano che ora abita a Londra. Credo che i motivi di riflessione siano più di uno.
alma

mi aggiungo a tutti i fratelli (d’Italia) costretti ad emigrare dal loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto a questo politico o a quel vescovo.
In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più precisi non mi è stata data nemmeno la possibilità di provare.
Ho 27 anni, sono di Napoli, mi sono brillantemente laureato in architettura lo scorso anno e quando, dopo qualche settimana, mi sono presentato nello studio del professore che mi ha seguito, lui senza troppi preamboli mi ha detto di andare via dall’Italia perché non c’è posto per nessuno, a cominciare dall’università, in cui ormai non cambiano neanche più i nomi sulle scrivanie tanto se le passano di padre in figlio come fossero un titolo nobiliare. Sconvolti, ma non troppo, da queste crude dichiarazioni, io e la mia compagna, anche lei architetto, decidemmo di fare i bagagli e partire. Venimmo a Londra, dove viviamo e lavoriamo da più di un anno. Si hai capito bene, lavoriamo, abbiamo una bella casa al centro di Londra e, cosa ancora più incredibile, riusciamo a rispiarmare, a mettere ogni mese qualcosa da parte per poter un giorno, non so, comperare un casa, aprire una nostra attività. Tutte cose che nel nostro Paese e nella nostra città ci sarebbero state negate. Probabilmente ora saremmo ancora a casa dei nostri genitori lavoricchiando come schiavi in qualche studio per 400 euro al mese.
Lo so è difficile, ci vuole tanto coraggio e tanta forza per stare lontano dai tuoi genitori, dai tuoi fratelli e dai tuoi amici, ma qui tutto è diverso. Quel che più mi ha colpito in questo anno è il rispetto che si ha per il lavoro e per la preparazione, qui il concetto di ‘lavoro nero’ non esiste. Ho provato a spiegarlo ai miei colleghi ma a loro sembra qualcosa di fantascientifico: lavorare senza contratto, senza tassazione e senza una posizione riconosciuta è inconcepibile.
E’ vero, quando parli dell’Italia la battutina sulla mafia esce sempre, ma non ci sono preconcetti o pregiudizi, se fai il tuo lavoro onestamente e con impegno non importa da dove vieni, che dio veneri, di che colore hai la pelle o con chi fai l’amore. Nel mio studio siamo in tredici e di sei nazionalità differenti. E’ cosi`ovunque, la multiculturalità qui è una realtà. L’informazione funziona, i trasporti pubblici sono, forse, i più cari al mondo ma funzionano: se la metro fa un minuto di ritardo l’autista ti chiede scusa ad ogni fermata; ci sono, dove possibile, piste ciclabili e zone verdi, tutti i musei sono gratis (perché la cultura è di tutti). Le tasse (il livello è paragonabile a quello italiano per il lavoro dipendente con quattro fasce di contribuzione) vengono direttamente prese dal tuo stipendio così non ti devi preoccupare di nulla e ogni anno, se hai pagato qualcosa in più ti viene immediatamente restituita. Aprire una partita iva non costa quasi nulla e cominci a pagare tasse solo se superi le 5000 £ di guadagno in un anno (ovviamente solo se non hai altri redditi). Aprire, chiudere, gestire un conto in banca non costa niente, per i conti base. Sono anni ormai che le unioni gay sono riconosciute dalla legge allo stesso modo di quelle etero. Insomma le differenze sono abissali, quelli che da noi sono obiettivi qui sono ormai diritti consolidati. Non so se mai tornerò in Italia, ma certo non ora, ormai mi sento lontano anni luce, vedo le cose in un’altra prospettiva. Io amo il mio paese. Qualcuno potrebbe dire che sono un codardo che è scappato senza lottare, che ha preferito andare via piuttosto che impegnarsi personalmente. Non so, forse è la verità. Personalmente ho deciso di vivere la mia vita nel migliore modo possibile e se il mio paese non mi dà la possibilità di farlo, di costruirmi una mia vita, allora non mi sento un vigliacco ma forse un esule.
Grazie.
Luigi

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71 Risposte to “LETTERA DI LUIGI – UN ARCHITETTO ITALIANO A LONDRA”

  1. Donato Says:

    Credo che deve essere data la possibilità a tutti gli altri fratelli (d’Italia) che come non sono stati costretti da nessuno ad emigrare dal loro paese, perché mi è sempre stato insegnato a non chinare il capo davanti a nessuno e a non chiedere a nessun politico o vescovo nessun aiuto. Spero lei possa darmi la possibilità di replicare alla lettera di Luigi che ha pubblicato. Sono architetto anche io, laureato a Napoli col massimo dei voti all’età di 25 anni. Non sono napoletano ma vivendo qui da dieci anni è come se lo fossi diventato. Poi un premio di Laurea Nazionale, poi un Master e in seguito un Dottorato e mille esperienze di lavoro. Volevo potere avere la possibilità di ulteriori riflessioni alla citata lettera. Certo di ragioni di rimanere in Italia sembra, soprattutto negli ultimi anni, ne siano rimaste ben poche. E’ da tempo che oramai si sente parlare di questo estero come la panacea di tutti i mali della società italiana. Io ho sempre puntato alla mia formazione per poter restare in ambito accademico, e perseguo questo mio desiderio da anni.
    Ho avuto la fortuna di lavorare con dei professori della facoltà di Architettura che mi hanno insegnato l’impegno e l’onestà intellettuale. Appena laureato non ci sono stati mezzi termini, se ero interessato a fare carriera nell’università o con le mie forze o nulla. Infatti le prove concorsuali di Dottorato le ho fatte in ben quattro atenei diversi e superate in tre. La lettera mi lascia alquanto perplesso. Dichiara che è stanco di chinare il capo o chiedere aiuto a quel politico, per poi ammettere che non ci ha nemmeno provato. Insomma ai sentito dire ci si stanca e diventano nel tempo delle scuse. Se il professore a cui si era presentato gli ha comunicato che non c’era posto per nessuno, qualcuno gli avrà anche chiesto se questo posto c’era o no? Con questo sono cosciente dei problemi di baronato in cui versano le Università italiane, ma nel mio piccolo e come Professore a Contratto non ho dovuto chiedere nulla a nessuno ed ho fatto leva unicamente sulla mia passione e sulla voglia nel mio piccolo di poter cambiare le cose. Certo se dicessi quanto si guadagna con le docenze a contratto si rimane sbalorditi e tutti si convincerebbero ad emigrare immediatamente; ma che senso hanno il senso del dovere e la passione per noi che invece il nostro paese ci piace viverlo? Si sa che l’estero e più precisamente Londra in questi ultimi anni offre un mercato del lavoro molto più dinamico del nostro e gli indubbi vantaggi di una politica diversa dalla nostra. Egli afferma che tutte le cose che avrebbe voluto gli sarebbero state negate qui in Italia, ma mi chiedo come è possibile affermare questo se, a quanto afferma, non ha provato a cercarsele.
    Credo che oramai non meraviglia più sapere che un emigrante trova lavoro all’estero, soprattutto per noi italiani che da laureati siamo molto ricercati sul mercato estero. E insisto affermando che sono fuori da casa dei miei genitori anche io dall’età di 18 anni e che mi mantengo autonomamente, riuscendo a metter anche qualcosa da parte, da quando mi sono laureato e qui in Italia non a Londra!! E allora perché meravigliarci se chiunque va a Londra riesce a trovare un qualsiasi lavoro, e tralasciare chi rimane qui in Italia e ci rimane con la stessa passione con cui gli altri se ne vanno? Certo la piaga del lavoro nero in Italia è una realtà, non lo nego; la mafia è una realtà ma ho sempre fatto e continuo a fare il mio lavoro con impegno e nessuno qui a Napoli mi ha detto mai da dove vengo, né di quale religione sono o con chi faccio l’amore. Ma ogni paese ha un suo preciso modo di evolversi nel tempo, e spero che i diritti, la puntualità dei tram, le tasse, siano questi problemi che l’Italia possa risolvere il prima possibile, forse con una classe politica nuova che io stesso posso cambiare esercitando il mio diritto di voto. Credo che chi italiano vada all’estero nota soprattutto le differenze col nostro paese ed è disposto in primis ad adeguarsi alla “nuova vita” più che cercare di cambiare le cose rimanendo. Insomma la lettera di Luigi non mi meraviglia, basta leggere i blogs di chi italiano ha deciso di vivere all’estero per rendersi conto che dicono tutti la stessa cosa.
    E volevo precisare una cosa che sembra incredibile: anche a me lo stato italiano mi ha rimborsato le tasse che ho pagato in più con la precedente dichiarazione dei redditi. Insomma penso che qualsiasi scelta sia giusta e lecita, ma più volte leggo e sento di persone italiane che per esterofilia pensano di aver raggiunto uno status quo differente.
    In ultimo volevo citare una mia esperienza avuta proprio con una coppia di colleghi architetti anche loro a Londra. A parte lo spaesamento dei primi giorni, in circa due settimane trovano entrambi lavoro. La prima cosa è stata mandare una mail in cui già decantavo le differenze e gli alti guadagni nella città londinese, tanto che in un primo momento ho pensato: “parto subito”, ma non ci sono cascato. Perché poi ho pensato che gli stessi decantavano le differenze e disprezzavano l’Italia quando da architetti nemmeno Firenze avevano mai conosciuto (come dire che un giornalista non sa chi è E. Biagi) e che anzi cercavano un aiuto, la classica raccomandazione, per superare l’esame di stato da architetti qui in Italia. Perché è vero avevano poco tempo per studiare lavorando già a Londra, ma certo non avevano dimenticato quella italianità che avevano tanto criticato precedentemente e che alla fine, con il loro atteggiamento, avevano finito per alimentare. A me l’Italia sta dando molto, combatto e lotto ogni giorno affinché possa realizzare i miei sogni e se un domani l’estero dovesse esserci nella mia vita sarò convinto che non sarà mai perché il mio paese “non mi da la possibilità di farlo”, ma per completare la mia formazione di Architetto e non in ultimo quella accademica. Penso che sia un atteggiamento tipicamente italiano quello di lamentarsi senza essersi impegnati in fondo perché una cosa accada; in fondo il nostro caro amico Luigi un domani potrebbe anche chiedersi cosa sarebbe diventato in Italia se si fosse impegnato sin da subito, senza “piegare il capo” o chiedere “aiuto a questo politico o a quel vescovo”.

    Donato

    • luigi Says:

      ciao, trovato lavoro a Londra? sono un giovane laureato anche io (marzo 2011) e non trovo niente di buono quì a Napoli, avrei il desiderio di lavorare all’estero ed in particolare a Londra, sono disposto al trasferimento immediato, hai qualche aggancio?
      scrivimi pure a luigivarriale@live.it

    • Matteo Cipolloni Says:

      Salve a tutti.
      Sono architetto da 8 anni. Subito libero professionista xche’ ho sempre costruito tutto credendo nelle mie capacita’.
      In un quadro di enormi difficoltà imputabili a cause molteplici io mi permetto di citare una sorta di mantra del mio studio:
      POSITIVI. PROPOSITIVI. ATTIVI. SEMPRE. ORA.
      Pensiero e Azione individuale e collettiva attraverso il recupero di valori base che riporto in ordine prioritario:
      RISPETTO
      CULTURA
      PROGETTUALITA’
      SOSTENIBILITA’

      Ora tutti al lavoro Fratelli d’Italia.
      Matteo

  2. Massimo Says:

    Sono un architetto napoletano che come altri miei colleghi è emigrato dal nostro paese ormai da 12 anni, naturalmente ancora felice di non aver dovuto chiedere aiuto a nessun politico a nessun vescovo e tantomeno a nessun malavitoso che dir si voglia, purtroppo la nostra società è satura di alcuni personaggi. Dire che mi sento realizzato professionalmente sarebbe una bugia. Magari perchè sono capitato in un paese dove la preparazione professionale e la visione dell’architettura è completamente differente dalla nostra. Chiaramente parlo del Venezuela, un paese affascinante, pieno di contraddizioni che si riflettono così chiaramente nella sua architettura cittadina. Per chi si è fermato a leggere questa mia lettera, sono qui per confidare il mio desiderio di virare e così definitivamente cambiare la rotta della mia vita professionale, verso un nuovo paese che mi possa accogliere, condividere ed apprezzare le mie capacità professionali rivolte e dedicate da tanti anni allo studio ed applicazione della BIO ARCHITETTURA.
    Sarei contento di scambiare pareri o condividere altre esperienze così come è accaduto oggi, se qualche mio/a collega ha qualche idea su quale paese scegliere per vivere una nuova esperienza nella mia vita professionale la ascolterò con molto piacere.

    con affetto: Massimo G.

  3. Marilena Says:

    Salve sono una neolaureata in architettura da una settimana! Anche io vorrei andare a lavorare nel Regno Unito!!!! Navigo da giorni su internet alla ricerca di una borsa di studio in qualsiasi campo dell’Architettura ma non ho ancora trovato nulla. Sono disposta a prendere le valigie e partire da un momento all’altro pur di fare questa esperienza, ma non so dove cercare.. il sito del Ministero è confusionario così come il bando Leonardo da Vinci!!!

    • Chiara Says:

      Ciao Marilena! Leggo che ti sei laureata nel marzo 2008, mentre io nell’ottobre 2008 a Venezia. Se sei riuscita a trovare lavoro a londra come architetto, mi puoi scrivere per dirmi come devo fare? io vorrei partire a settembre 2010 (putroppo dopo 2 anni dalla laurea x’ qui non si lavora e nn si riesce a vivere). scrivimi a : kiara_82@libero.it
      Grazie!

      • luigi Says:

        ciao, trovato lavoro a Londra? sono un giovane laureato anche io (marzo 2011) e non trovo niente di buono quì a Napoli, avrei il desiderio di lavorare all’estero ed in particolare a Londra, sono disposto al trasferimento immediato, hai qualche aggancio?
        scrivimi pure a luigivarriale@live.it

  4. Beatrice B. Says:

    Sono capitata in questo sito per caso, e la lettura di questi post mi ha coinvolto subito. E spiego perchè: architetto 33enne, da quattro anni lavoro (in Italia, più precisamente in Toscana) alternando l’insegnamento e la professione. Il mio grande sogno era, ed è, quello di lavorare all’estero come architetto. Forse perchè durante gli studi ho fatto una breve esperienza di lavoro (cameriera) a Londra, e ne sono rimasta entusiasta. Forse perchè mi sono stancata di lavorare molto e guadagnare poco, per di più al nero. Rispondo a Donato: sei certamente un ragazzo in gamba, che sta riuscendo in ciò che vuole. Ma guardati intorno: la mafia e il lavoro nero, tanto per dirne qualcuna, sono piaghe purulente che bloccano lo sviluppo del nostro Paese. Non minimizziamo i nostri mali, le nostre colpe, le nostroe vergogne. E’ una vergogna che un lavoratore debba accettare di lavorare al nero, pur di lavorare. Che si tratti di un architetto, un muratore, una parrucchiera, non fa differenza.
    Sai perchè voglio andarmene nel Regno Unito (o dovunque sia possibile lavorare in modo pulito e decoroso)? Te lo spiego in due parole. Nel 2001 sono partita per Londra, alla ricerca di un lavoretto estivo. Dopo una quindicina di giorni ho trovato un lavoro come cameriera. Ci ho lavorato venti giorni, perchè dovevo rientrare in Italia per gli esami universitari. I capi sapevano benissimo che sarei rimasta poco tempo (Londra d’estate è invasa da stranieri alla ricerca di lavoretti temporanei) eppure…MI HANNO ASSICURATO! Per venti giorni! Da loro il lavoro nero non esiste, non è nemmeno concepibile. Tornata in Italia avrei potuto (addirittura) riconvertire i contributi per unirli a quelli italiani. Contributi che in Italia nessuno mi aveva mai pagato fino a quel momento, pur avendo già lavorato sei mesi in uno studio professionale.
    Qualche anno dopo, per pagarmi gli studi, ho lavorato come cameriera in un pub nella mia città. Sono rimasta in quel locale per due anni (2 ANNI) e il proprietario non si è mai nemmeno sognato di assicurarmi…
    Tra l’altro il lavoro era anche un po’ rischioso, poteva succedere di tagliarsi con i bicchieri, scivolare, farsi male…Ma niente, lui non assicurava nessuno dei suoi 5 camerieri.
    Ecco perchè voglio andarmene dall’Italia: perchè sono stanca di questo Paese.

    • Chiara Says:

      Ciao Beatrice! Mi sono laureata nell’ottobre 2008 a Venezia. Se sei riuscita a trovare lavoro a londra come architetto, mi puoi scrivere per dirmi come devo fare? Sono 2 anni che cerco di andar via e vorrei partire a settembre 2010 (putroppo dopo 2 anni dalla laurea x’ qui non si lavora e nn si riesce a vivere). scrivimi a : kiara_82@libero.it
      Grazie!

  5. spedito rubino Says:

    LUIGI BUONGIORNO, LA TUA LETTERA MI HA CONFERMATO CHE SE UN’ITALINO VUOLE EMERGERE DEVE ANDARE VIA DALL’ITALIA,SOPRATTUTTO SE E’ UN MERIDIONALE..
    IO HO UNA PICCOLA AZIENDA ARTIGIANALE NEL TARANTINO CHE PRODUCE DIVANI E TENDAGGI, ANCHE SU MISURA, SIA IN PELLE CHE IN TESSUTO, .
    DA TEMPO CHE LAVORO PER L’ESTERO, MA NON RIESCO A TROVARE UN’AGGANCIO GIUSTO CHE MI FACCIA PRENDERE IL VOLO, SAREI DISPOSTO A TRASFERIRMI ADDIRITTURA CON LA MIA FAMIGLIA, AFFINCHE’ I MIEI FIGLI POSSANO AVERE DA SUBITO DELLE POSSIBILITA’ DI LAVORO CHE QUI E’ IMPOSSIBILE TROVARE,
    PER TE E’ STATO PIU FACILE MOLLARE TUTTO,MA IO, ANCHE SE IL DESIDERIO E’ FORTISSIMO, HO LA NECESSITA’ DI AVERE DEI CONTATTI SOLIDI PER FARE IL GRANDE PASSO.
    CHIEDO AIUTO A TE, E A QUANTI LEGGERANNO QUETA LETTERA,SE NE AVRANNO LA POSSIBILITA’ DI CREARMI DEI CONTATTI,VISTO CHE L’ARTIGIANATO ITALIANO COMUNQUE E’ RICHIESTISSIMO IN TUTTO IL MONDO.
    SPEDITORUBINO@LIBERO.IT

  6. claudia Says:

    Ok allora andiamo tutti all’estero. Nessuna delle risposte ha tenuto conto della lettera di Donato che mi sembra appropriata a quanto dice Luigi. Sono concorde con lui quando dice che è il classico modo dell’italiano quello di lamentarsi sempre. In fondo è sempre più comodo guardare all’erba del vicino ma ci sarà pure qualcuno che in Italia ce la sta facendo? Io penso proprio di si e sia lui che io forse ne siamo un esempio positivo, e guardate bene che ho lavorato all’estero ed anche per molti anni. Ma penso che ce ne siano tanti altri. Importante è anche vedere non solo se il lavoro si trova ma se si stà facendo quello che veramente si vuole.
    Alla fine qualsiasi scelta è giusta ma non riesco a comprendere questo pessimismo e lassismo generale e questo parlare male dell’Italia che non sopporto più. Oppure andarsene e non rimarcare più le differenze con il nostro paese. Penso infine che in quanto esule a Luigi nessuno lo abbia costretto ad emigrare e che se ha concluso pensando che qualcuno possa pensare di lui che è un vigliacco bè forse un pò deve averlo pensato lui di se stesso. E’ facile penso parlare da un paese che ti sbatte il lavoro in faccia.

    Auguri a tutti comunque

  7. mimi' Says:

    vorrei rispondere al caro Donato,
    ..carissimo collega, io sono architetto laureta da circa 7 anni, devo dirti che hai l aria del saputello,..io tutta questo amore reciproco con il nostro caro paese non lo vivo , anzi ti diro..sono molt ma molto incazzata,
    sono anni che ho contratti a termine cambio città da circa 4 anni, eppure laureata con il massimo dei voti, con lode ..un dottorato che non mi è stato concesso…e 2 master che non dirò.carissimo sono arrivata a pensare di iscirvermi ad un altra facoltà , perchè la mia grande passione è SVANITA!RIPETO svanita!capito!eppure ero una delle prime del mio corso.. ma chissa’ perche’ uno in questo paese .. deve accettare certe cose per andare avanti.non ci sto’.

  8. Romina Says:

    “Gli italiani sono inaffidabili…gli stranieri sono perfetti…” Una reazione comune a chi va all’estero o rimane frustrato in Italia è quella di cominciare a disprezzare la propria cultura e ad esaltare quella straniera. Di fatto, questo atteggiamento ha origine dalla stessa tendenza – erronea – di generalizzare la realtà per arroccarsi su posizioni difensive di chiusura e di isolamento. Disprezzare una cultura, sia essa la propria o quella degli altri, è un sistema troppo semplice e troppo sbrigativo per negarla e non riconoscerla. La conseguenza, meno impegnativa del disprezzo, è la fuga in una dimensione immaginaria, nella quale si selezionano solo
    gli aspetti che ci sono più congeniali. La cultura straniera diviene così il nostro “Paese delle meraviglie”. In genere questi atteggiamenti non possono durare a lungo…..così Luigi ora che sono due anni che vive lì avrà iniziato a notare cose che anche a Londra non vanno, tipo…..le baby gang??? Ne vogliamo parlare? Tempo fa uscì sul “Venerdì di Repubblica” un bel Dossier che consiglio di leggere a tutti; era intitolato “Quante Napoli ci sono in Europa?” Spiazzante….quindi a Luigi che seppur esprimendo un suo parere con la sua scelta non ha fatto nulla di particolare: ha fatto quello che fanno moltissimi italiani su blog e blog che alla fine leggeranno solamente che li ha creati e cioè parlano male dell’Italia. Ma se fuggire all’estero, per poi sentenziare da lì, lo fa stare meglio faccia pure. Forse tra un po’ ritornerà in Italia a casa da mammà mangiando i maccaroni e sentendosi figo con gli amici, quando avrebbe fatto meglio a lavorare sin da subito e non sentirsi migliore perché “non ha chiesto raccomandazioni”. In fondo che ci era andato a fare dal professore nella sua università, vista la risposta che gli ha dato? Ragazzi sveglia……..ed in ultimo volevo rispondere a mimì, forse Donato avrà anche avuto l’aria del saputello ma ha detto le cose per cognizione di causa, Luigi no. Se noti le risposte alla lettera sono tutte per avvalorare quello scritto nella lettera di Luigi ed una in cui si afferma il contrario tu gli dai del saputello? Sono cosciente dei problemi che passa l’Italia e soprattutto la mia città ma anche io ce l’ho fatta senza le così dette “raccomandazioni”; siamo casi assurdi? Ebbene anche nel nostro paese, come in tutti gli altri, se si ha la voglia e le competenze alla fine vengono ricompesate. Una soluzione ce l’hai anche tu, andare all’estero e continuare a sputare sull’Italia, sai dall’estero fa più figo.

    Romina da Napoli

    • Felice Says:

      Romina smettila con la filosofia l’Italia è nel baratro! PS A Londra ci saranno pure le baby gang ma a Napoli ci sono le Adult gang che sparano peggio che nel far west ciao

  9. Roberto Says:

    Sono conocorde con Romina…inoltre se la passione è finita a mimì non era forte come pensava e seguire un altro corso di laurea non le servirà a migliorare la sua posizione. Il fatto che noi in Italia siamo abituati al posto fisso…..e poi chiedo a mimì hai provato a fare prove di dottorato in altre facoltà? Secondo me se uno vuole nel più profondo una cosa la riesce ad ottenere, ma dire che non mi è stato concesso mi sembra pretestuoso. Anche io ho fatto un dottorato senza aiutini vari, e l’ho fatto in un ateneo diverso dal mio e ce l’ho fatta, ma qui mi sembra sempre che fa più comodo vedere sempre e solamente le cose che non vanno. Tra qualche mese mi trasferisco all’estero ma non per le motivazioni fin qui addotte, ma per fare una esperienza di vita, perchè andarmene pensando che il mio paese sia sempre e solo come lo dipingete voi non mi va. In fondo chi purtroppo da immigrato viene qui nel nostro paese pensa di aver trovato il meglio…..è inutile l’erba del vicino è sempre più verde….

    Roberto

  10. Gabriele Says:

    Io dico solo una cosa ai difensori del sistema italiano, o dell’italian style come alcuni lo definiscono:
    Italia-architetto laureato e iscritto all’albo, primo mese in uno studio, dopo un anno passato in un altro.
    condizioni di lavoro: non retribuito, non assicurato, nessuna prospettiva certa per il futuro (il classico vedremo come andrà).

    Germania-studente di architettura, prima esperienza lavorativa come tirocinante:
    condizioni di lavoro: retribuito, assicurato, orario di lavoro fisso, verasmento contributi.

    Scusate se ho qualche dubbio sul sistema italico…

    p.s. questo è un solo esempio di ciò che non va, ricordando che è logico che qualcuno c’è la fa, ma a confronto del numero di quanti vengono sfruttatti e si “prostituiscono” in senso lavorativo, io dico: IO NON CI STO!
    Ho studiato, i miei genitori hanno investito gran parte delle loro forze su di me! se devo sentirmi dire ” ti do un rimborso spese di 100 euro per un mese di lavoro, 8 ore al giorno ” io dico in questo paese c’è qualcosa che non va!
    Un paese che si basa e si fonda sulla cultura come l’Italia non può tagliare i fondi alle Università, se lo fa elimina il suo futuro!

  11. gianni Says:

    rispondo a gabrile, facendogli presente che anch’io ho fatto parte dei ragazzi che a fine mese gli veniva data la mancetta di 100 euro. Capisco il tuo rammarico per la situazione, ma pensa al fatto che tu non sei li per lavorare ma per imparare una professione. Io l’ho fatto per 3 anni, ho cercato di “rubare” il mestiere e di preparmi ad essere padrone di me stesso. La situazione in cui ti trovi oggi e in cui mi sonop trovato io alcni anni fa, è un limbo, ma tocca a te tirartene fuori. SOLO A TE. Non ci può essere ne mammà ne papy di turno.
    Toccherà a te decidere il momento di spiccare il volo , e sopratutto capire se 6 in grado di volare nel mondo reale. Sino alla laurea si gioca a fare i grandi, ma fuori il mondo è ben diverso.
    Sbattitti + che puoi, e cerca di conoscere quante + persone puoi. Ogni conoscenza è un probabile lavoro. Il mio boss dell’epoca diceva che si lavora con gli amici e mai con i nemici.
    Inoltre se proprio non sai cosa fare perchè sei senza lavoro, vattene in un bar e parla dicendo quel che fai. Qualcuno ti chiederà consiglio e potrebbe essere anche un lavoro.

    • kubbah Says:

      non ti è bastato l’esempio?
      ti suggerisco un’altro

      italia, studente d’ingegneria
      2,3,4,5,6 anno
      d’estate studiando e lavorando in nero nel bar

      austria, gia dal 2 anno
      estate luglio agosto
      tirocinio retribuito 1000 euro al mese in uno studio di ingegneria

      il fatto è questo, il sistema italiano permette lo sfruttamento dei lavoratori che pur imparando, producono… e fanno guadagnare a una società!

  12. Archimortgage.co.uk Says:

    Vorremo entrare in contatto con un giovane architetto italianoresponsabile della rete Archimutuo nel Regno Unito .Il candidato ideale e`un giovane professionista Italiano o inglese con una perfetta conoscenza della lingua italiana RESIDENTE nel Regno Unito preferibilmente a Londra con esperienza nella progettazione di interni con buona conoscenza di Archicad o Autocad. Il responsabile di rete sara` il referente della direzione Italiana per lo sviluppo del prodotto Archimortgage Nel Regno Unito. Si invitano i candidati a visitare il ns sito http://www.archimutuo.it e se interessati di inviare una email a network@archimortgage.co.uk con oggetto: rif. Manger Uk.L`email dovra` essere corredata di un curriculum completo in italiano e foto personale, con la autorizzazione al trattamento dei dati personali. Ai fini di una prima considerazione delle candidature sara` necessario inviare in allegato un portfolio lavori di interni realizzato.Sara`inoltre gradito un commento sul prodotto Archimutuo. La retribuzione e i risvolti sulla carriera professionale sono di sicuro interesse e saranno discussi in sede di selezione individuale.E` INDISPENSABILE FORNIRE UN CONTATTO SKYPE.

  13. simona Says:

    Ciao, mi chiamo Simona e anch’io come altri, ho letto per caso queste lettere.
    Sono laureata in architettura da tre anni, ho cambiato due studi in due anni e nel 2008 ho fatto un Master.
    Attualmente sono senza lavoro, sto cercando qualche studio nella mia città, Palermo, dove se non hai le “conoscenze”, raramente qualcuno ti dà la possibilità di un lavorare.
    Vorrei mandare il mio C.V. all’estero ma la nostalgia per chi lascerei se facessi questa scelta e la frustrazione per non averla ancora fatta sono il mio pane quotidiano .
    Volevo puntualizzare due cose, sperando di non apparire saccente:
    – andare all’estero non significa non amare il proprio paese o peggio, rifiutare la cultura che c’è in Italia, anzi; più semplicemente, scegliere un Paese dove ancora c’è un amor di patria e un rispetto della dignità umana.
    In Italia tutto questo c’era, basti citare Togliatti, De Gasperi, Gramsci e potrei continuare; il declino è iniziato dalla seconda repubblica.
    -certamente scegliere di restare in Italia è altrettanto coraggioso, o forse,in realtà è solo tanto tanto comodo se sei “figlio di famiglia”; tuttavia difficilmente riuscirai ad essere quello per cui hai studiato o quello a cui ambisci, poiché vince il clientelismo e non la meritocrazia.
    Dunque, condivido quello che ha espresso Luigi, quasi pienamente, e non credo che disprezzi il suo Paese.
    Per rispondere a Donato dico, che essere professore a contratto, sempre se entri nelle grazie dei professori che assegnano il posto, non è così difficile; ma dopo sei anni non puoi più esserlo, dopo essere stato confermato ogni anno se ti và bene, dopo cosa fai ?
    In ogni caso restare in Italia e impegnarsi allo stesso modo non è così semplice, perchè per ottenere qualcosa devi sempre perdere tanto tanto tanto tempo, nel frattempo sei già diventato anziano e non sò quanti progetti in senso figurato e architettonico avrai realizzato.
    allora: un in bocca al lupo a tutti!
    Se era possibile desideravo contattare Luigi per lavorare a Londra.
    Grazie!

  14. federico Says:

    Voglio puntualizzare una cosa……si dovrebbe dare la stessa importanza a chi rimane in italia così come chi vuole andarsene. Simona scusa ma hai letto bene la lettera di Luigi? Senza nemmeno sapere come sarebbe andata lui è partito così di punto in bianco. Scelta leggittima, certo. Ma Nella risposta di Donato c’era un appunto da non sottovalutare: anche lui era andato dal Prof. a chiedergli qualcosa; poi però va via sentenziando che non ha chiesto nulla a questo o a quel politico o addirittura a Vescovi??? Mà sarà che in Italia abbiamo tanti problemi, ma come sempre vedo che siamo un popolo di disfattisti che non riusciamo a vedere al di là del nostro naso. Io non credo che Luigi o chi per lui sia meglio di me per il fatto che è andato all’estero, non è il primo e non sarà l’ultimo. Non capisco anche l’esigenza di spiegarlo qui. Mettete “lavoro Londra” su internet….. ce nè a bizzeffe soprattutto in architettura, forse in questo periodo meno ma ce nè. Quindi fà più scalpore uno che se ne va sbattendo la porta in faccia al suo paese, per poi riaprirla un pò scrivendo che non ci aveva nemmeno provato. Mi interesserei più di quei giovani che rimanendo credono di poter costruire un qualcosa di migliore. E poi sono convinto che fatta l’esperienza di un pò di anni la maggior parte ritorna, perchè si è vero lavori a Londra come architetto ma sempre il caddista farai e lavorerai per qualcun altro. Un progetto tutto tuo Simona non credo che andando a Londra te lo offrono bello e buono. Non credete alla chimera che l’esetero è la soluzione di tutto. Ad ogni modo apprezzo chi come te o Donato, o chi come voi, comunque ce la sta mettendo tutta e per te che lavori in questo campo non serve conttattare luigi per lavorare a londra (non fare la classica italiana!!). Digita su internet “lavoro londra” e vedrai quanti luigi esistono, che dopo la bella esperienza tornano comunque nel BEL PAESE.

    Federico

  15. Chiara Says:

    Ciao a tutti, sono Chiara
    a luglio scorso mi sono laureata, e da settembre cerco lavoro io abito in provincia di Napoli e vi confesso che qui cercare lavoro è quasi inutile, cerco qualcosa di momentaneo che mi permetta di fer un minimo di esperienza nell’attesa di sostenere l’esame di abilitazione.
    Ho fatto vari colloqui, e vi dico che il rimborso spese era pari a 100 euro mensili in uno studio, 150 in unaltro e comunque in media non superavano i 200euro.
    Ora ho deciso di non fare niente e di dedicarmi allo studio visto che tra meno di un mese ci sarà l’esame…e poi mah pensare di andare a Londra anche perchè mio fratello stà lì per un corso, ma la cosa che mi spaventa è:
    POSSO ANDARE A LONDRA SENZA ESPERIENZA, E FARE COLLOQUI???
    E SE PERDESSI SOLO TEMPO E NON RIUSCISSI AD OTTENERE NULLA???

  16. taty Says:

    L’inghilterra pagherà la crisi finanziaria e di molto anche. Quindi se siete intenzionati a partire ora per londra io ci penserei su.

    http://www.italiansinfuga.com/2008/10/29/crisi-disoccupazione-per-la-city-di-londra/

  17. fabrizio a. Says:

    Caro alma, visto che non sai chi ringraziare per il fatto che abbiamo l’autostrada più cara d’Italia, una situazione ferroviaria penosa e, soprattutto per la questione dell’aereoporto di Albenga, permettimi di fare un bel ringraziamento a tutti coloro che alle ultime elezioni comunali, provinciali, regionali e nazionali hanno votato Sciaboletta o qualche suo rappresentante; però vorrei farlo imitando Totò: hai presente il film Totò a colori quando il nostro grande comico è alle prese col pittore che copiava Picasso?
    Grazie, un saluto e, spero, una risata

  18. fabrizio Says:

    scusa luigi….ma dal proff cosa c’eri andato a fare se poi ti ha risposto in quel modo????

  19. lucia Says:

    per quello che sta accadendo a londra sui licenziamenti per la crisi e per il fatto che la tanto civile coabitazione (alle volte forzata) con gente di altri paese sta dando i suoi frutti con le proteste da parte della manovalanza locale ad utilizzare gente del luogo, caro luigi mi sa che tutto il mondo è paese. Quando finisci il giro di giostra faccelo sapere, che di persone che parlano male dall’italia dall’estero ne abbiamo le tasche piene, figuriamoci poi degli stessi italiani…..

  20. Roberto Camera Says:

    Mi permetto di “incollare” una lettera odierna 02-02-2009 pubblicata sul Corriere della Sera, rubrica Italians, al fine di chiarire un po’ meglio la situazione riguardo alle presunte rimostranze nei riguardi dei nostri connazionali in Gran Bretagna:

    UK, migliaia di lavoratori in sciopero: il retroscena

    Gentile Severgnini e cari Italians, e’ vero che i media italiani sono più interessati a pubblicare calendari con donnine in vario stato di nudità, notizie su quel che succede in programmi tipo “Grande Fratello” e come se la stanno passando i VIP di turno anziche’ informare la gente di quel che succede nel mondo. Non ho trovato niente su quel che sta succedendo in Gran Bretagna grazie ad un’altra “truffa” all’italiana. In breve: mesi fa, la compagnia petrolifera Total indette un bando per l’allargamento di una sua raffineria a Lindsey, nel Lincolnshire. Valore del contratto circa 200 milioni di sterline, vinto dalla ditta italiana Irem. Le paghe promesse sono così buone che la Irem non ha problemi a far arrivare 300 lavoratori italiani e portoghesi che trovano abitazione nei dintorni. Dopo un po’ – tutto il mondo è paese – gli ‘immigrati’ parlano con gli ‘indigeni’, e si viene a sapere che gli immigrati vengono pagati la metà di quel che un indigeno avrebbe percepito se assunto, come da accordi sindacali. Questo viene risaputo e subito scatta un boicottaggio della Total seguito da una catena di scioperi di solidarieta’ – e questo è un punto interessante – sia per i lavoratori inglesi non assunti in primis ed anche per gli ‘immigrati’, giudicate anche loro vittime di “mafiosi” (parole usate da sindacalisti intervistati dalla Bbc!). Notare il punto forte: nessuno dice che i lavoratori provenienti da paesi Eec non abbiano diritto a lavorare, ma se le compagnie che vincono i contratti non rispettano gli accordi nazionali e’ meglio che le direttive Eu non siano prese in considerazione, visto che gli ‘indigeni’ costeranno molto di più di gente che emigrano per guadagnare una misera pagnotta. Morale della favola: il 30 gennaio 2009 migliaia di lavoratori stanno scioperando in tutto il paese. Brutti giorni per la Comunità Europea, altra bella figura per la povera Italia! Cordiali saluti,

    Ermanno Nuonno, info@endaconsultants.com

  21. lucia Says:

    secondo me la figura la stanno facendo anche gli inglesi e poi Roberto tutto il mondo e paese…..ti voglio ricordare che anche in UK c’è il grande fratello e che tra gli adolescenti intervistati c’è la media del’85% che vorrebbe diventare come vittoria e David Beckam, lo stesso che succede qui in italia con veline e calciatori…..però l’erba del vicino, chissà come mai, è sempre la più verde

  22. Roberto Camera Says:

    La lettera l’ho copiata ed incollata così com’era scritta, se leggi con più attenzione cara Lucia, nell’introduzione l’autore ha voluto solo evidenziare come i giornali e le televisioni italiane pubblichino e trasmettano TUTTI alla stessa maniera (di solito in tono allarmistico e pettegolo) le notizie indipendentemente dall’orientamento tematico, cosa che all’estero è demandata solo ai giornali cosiddetti scandalistici o popolari, diffondendo in particolare in questo caso una notizia falsata. L’intento della lettera non è infatti quello di far notare che in Italia ci sia il Grande Fratello ed in Regno Unito no ma di spiegare chiaramente ciò che è successo in questi giorni in maniera meno pettegola, tutto qui. Per le eventuali differenze tra i due paesi ti posso garantire che per molte cose noi siamo sicuramente superiori, in particolare per quello che concerne la cultura e lo stile di vita, ma ahimè casca l’asino, e non solo con la Gran Bretagna, in tutto quello che riguarda la gestione delle cose pubbliche, essendo ormai il nostro (non) governo al livello di un paese sudamericano od africano.

  23. lucia Says:

    il governo precedente di sicuro non ha fatto di meglio…..caro roberto……

  24. Roberto Camera Says:

    Nell’osservazione è incluso anche il precedente di governo naturalmente, come ho già puntualizzato, la lettera voleva solo essere un chiarimento sui fatti accaduti in Gran Bretagna e riportati modificandoli, se poi vuoi proprio continuare a rispondere tanto per dire qualcosa, cara Lucia…continua pure.

  25. lucia Says:

    ….vedo che tu non sei da meno

  26. giovanni Says:

    caro luigi hai abbandonato solamente senza cercare di migliorare il paese che ora critichi tanto…..viva quelli come donato e non tanti piagnalacrime che non fanno altro che criticare e criticare.

  27. Alice Says:

    Io lavoro con gruppi di architetti internazionali in vari paesi e devo dire che qui in Italia la situazione lavorativa è una dei peggiori – non soltanto adesso per la crisi, ma anche nel passato. Chi cerca un lavoro qui non lo trova come posto fisso con tutti i contributi e assicurazioni ecc, come, per esempio in Inghilterra (se non con grande difficoltà o tramite conoscenze). Luigi ha ragioni quando dice che qui sarebbe ancora a casa dei genitori a guadagnare briciole – conosco tanti giovani architetti qui in quelle condizioni, e non è perchè non hanno provato di tutto. In più, all’estero, non esistono “concorsi” per avere un lavoro – lo trovo alquanto antiquato e ridicolo come sistema quando, troppo spesso, si sa già chi vincerà.
    Quindi, non posso che incoraggiare i giovani che vorrebbero andare a lavorare all’estero – non soltanto per poter guadagnare uno stipendio decente con contributi pagati, ma anche per aver un’esperienza di vita, allargare gli orrizonti e riuscire a vedere il mondo con altri occhi. Non è detto che non tornerete nella vostra patria, ma se lo fate, lo farete già con un’altra mentalità, molto più aperta e molto più preparata.
    Per le informazioni di chi chiedeva aiuti per andare all’estero, vi dico che il modo migliore è di andare sul posto, cercare una sistemazione in una casa assieme ad altre persone per risparmiare, cercare un lavoro temporaneo (forse serale per permettervi di andare a colloqui di giorno) in un ristorante o bar o negozio per pagare le vostre spese nel frattempo, e mettervi alla ricerca tramite giornali e online.
    Buona fortuna a tutti.

  28. Michele Says:

    Ciao sono Michele e vengo da Cagliari io quest’anno ho l’esame di terza media e ho decise che se supererò l’esame andrò all’artistico prchè c’è il corso di archetettura e io desidero diventare architetto!!! Vorrei un vostro consiglio secondo voi faccio bene?

  29. giovanni Says:

    le solite arkistar……….

  30. Ale Says:

    non ce la faccio piu qui a essere schiava di un sistema che non permette l’eventualita’ di un futuro migliore in niente…si paga e basta..qualcuno ha consigli per londra??dove e come?sono architetto.grazie

  31. filiberto Says:

    ahahah che grasse risate……ma sentite quello che sta accadendo a londra? è vero tutto il mondo è paese, piegato dalla crisi economica, con una crisi di governo……..vogliamo parlare dei licenziamenti? allora dico questo: non sputiamo sul paese che ci ha dato i natali, andiamo all’estero ma non guardiamoci indietro poi con superiorità come fanno tutti gli italiani che poichè pensano di saper parlare l’inglese “fluently” si sentono i padroni del mondo……

  32. Vera Says:

    Anch’io, architetto, denuncio la mia rabbia e l’inutilita’ di lottare se non si ha l’aggancio giusto. Lo sfruttamento regna sovrano tra i nostri colleghi “agganciati” e non solo quello. Anche la mia passione, al pari di quella di tanti altri, e’ SVANITA, annullata negli anni di calvario che sono seguiti a quelli universitari.

  33. vanessa Says:

    Caro Luigi, hai l`entusiasmo che avevo io quando stavo su SOLO da un anno e ancora non mi rendevo conto della fortuna che mi era capitata a nascere italiana.
    Se solo potessimo liberarci delle strutture medievali in cui annegano i nostri talenti, potremmo insegnare a tutto il mondo.

  34. Valentina Says:

    Fuggire o rimanere..
    La nostra formazione ci ha insegnato, a mio parere, ad essere fin troppo teorici e poco pratici ma quando oltre alla passione del fare il lavoro di architetto si uniscono altre esigenze di vita sembra qua in Italia andare tutto a rotoli.
    Non è normale, e mettiamocelo in testa, essere degli architetti e condurre una vita economicamente più infelice di figure che non hanno alcun titolo di studio. Addirittura fare un secondo lavoro perchè altrimenti non si arriva alla fine del mese. Fare gli architetti per hobby? questo non è serio.
    Ma perchè aver tanti pensieri, uscire di casa alle 8.00 e tornare alle 19e 30 minimo per cosa? passione? ma stiamo scherzando.
    io amo il mio paese ma così proprio no va

  35. roberta Says:

    ehm….luigi? allora sentiamo dopo due anni di giro sulla giostra puoi dirmi quante persone che conosci sono state licenziate? grazie

  36. Roberto Camera Says:

    Mi stupisce vedere come a distanza di due anni quest’articolo continui a ricevere commenti, evidentemente l’argomento risulta sempre attuale, e non potrebbe essere altrimenti visto che ormai la massa di studenti universitari cresce via via sempre più.
    Quello che però risulta sintomatico in gran parte dei commenti è il fatto che la maggioranza di questi neo laureati affronta il mondo del lavoro col piede sbagliato, infatti malgrado si possa comprendere il desiderio di poter ottenere un posto aderente alle aspettative, quello che manca è lo spirito di adattamento ed umiltà che invece sono alla base di ogni neofita in una qualsiasi attività.
    Analizzando più in generale questo fenomeno si può vedere come non sia esclusivo della realtà italiana ma sia diffuso un po’ dappertutto nel mondo cosiddetto occidentale; come spesso accade però, in Italia assume aspetti per così dire estremi, complice il “mammismo” che ci contraddistingue. E’ infatti noto come le famiglie italiane moderne impediscano spesso ai figli di avere un contatto diretto con la realtà che sia essa lavorativa o meno a causa di un comportamento troppo protezionistico che ha come risultato l’indebolimento del livello qualitativo delle nuove generazioni, mancando totalmente l’acquisizione dell’esperienza pratica.
    Così abbiamo la disparità di intraprendenza ed indipendenza personale tra nazionalità diverse all’interno dei paesi europei, ad esempio dove d’estate durante le vacanze scolastiche i ragazzi del resto d’Europa si cimentano in lavori di vario tipo, in primis in agricoltura o viaggiando alla scoperta delle altre realtà, i nostri, non tutti naturalmente ma di sicuro una buona parte, stanno tre mesi a ciondolare tra un giro in scooter (naturalmente regalato dai genitori) ed un bar o la spiaggia per chi se la può permettere. Tutto ciò ha un effetto molto grave nella crescita della società, impoverisce culturalmente, malgrado gli studi che tutti intraprendono per lo più passivamente, al cui termine, essendo cresciuti in una sorta di bozzolo protettivo, sorge la presunzione di sentirsi importanti solo perchè laureati quando invece la vita con tutte le sue problematiche a quel punto deve ancora iniziare.
    Da non trascurare inoltre è anche la percezione di poter ottenere tutto ciò che si desidera con relativa facilità, grazie a genitori generosi nell’elargire denaro e oggetti vari e ai finanziamenti che permettono sì di comprare a rate quasi tutto, ma ad un prezzo che ultimamente ha provocato la recente crisi economica internazionale. Ma si sa che l’abitudine al poco faticare è difficile da abbandonare ed è a questo punto che si leggono lettere come quella di questo Luigi che appena laureato è già stufo del sistema che lo circonda senza neanche provare a darsi da fare, perlomeno cominciando ad entrare nella realtà lavorativa con un qualsiasi lavoro, anche differente da quello ovviamente da architetto. A questo proposito vorrei inoltre far notare che, non certo per sminuire la categoria, occorre ricordare come la laurea in architettura non sia mai stata certo un buon investimento in termini economici e di carriera se non per pochi, tolta la passione al mestiere che qualcuno può provare.
    A conclusione di questa mia filippica vorrei consigliare quanti si trovano in questa situazione di darsi da fare a 360° come si usa dire, senza pensare che un lavoro sia degradante solo perchè non è al livello delle aspettative , tenendo invece bene in mente che da cosa nasce cosa, una volta cominciato e che stringendo i denti si progredisce automaticamente cercando ovviamente di considerare qualsiasi esperienza come positiva, anche le più in apparenza disagiate, facendone tesoro per una crescita matura e responsabile, questo a mio modesto parere è lo spirito che bisognerebbe adottare.

  37. roberta Says:

    bravo roberto,

    il tuo messaggio, come quello di donato a cui nessuno ha degnato una risposta (forse lui ha avuto molto più coraggio), bisognerebbe farlo capire agli pseudo italiani come luigi (che sputano alla lontana sull’italia) o chi come lui hanno preso la tangente e pianto subito perchè non sono riusciti a trovare il lavoro dei loro sogni. Perchè luigi non interviene e non ci dice quanti suoi colleghi londinesi sono stati licenziati in questo ultimo anno? quando il giro di goistrà finirà, si accorgerà che londra è come una qualsiasi altra città. e dove anche a milano gli autisti si scusano per il ritardo……ma tanto il popolo italiano è fatto apposta per piangersi addosso e sputare alla lontana (cfr. luigi e suoi simili).

  38. filippo Says:

    che bella l’inghilterra…..visto lo schifo che sta succedendo con le intercettazioni? vengono a farsi i fatti nostri quando il marcio lo tengono dentro loro. ma è ovvio L’ERBA DEL VICINO è SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE PIù VERDE. W l’italia

  39. sila Says:

    ho 23 anni, quinto e speriamo ultimo anno di architettura a milano, tempi rispettati al 100% dopo un intero anno di erasmus.
    mi sento quasi persa all’idea di ‘finire in tempo’ e cioè tra poco, perchè so che quel che mi aspetta QUI non è per niente buono.
    la mia coinquilina ha 28 anni, anche lei architetto, iscritta all’albo, lavora da 3 anni a 800 euro al mese. non la ritengo fortunata soprattutto se penso a come ci si possa mantenere con questa cifra, a partire dal fatto che con l’affitto se ne vanno 350 euro mensili. non è giusto a quasi 30 anni dover fare affidamento sull’aiuto economico dei propri genitori.
    ci sarà di certo chi sosterrà che sia una situazione invidiabile visti i tempi. vi ricordo però che essere architetto significa fare spesso orari assurdi e prendersi responsabilità anche notevoli.
    i miei amici architetti usciti dall’università si sono visti proporre mesi di lavoro (e sto parlando di milano) senza retribuzione, completamente. quelli fortunati si sono accontentati di 300 euro.
    non è possibile che per poter fare questo mestiere ci si debba ‘svendere’ in questo modo, non immagino con che faccia potrei guardare i miei genitori dopo che hanno fatto tanti sacrifici per me.
    un’ultima cosa. mio fratello lavora nello stesso campo all’estero da 10 anni. sarebbe da ingenui credere che sia tutto perfetto. però sta di fatto che, a pochi mesi dalla laurea, smise di chiedere il contributo dei miei genitori. è stato messo nelle condizioni di potercela fare da solo, con fatica, ma anche con dignità.
    povera italia, così bella ma così sterile per noi giovani. il tempo passa e noi a 30 anni siamo nella stessa identica condizione di quando ne avevamo 20.

  40. Vale-pro-estero Says:

    In totale accordo con sila.
    Io e il mio ragazzo siamo architetti da quasi tre anni (110 e lode, passione per il mestiere, voglia di approfondire ogni tema…)
    Ho 28 anni e un fratello più giovane all’università.
    Lavoro a Palermo in uno studio che si occupa di autorizzazioni sanitarie solo per guadagnare la miseria di 550 euro al mese. Mi procaccio dei lavori propriamente architettonici ma di piccolissima entità che mi impegnano la notte e che pagano veramente poco.
    Non abito con i miei genitori poichè non sono originaria di Palermo, quindi sto in un appartamento minuscolo, antico e senza riscaldamento o condizionamento estivo e con gli infissi marci, in cui il mio letto è nel soggiorno-pranzo.
    Ho la partita iva e mi lascio prosciugare dall’inarcassa poichè supero di pochissimo il limite massimo per le ritenute d’acconto: presto finirà il tempo del regime agevolato e dovrò pagare la quota per intero.
    Anche il mio ragazzo è nelle stesse condizioni, tranne per il fatto che ha superato i 30 anni, abita con i genitori (cosa che gli procura una grandissima voglia di indipendenza!!!) e ha sempre lavorato, anche in estate per non stare mai con le mani in mano e darsi da fare sempre!
    Mi reputo una persona ottimista e positiva, ma non potrò accettare questa situazione a lungo…come si fa a parlare di umiltà? Come si fa a non provare rabbia per questo paese (e lo scrivo minuscolo) in cui non ci sono normative che tutelino i neolaureati? I miei genitori presto andranno in pensione e a quel punto che farò? Secondo i moralisti-pro-patria potrei forse lasciare il mio mestiere e la mia passione (che per ora svolgo solo di notte) per arrotondare lo stipendio facendo qualche lavoro “umile” tipo la cameriera notturna o il posteggiatore abusivo (mestiere che a Palermo paga più del mio!!!). L’importante però è mantenere il perbenismo e non lamentarsi, altrimenti si viene messi nella schiera dei terroni lamentevoli e sempre insoddisfatti….vi sfido io a vivere qui; anche fare esami all’università nella sessione estiva diventa impossibile perchè il professore deve andare a mare, o se lo dimentica o ha litigato con la moglie…. (non sono barzellette) e quando hai 46 materie nel piano di studi una cosa del genere non puoi accettarla con umiltà!!!
    Non parliamo poi della simpatica definizione “bamboccione”: offende me e tutti noi che sfruttati dobbiamo abbassare la testa per “fare esperienza” (tradotto vuol dire “farsi schiavizzare da uno che non ti insegna niente perchè non gli conviene e ti tratta come disegnatore cad non retribuito con dignità inferiore alla donna delle pulizie che almeno è messa in regola…”) e rende parecchio frustrato chi, come me e il mio ragazzo, non vede l’ora di andare a vivere lontano dalla dipendenza economica dei genitori e magari di sposarsi, ops, scusate ho scritto una cosa che fino ai 40 anni in italia è proibita ai laureati…. è un lusso per gli impiegati statali e per chi senza merito alcuno, vive di eredità…
    E poi leggo che è risaputo che l’architettura non paga!! Come se la scelta fosse sbagliata in partenza!!! Certamente potremmo lasciare questa professione a chi nasce benestante e noi gente nella media accontentarci di quello che ci spetta: segretaria, commessa, impegata, call center…. e lasciare atrofizzare le nostre menti seppure portati per un mestiere culturalmente più impegnativo. Ci sarebbe anche meno concorrenza e finalmente in italia trionferebbe il moralismo architettonico che guarda alle opere di Meier (tanto per citarne uno) come orrendi edifici che turbano i nostri venerabili centri storici (per natura intoccabili, perchè è meglio vedere il segno di un bombardamento che non un’opera dal carattere distintivo dell’epoca che viviamo…turba meno chi non ha idee).
    Questo paese senza gli architetti sarebbe ben diverso!! Non è questo il modo di trattare una professione che all’italia ha dato tanto!!! E non è neanche accettabile che ci si abbassi ed umili fino a 40 anni con la scusa di guardarsi intorno a 360° e di darsi da fare!!!
    L’italia sta subendo un fortissimo abbassamento del livello culturale perchè costringe i giovani laureati -non solo architetti- a scappare per trovare un livello di vita almeno accettabile (scelta sofferta che comporta allontanamento da tutti gli affetti), mentre il governo pensa a tutelare le grosse imprese. Ci resterà un invidiabile prodotto interno lordo e tanta ricchezza nelle mani dei grossi imprenditori, che magari non conoscono la nostra storia, ma incrementano il PIL, quindi vanno tutelati.
    Mi do moltissimo da fare, non bado ai sacrifici, non chiedo ai miei genitori niente che possa essere superfluo (viaggi, macchina, casa più grande…), evito anche le spese mediche per risparmiare, faccio un lavoro che mi fa schifo solo per guadagnare qualcosa, non ho neanche il tempo di andare a trovare la famiglia nonostante guadagni una miseria, non penso a come sarebbe bello vivere col mio ragazzo perchè per ora è un lusso che non posso neanche contemplare, ma mi chiedo: ne vale la pena? dove sto andando? passerò la vita a fare aut. sanitarie? non sono neanche di Palermo, la gente mi darà lavoro o preferirà darla ai figli di amici (domanda retorica questa…a Pa c’è la vera essenza di sicilianità che neanche un piccolo paese come il mio d’origine ha), dovrò arrendermi e cambiare mestiere? mi dispiace con tutto il cuore, ma l’amore per l’architettura è viscerale e più forte di quella per il mio paese, quindi, se necessario, andrò via, portandomi dentro la consapevolezza di appartenere all’italia, ma di non potere realizzare qui i miei sogni.
    Non so se riuscirò a sopportare a lungo un lavoro che mi frustra, l’inarrivabilità di una realizzazione professionale e familiare e di sentirmi dire pure che se l’italia invecchia è colpa dei giovani che non fanno figli o che il vaticano lamenti il calo dei matrimoni o che gli ultra cinquantenni si lamentino di quanto siano mammoni i giovani italiani…non con queste premesse, non con questi strumenti di castrazione professionale, non con questa gestione errata delle risorse umane e culturali.
    Solo per una cosa sono in disaccordo con sila: a 30 anni la frustrazione, la sensazione di non aver concluso nulla con i tuoi sacrifici e la necessità di mantenerti da solo ti allontanano moltissimo dai 20 anni, molto più di un decennio e nessuno è dalla tua parte perchè in qualche modo va a finire che se non hai concluso nulla la colpa è tua. Bamboccione.

    • Chiara Says:

      Vale sono nella tua stessa condizione e ho trovato questo forum per caso perchè in questi mesi mesi mi sto attivando in tutte le maniere x trovare lavoro come architetto a Londra. Sono laureata a VE da 2 anni e a 27 anni trovarsi così è a dir poco frustrante…

      • Ginevra Says:

        Ce l’hai fatta a trovare un lavoro a Londra???
        Io mi sono laureata a FI ad aprile, ho 25 anni e sto cercando disperatamente di andare via…qui in Italia ho risposto a 1000 annunci di studi che cercano collaboratori, ma mai nessuno si è degnato di rispondermi a sua volta, anche per un semplice no…ti prego se ce l’hai fatta o cmq ci stai provando dammi qualche dritta..il mio indirizzo è ginegam@yahoo.it…grazie e in bocca al lupo per tutto!!

  41. Alessandra Says:

    Sono veramete interresata anch’ io ad andare a lavorare a Londra, sono architetto ed ho 22 anni. Penso che lei ha fatto bene! Mi potrebbe spiegare che gestione bissogna fare per poter lavorare a Londra? Devo fare l’equipollenza del mio titolo? Veramente non so niente di tutto questo e gradirei infinitamente se lei mi raccontasse tutto quello che ha fatto. Il mio mail e: aless1202@yahoo.es. Mi acconteto con qualsiasi informazione, e grazie per il suo tempo.

  42. valeria Says:

    vorrei rispondere a donato
    e dirgli che mi fa davvero piacere che lui stia ottenendo cio che vuole e sicuramente fargli i complimenti perche sara sicuramente un ragazzo in gamba. Pero non si puo negare l’evidenza perche in italia il lavoro nero esiste ed e’ una delle piache piu brutte che sta rovinando la nuova generazione. Cio di cui io mi sentirei piu fiera sarebbe di essere riuscita a combattere questa piaga con i miei sforzi e non vantarmi perche i miei sacrifici mi stanno consentendo di mantenermi da solo. Il lavoro e’ un diritto ed e’ giusto che sia remunerato, credo sia questo il principio fondamentale che dovremmo condividere tutti!

  43. Vera Says:

    Purtroppo quando un Paese ha i rappresentanti (comunali, provinciali, regionali, parlamentari, governativi,…) che abbiamo noi si capiscono tante cose, soprattutto se ci soffermiamo sul significato della parola “rappresentanti = che rappresentano qualcuno”…

  44. Michele Says:

    Salve a tutti.
    Ho quasi 28 anni e mi sono laureato due anni e purtroppo svolgo la professione di geometra. La Mia laurea, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale, non è affatto riconosciuta in Italia, ovvero sottovalutata. Io dovrei occuparmi di Piani Regolatori, Bonifiche di terreni, arredi spazi pubblici, lottizazioni, riqualificazione di quartiri degradati, ecc….
    Mi sento deluso e frustrato. Ormai nemmen come geometra si può lavorare visto che cè poco lavoro ormai….Per disperazione ho deciso dopo gennaio di trasferirmi a Londra.
    Qui se non hai la cosidetta pedata al sedere, non vai da nessuna parte…La non esiste questa realtà….li o ti prendono per le rtue qualità oppure niente.. qua non fanno altro che prenderti in giro…
    Quindi per concludere consiglio a tutti di prendere una decisione del genere. Una decisione che sono sicuro cambierà la mia e la vostra vita…..
    L’italia bellisimo paese da visitare, ma schifosissimo per chi vuole abitare….

  45. francesca Says:

    Scusate ragazzi… vorrei sapere, io sto per laurearmi in Architettura, per esercitare la professione all estero, devo iscrivermi all albo in ITALIA???grazie 🙂

  46. Anto Says:

    Salve a tutti, sono laureata alla Federico II a Napoli in Architettura lo scorso anno, ho 29 anni. Ho fatto un’esperienza lavorativa semestrale in uno studio di Ingegneria, avviato e con molto lavoro, lavori anche pubblici e di una certa entità. Lo studio era mantenuto da 2 ingegneri civili anche loro ragazzi, molto bravi e competenti, niente da dire. Ma dopo 6 mesi ho ceduto. Il lavoro era pesante, a parte gli orari che erano dalle 8 di mattina alle 21.30 (quando andava bene, perchè solitamente non uscivo dallo studio prima delle 22.30), ma non era questo il problema. Il problema era che il titolare dello studio ti dava da fare tante cose contemporaneamente e ti pressava e stressava psicologicamente senza alcun ritegno. A me non pesava fare orari pesanti, lavorare anche di sabato o di domenica, ma lo stress psicologico era eccessivo, inoltre i rapporti con gli altri due ragazzi dello studio era quasi sempre pesante perchè per loro io ero l’ennesima persona che di lì a poco sarebbe andata e via (i collaboratori si alternavano ogni 2 o 3 mesi proprio perchè nello studio il clima era pessimo)…ho svolto diverse cose e la considero comunque una importante esperienza…ma l’esperienza ad un certo punto è sfociata nello sfruttamento…e le energie prima o poi vengono meno, ed anche la stabilità mentale…insomma fare il lavoro di tre persone ed essere retribuita con un rimborso spese mensile…non è il massimo…ma si accetta…se solo si venisse trattati da persone, da apprendisti…e non da schiavi. A parte l’attività collaterale di segretaria, che non era una cosa da poco tra il telefono, i fax, gli appuntamenti, il protocollo, sapete quante volte ho rinunciato alla mia ora di pausa pranzo per andare in posta a pagare le bollette? Beh mi andava bene anche quello, anche saltare il pasto, non era un problema…il problema è che non c’era un interesse ad investire sulla tua formazione…ma solo ad “usarti”. Io avevo anche proposto di rinunciare al rimborso spese mensile pur di essere seguita o di affiancarmi ad uno dei due ingegneri per riuscire ad apprendere con più facilità e velocità, ma mi fu risposto di no. Poi le condizioni sono diventate invivibili e ad agosto ho abbandonato. Mi è dispiaciuto e mi dispiace tuttora, ma non ho avuto altra scelta. Non mi si venga a dire che manca la voglia o la passione. Io ho fatto di tutto per mantenermi gli studi, cameriera, volontaria, baby sitter, volantinaggio, ed altre cose che non ricordo. Ora sto rispondendo ad annunci un pò ovunque e inviando anche autocandidature. L’esperienza all’estero mi piacerebbe viverla; rispetto chi è andato via, rispetto chi resta qui, l’importante è realizzarsi non solo professionalmente ma anche umanamente ed essere felici o almeno soddisfatti di come si conduce la propria vita ed il proprio lavoro. Mi piacerebbe andare a Londra, anche se non ho ben capito come si faccia ad esercitare la professione di architetto lì, a chi bisogna rivolgersi. Lascio qui la mia mail per chi voglia contattarmi.
    Antonietta
    sognandoargentina@gmail.com

  47. Federico Says:

    Credo che se in Italia esistesse una reale informazione, l’80% dei giovani emigrerebbe all’istante. Nessuno dice ai giovani che nel resto d’Europa, se per disgrazia resti disoccupato, lo stato ti protegge. In Italia, al di là delle balle di regime, non esiste protezione reale se non quella della famiglia! Già solo questo dovrebbe bastare a far pensare all’estero!

  48. andrea Says:

    tratto da:
    http://www.italiansunited.co.uk/lavoro/inglese.htm

    **personalmente penso che la peggior razza di italiani sono quelli che emigrano dimenticandosi le loro origini**

    Avviso per chi vuole venire a Londra e non sa l’Inglese:

    Lo pubblico o non lo pubblico? Alla fine ho deciso di pubblicarlo.

    L’avevo preparato, stavo per cancellarlo poi ho pensato: magari a qualcuno può interessare.

    Ho cominciato a considerare di trasferirmi a Londra per vivere e lavorare a ottobre del 2006. Da quella data ho cominciato a raccogliere più informazioni possibili su internet. Sul lavoro, sull’alloggio, sui forum, consigli ecc…

    Avevo deciso di mollare tutto e di provare a ricominciare da capo a Londra con l’anno nuovo, subito dopo le feste. Forse non era il periodo indicato, ma ho aspettato che mi scadesse il contratto di lavoro che non mi piaceva affatto per sperare di trovare qualcosa da qualche altra parte dopo anni di totale insoddisfazione in Italia.

    Sono partito con nessuna pretesa. Volevo fare qualunque lavoro che fosse lavapiatti o spazzino.

    L’idea di partire e di ricominciare tutto da capo in un altro paese con un’altra lingua ed un’altra cultura spaventa, ma è più forte il desiderio e la curiosità tanto che prendono il sopravvento sulla razionalità.

    Alcuni amici in Italia avevano deciso di partire nello stesso periodo per passare le vacanze a Londra e con l’occasione aiutarmi a conoscere qualche italiano che già loro conoscevano a Londra. Questo mi ha dato una motivazione maggiore.

    Arrivato a Londra il primo giorno ho dormito in albergo in quanto gli amici italiani tramite tutte le loro conoscenze non sono riusciti a trovarmi nulla.

    Da allora mi sono sempre arrangiato, mi sono trovato da solo alloggi in ostelli e qualche giorno anche a casa di una signora che aveva adibito una specie di garage a camera ma per andare in bagno occorreva andare fuori, cioè passare proprio all’aperto ed in quel periodo la notte arrivava tranquillamente ad un grado infatti pochi giorni dopo ha anche nevicato. Ma il bagno era comunque una specie di struttura separata senza riscaldamento.

    Poi per una settimana in un ostello invivibile a Bayswater pagato in anticipo dove il materasso a molle scoperte si infilava ovunque nella schiena. La finestra rotta faceva entrare il freddo della notte ed in quel periodo il vento tirava talmente forte che tutta la struttura tremava e difficilmente sono riuscito a dormire quella settimana. Dopo essermi lamentato con la signora che gestiva il posto, ho ottenuto la riparazione della finestra con dello scotch ma, siccome la notte il riscaldamento era rigorosamente spento ed anche di giorno c’era solo un termo leggermente tiepido, sono riuscito a farmi dare un’antica stufa elettrica che tenuta vicino al letto alleggeriva il freddo. Non c’era la doccia ma solo il bagno dove ogni tanto vedevi girare insetti strani tipo zecche. Siccome non si poteva dormire in quel letto avevo considerato di dormire in terra, ma la stanza era una specie di tunnel stretto e non c’era spazio e poi non sapevo che cosa poteva esserci in quel pavimento a moquette. Così ho cercato di sistemare dei panni e quello che avevo sulle molle. Il tutto a 210 pound a settimana in questa specie di camera doppia!

    Poi finalmente ho trovato un posto “vivibile” ed economico (175 pound a settimana sempre camera doppia). Vivibile perché per fortuna il materasso era comodo e c’era il riscaldamento. Ma le condizioni della struttura e la pulizia non le considero perché mi andava più che bene così, ho chiesto del detergente ed una spugna e mi sono pulito un po’ alla meglio la stanza. Aveva il bagno e la doccia nello stesso ambiente ma gli scarichi comunicanti così, se il vicino faceva la doccia si sentiva ed usciva l’acqua sporca dallo scarico. Ma andava bene così.

    Questo per quanto riguarda l’alloggio.

    Per il lavoro avevo deciso che il mio lavoro era quello di alzarmi alla mattina e mettermi in cammino fino alla sera per trovare lavoro e alloggio.

    Per essere tranquillo, avevo la oyster card con abbonamento settimanale zona 1 e 2 dell’underground e tutti gli autobus a 24 pound circa.

    Per riassumere le spese a chi si volesse cominciare questa avventura:

    175 l’alloggio e 24 l’underground.

    Per il cibo, i Mc-Donald, burghy ecc sono a 4,90 pound il menù. Ma occorre avere uno stomaco in perfette condizioni per reggere quel ritmo e non era il mio caso.

    Ma il più delle volte si mangia quello che si trova ai vari supermarket Tesco e Sainsbury’s.

    Il mio inglese non è il massimo ma capisco e mi faccio capire.

    Purtroppo non avevo un curriculum decente scritto in inglese e non ho trovato nessuno che mi aiutasse a farne uno.

    Poi ho pensato che per fare il cameriere ed il lavapiatti, visto che non ho esperienza, non credo che il curriculum mi potesse servire.

    Quindi, intanto che giravo la città entravo nei locali, solitamente ristoranti e possibilmente italiani, col mio solito: “I’m looking for a job”.

    Quando mi vedevano entrare mi sorridevano pensando fossi un cliente, ma poi era demoralizzante vedere la loro espressione cambiare apostrofandomi come avessi la peste.

    Da tutti gli italiani che ho incontrato, ed a cui ho chiesto informazioni, ho sempre dovuto subire i loro racconti di quanto sono stati bravi a cominciare dal nulla e poi si sono sistemanti. Li lasciavo parlare un po’ e quando chiedevo dettagli, alla fine c’era sempre qualche parente o amico che gli aveva trovato lavoro dall’Italia. Se poi chiedevo di aiutare anche me, mi davano qualche sommario consiglio come se tutto fosse facile e come se fossi io l’imbecille che non riesce a trovare nulla.

    Sembra che a Londra non conoscano i job center. A tutti quelli ai quali l’ho chiesto erano al corrente dell’esistenza ma non sapevano dov’erano, comprese le poste che mi hanno indicato un centro dove facevano corsi di inglese.

    Alla fine mi sono arrangiato con internet.

    Ma nei job center entri, hai tutti i computer e le riviste con gli annunci ma poi ovviamente li devi chiamare tu. Loro ti danno a disposizione anche il telefono. Ma nessuno mi aveva detto che prima devi fare l’intervista telefonica con un operatore.

    Quindi se non sai bene l’inglese….

    Ti chiedono se hai il NIN (il loro codice fiscale), dove alloggi, età nazionalità ecc… poi ti chiedono che annuncio hai visto, il numero dell’annuncio ecc… a quel punto ti chiamano loro e ti passano la comunicazione.

    Metto in guardia chi non conosce bene l’inglese che, un conto è saper capire i siti in inglese, un conto è comunicare con una persona dove puoi usare anche i gesti, ma ho trovato una difficoltà inspiegabile nella conversazione telefonica.

    Comunque il lavoro non si trovava.

    Mi rivolgo all’adecco, ma mi dicono che cercano solo persone specializzate con inglese fluente. Tutti gli annunci nei job-center specificano “good english”.

    Ho sentito parlare di una chiesa italiana a londra e provo ad andarci. Era sera (circa le 1 ed era chiusa. Ma su un lato c’erano un gruppetto di persone. Parlavano italiano. Ho chiesto informazioni ed uno mi ha detto: puoi chiedere a lui, è il parroco. Gentilmente gli chiedo se potevo prendere un appuntamento, ma lui mi dice di entrare ed aspettare che sbrigasse con una persona e mi avrebbe parlato. Aspetto poco più di una mezzora e mi riceve. Gli spiego che cerco lavoro ed alloggio e chiedo consigli. E’ stato molto gentile, ma era dispiaciuto informarmi che di lavoro non si trova e che quando lo chiamano dall’Italia, consiglia di non avventurarsi perché non è più come una volta che si trovava lavoro facilmente e la manodopera scarseggiava.

    Chiacchierando e riflettendo, in effetti, l’Europa dell’est esporta molte persone anche laureate che riescono ad imparare molto bene l’inglese da casa ed andare a Londra disposti a tutto.

    Se poi si pensa di andare a Londra per imparare l’inglese, di londinesi ce ne sono veramente pochi. Tutte le razze ma inglesi pochi.

    Ma secondo me va bene lo stesso per cominciare. Incontro italiani e cerco di iniziare discorso, ma sarò sfortunato io, o sarà che gli italiani sono fatti così, ma incontro solo persone che sanno raccontare benissimo come sono stati bravi, a colorire la loro storia come fossero gli unici al mondo ad esserci riusciti e come solo loro sono usciti da situazioni impossibile che avevano toccato il fondo, sono stati disperati, stavano per dormire in strada, ma ecco che uno spiraglio di luce….

    Beh, su internet, nei job center, nelle agenzie interinali e porta a porta niente lavoro. Non mi restava che rivolgermi ad un’agenzia a pagamento dove un italiano narrava che loro ti trovano lavoro e alloggio ma ci mettono un po’. Lo stesso italiano che ho conosciuto la sera al quale ho lasciato il mio numero di cellulare chiedendogli se cortesemente mi poteva mandare un sms con l’indirizzo di questa agenzia, visto che lui era lì da 2 mesi senza aver trovato nulla ma un suo amico l’aveva trovato con l’agenzia.

    L’sms non è mai arrivato, ma tanto a lui non credo importasse molto considerato che mi diceva che i soldi glieli passavano comunque i genitori.

    Se pagavo un’agenzia dovevo rimanere almeno un altro mese nell’attesa che mi trovassero qualcosa.

    Tutto questo alla modica cifra di 175 pound per la camera, 24 per l’alloggio e circa 5 o 10 per il cibo che ormai era l’unica cosa su cui potevo risparmiare.

    Ma erano ormai passate quasi 3 settimane ed a quel ritmo non sarei riuscito a continuare un altro mese.

    Non so, forse chi ci riesce lo racconta e tutti gli altri rimangono nell’ombra e se ne vanno con la coda fra le gambe. Ed io sono uno di quelli.

    Dopo un mese non ho retto economicamente. Dopo aver passato diverse giornate sotto la pioggia ed il vento mi sono pure ammalato con una notte di febbre molto alta. Ho smesso di crederci e cominciavo a schifarmi di Londra. Cominciavo a vedere i volti seri, la gente che camminava senza mai girarsi, nessuno ti sorride, il vento insopportabile, la pioggia… Vedevo tutto intorno davvero triste.

    Ho cominciato a pensare che se anche avessi trovato una sistemazione, sarei diventato così anche io.

    Il prezzo da pagare per un’esperienza e per imparare l’inglese mi sembrava troppo elevato e sproporzionato.

    Ma a quel punto mi sentivo anche in trappola. Niente lavoro a Londra e niente lavoro in Italia.

    Ma ho comunque preferito tornare in Italia. I soldi stavano finendo. Forse ho fatto male i calcoli, forse ho smesso di crederci, forse sono stato sfortunato, forse sono capitato nel periodo sbagliato, forse… forse e forse….

    Una cosa mi conforta leggermente: leggere nei forum che c’è tanta gente che non riesce a trovare lavoro nonostante l’impegno e la dedizione.

    Ma non mi sento nemmeno di consigliare qualcuno di partire all’avventura, mollare tutto che ce la può fare. Sono convinto che le storie a lieto fine siano tante, altrimenti a Londra non ci sarebbero tante persone. Ma per un banale calcolo di percentuale, credo siano tante anche le persone che hanno dovuto ripiegare in ritirata.

    Ah, dimenticavo, tra le tante esperienze sono capitato a mia insaputa nella londistan, la zona dei musulmani a vedere un alloggio che avevo letto negli annunci. Là sono davvero tutti musulmani: poche donne in giro e tutte col burka e gli uomini con la barba e quei loro vestiti tutti uguali con quel coso bianco in testa. Ero l’unico “diverso”. Il ragazzo dell’agenzia, giovane, gentilissimo e positivissimo. Tanto da dirmi che a Londra devi per forza essere positivo, altrimenti non concludi nulla. “You have to be positive in the mind”. L’appartamento non l’ho preso perché chiedeva un minimo di 6 mesi, ma non era male, arredato, con camera cucina e bagno spazioso il tutto a 150 pound a settimana bill (spese) e arredamento compreso. Ma la cosa più importante è che si è offerto comunque di aiutarmi a trovare lavoro, mi ha indicato 2 agenzie e mi ha spiegato bene come raggiungerle. Mi ha detto che lì era la zona migliore, una comunità migliore e lavoro si trova più facilmente che nel centro. Avrei potuto pensare che lo faceva per affittarmi l’appartamento, ma gli avevo già detto che non potevo garantire per 6 mesi e sapeva bene che non faceva per me, ma si è offerto di aiutarmi lo stesso. Appena ci siamo salutati mi sono incamminato verso le agenzie che mi aveva indicato. Ma strada facendo ho cominciato ad immaginarmi in mezzo a quelle persone totalmente diverse da me, una cultura alla quale non mi sono mai identificato e che non sono mai riuscito ad accettare.

    Ho preso il primo bus e sono tornato a cercare in altre zone. Forse saranno coincidenze, ma questo ragazzo mi ha confermato che le altre “razze” su aiutano tra di loro.

    La conferma mi era arrivata dell’italiano che avevo conosciuto appena arrivato a Londra, quasi una premonizione sulle cattive esperienze con gli italiani che ho incontrato durante la permanenza a Londra.

    Questo, probabilmente sfruttava il fatto che ero appena arrivato e non ero esperto, cercava in tutti i modi di fregarmi rifilandomi squallide camere condivise a 180 pound al mese. Nel tragitto per andare a visitare queste camere, anziché darmi qualche buon consiglio o aiutarmi a trovare un lavoro col quale avrei potuto pagargli l’alloggio, è stato tutte le due ore a raccontarmi di quanto fosse bravo, di quanti soldi aveva fatto, di quanto era seria la sua agenzia, quanto ha pagato la sua casa, un accenno alla moglie ed alla figlia nata da poco quasi a confermare il suo successo ma soprattutto di quanto la sua intelligenza l’abbia aiutato a sopravvivere durante le prime permanenze a Londra che non aveva nemmeno i soldi per pagare l’ostello ed era costretto ad usare metodi illegali. Dopo avermi anche raccontato che gli avevano da poco ritirato la patente perché era ubriaco, la mia fiducia nei suoi confronti era praticamente nulla.

    Il culmine lo ha raggiunto con la frase che non dimenticherò mai:

    l’Italia è un insulto alla sua intelligenza.

    Per me, questo era troppo, ma non sapevo ancora quello che mi aspettava i giorni successivi.

    Se davvero è tanto intelligente, come mai in Italia non è riuscito a concludere niente ma a Londra si?

    Se sei davvero bravo, valido ed intelligente, non esistono ostacoli, nemmeno l’Italia….

    Scusate lo sfogo, più che un racconto.

    L’intento è di cercare di essere utile a qualcuno.

    Gli italiani che ho incontrato non mi hanno aiutato, percui non voglio fare la stessa cosa.

    Questo è l’unico aiuto che posso dare:

    riflettete prima di partire.

    Non lasciatevi incantare solo dalle storie a lieto fine…

    La voglia di partire e lavorare all’estero è rimasta. Non so se riuscirò mai, ma se dovrò ripartire, voglio essere sicuro di avere già un lavoro. Ah, ora sono ancora disoccupato ma qui riesco ancora a cavarmela con qualche lavoretto in nero… Addio pensione…

  49. Cristian Says:

    Ciao a tutti,
    anche io sono un architetto, anzi addirittura son anche un ingegnere edile, laurea triennale italiana.
    Ho concluso la specialistica di archtettura, di ‘Scenografia allestimenti e interni’ da poco e anche io, senza dlilungarmi troppo, voglio andare via da questo paese, e vorrei andare proprio a Londra.
    Penso che la mia specialistica sia adatta di più a lavorare in quella città.
    Non sò se potete aiutarmi, vorrei mettermi in contatto con degli architetti italiani a Londra, per potermi trasferire là, e poter lavorare.

    Se potete darmi delle dritte con qualcuno con cui possa mettermi in contatto, la mia email è pontiak@hotmail.it
    Scrivetemi direttamente nella email, perchè nei forum stò lasciando post da tutte le parti, e ho perso il conto di dove sono entrato e dove no.
    Posso spedire curriculum e portfolio
    Un caro saluto a tutti
    Cristian

  50. anna Says:

    Anch’io voglio andare all’estero!!! se qualcuno può darmi informazioni questa è la mia e-mail: annatezza@hotmail.it
    Grazie mill!!

  51. ANTONIO DANZA Says:

    Dear Sirs,

    My name is Antonio Danza and I am a photographer specialized in still-lifes and interiors.
    I have been working in Milan since 12 years with various photographic studios
    which were involved with interiors, furniture, still life and portraits.
    I have decided to move to London in order to expand my experience out of Italy as well.
    I would be very interested to show you my portfolio for an eventual future collaboration.

    In the meantime I would like to give you my web address: http://www.antoniodanza.com
    My mobile number is:+44(0)7948514297. +39 347 9474578

    Hope to hear from You soon,
    Best regards,

    Antonio Danza

  52. Cristian Says:

    Ciao Luigi, sono un architetto italiano, laureato a Roma l’anno scorso!Sono della Sardegna!Purtroppo hai ragione, qui in Italia un ambiente funzionale e meritocratico, non esiste nel nostro immaginario, anzi nel loro, ed è per questo che anche io volevo riuscire a scappare via di quì, ma in caso non sarebbe essere codardi, ma coraggiosi! Insomma, abbiamo una vita sola che per adesso e finchè rimarrò quà, sò che non me la vivrò mai! Dopo anni di sacrifici,mi trovo in uno studio di architettura, ma, mica prendo 400 euro al mese, che dici, sono proprio a gratis! Capita la situazione, ho maturato di voler andar via, ma non l’ho maturato ieri, da anni mi son prefissato di poter scappare via di quì, dopo che avrei finito gli studi.Adesso quel momento è arrivato!Son già laureato dall’ottobre 2010, quasi un anno, e non faccio altro che cercare di mettermi in contatto con studi di architettura dell’estero, e per adesso son ancora qui.
    Insomma, volevo chiederti, non accetteresti nuovi architetti nel tuo studio? Io insomma adesso cerco lavoro, sopratutto all’estero, son libero, e con tanta voglia di lavorare e partire via di quì!Se sei interessato, e ti farebbe contento dare una mano a un italiano che pensa quello che hai pensato anche tu, allora puoi contattarmi per email: pontiak@hotmail.it .
    Per email posso spedirti curriculum e portfolio.
    Mi farebbe molto piacere una tua risposta e potrebbe essermi di aiuto. Insomma cerco disperatamente uno studio di architettura all’estero.
    Ora noto che avevo scritto anche prima.
    Aspetto che possiate comunicarmi qualcosa.Un saluto
    Cristian

  53. michele Says:

    Ciao sono Michele, laureato in architettura , nella mia vita ho avuto tantissime esperienze lavorative dal cameriere, muratore, progettista ect, corsi di specializzazione post laurea.
    Ho lavorato presso grossi studi di ingegneria e di architettura per 300€ al mese facendo il lavoro di tre persone antonomamente!!!
    Ho fatto esperienze di progettazione di design prototipazione presso aziende industriali per 800€ al mese in calabria senza avere mai avuto premi o riconoscimenti.Tutto sempre in nero!!!
    Mi sono messo in proprio aprendo un mio studio, ma ho dovuto chiudere perchè le tasse superavano il guadagno dei pochissimi lavori, credetemi un’altro problema era la burocrazia e inoltre in calabria come anche forse nel resto di italia vi posso garantire che per fare una pratica passano mesi se non conosci nessuno negli uffici. Stanco di tutta questa situazione ciò ho iniziato ha girare un pò per l’italia da nord a sud per vederci chiaro sulle vere opportunità di questo paese, ma alla fine ho capito che per i laureati in italia c’è poco da fare soprattutto negli studi tecnici, ho capito che devi avere l’amico politico o il vescovo.
    Sono passati due anni da quando mi sono trasferito in lombardia, iniziando con un guadagno di 750€ a 32 anni come trirocinante nelle aziende.
    Attualmente lavoro in una azienza sempre in lombardia cambiando completamente settore, faccio il progettista meccanico, essendo laureato guadagno meno di un operaio specializzato!!!!! Questa è la vera realtà purtroppo, puoi avere tutte le esperienze possibili ed immaginabili di questo mondo ma questo paese secondo il mio punto di vista e secondo le mie esperienze per i laureati offre veramente poco!!!

    Nonostonte tutto credo ancora nelle mie potenzialità e sulla mia preparazione e vorrei realizzare un giorno il mio sogno ‘ fare l’architetto’!!
    Attualmente sto cercando di mettere soldi da parte facendo altri lavoretti nei ritagli di tempo, sto imparando l’inglese e un giorno proverò anche io a cercare lavoro all’estero!!

    Spero di farcela…

  54. Pier Paolo R. italiano convinto Says:

    basta prendere per il culo l’Italia e gli italiani. Basta prendere per il culo le università italiane e i suoi studenti. L’Italia non è un’entità astratta. L’Italia siamo noi cittadini che viviamo all’interno del paese. Prendere per il culo l’Italia vuol dire prendere per il culo se stessi. Chi scappa all’estero vuol dire che non ha maturato ancora quel legame stretto tra territorio/città e cittadini che è essenziale ai fini dell’ottenimento di un buon risultato architettonico. Alla fine che cosa resta di una architettura? Restano delle pietre che potrebbero parlare se il disegnatore gli avesse dato la sua voce, delle pietre che potrebbero parlare se qualcuno le ascoltasse, delle pietre che non avrebbero assolutamente bisogno di dire nulla se qualcuno le abitasse serenamente perchè io credo che l’architetto debba scomparire nell’opera e che l’opera debba scomparire nella vita dei suoi abitanti

  55. Consulta Giovanile Architetti Says:

    Evento promosso dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia e dalla Consulta Giovanile Architetti Roma.

    PREMESSA | Consapevole della particolarità del momento storico che stiamo vivendo, sia come cittadini che come professionisti, la Consulta Giovanile Architetti Roma si pone criticamente di fronte a tale momento e per favorire il confronto ed il dibattito sul futuro della professione promuove l’evento dal titolo: vieni (via) con me.

    Invitiamo i giovani architetti, italiani e non, alla redazione di un elenco di motivazioni per far comprendere e giustificare la propria scelta professionale e/o di vita di andare via/restare in Italia o di aver scelto l’Italia come meta professionale.

    Bando e info:
    http://ordine.architettiroma.it/notizie/14325.aspx
    vieniviaconme@architettiroma.it

  56. giuseppe.lerra@provinciapotenza.it Says:

    Luigi (aime’) ha ragione. Sono un architetto di 49 anni (laurea a Napoli con il massimo). Vivo a Potenza dal 1990. La situazione italiana che ha descritto Luigi era la stessa gia’ nel 1989! Il lavoro da noi non e’ stato mai un diritto. La prfessionalita’ e’ messa sotto i piedi. Io ho vinto un concorso in ente pubblico a 45 anni (€/mese 1400 circa) dopo 13 tentativi; dopo aver vinto il 14.mo concorso mi sentivo un “alieno” (sic!).

  57. Vic Says:

    Salve a tutti ho appena scoperto questa pagina.Faccio parte anche io dei laureati presso la facoltà di architettura di Napoli ,anch’io con l’ intenzione di cercare lavoro all’estero dopo un esperienza erasmus, workshop e progetto leonardo in Spagna.Vorrei trasferirmi a Londra per cercare lavoro , fare esperienza, raggiungere un livello di conoscenza dell’ inglese utile per la nostra professione.Mi sono laureato nel luglio 2011 sono tornato giugno dal tirocinio leonardo a Valencia , e, incominciando a guardare qualche annuncio di possibili colloqui anche in Italia mi rendo conto che viene richiesto sempre più un inglese fluente.Sul perchè andar via anzicchè restare? Le mie motivazioni sono : viaggiare conoscere nuovi posti fare esperienza .La carriera dell’architetto prevede anche questo , non è un lavoro statico (credo) e poi il desiderio di vivere in un luogo civile , dove siano riconosciuti diritti civili e dove ci sia un buon livello di qualità della vita.Mi farebbe piacere contattare il Luigi della lettera per chiedere alcune cose ,avere alcune dritte … o cmq chiunque possa darmene.
    Un saluto a tutti voi colleghi.

    Vittorio

  58. Silvia Says:

    Ciao a tutti! Io partirò tra qualche giorno perchè se qui (a Roma) va bene, ti danno 250 euro A NERO al mese. Quindi speranze e bagaglio alla mano me ne vado! Se qualcuno mi potesse aiutare su come riuscire ad agganciare contatti con studi etc, per favore mi contatti! In bocca al lupo a tutti!

  59. Cipriano Says:

    Ciao Luigi. Sono Cipriano e come te, sono “scappato” dal Italia. Io avevo un impresa edile ma le tasse mi hanno ammazzato. Non sono più riuscito ad andare avanti, e quindi sono venuto a Londra. Mi fa piacere leggere che le cose ti vanno bene. Io sinceramente sono un po preoccupato perché non riesco a trovare un impresa seria per cui lavorare. Io amo il mio lavoro , lo faccio da 22 anni e sono anche molto bravo. Sono specializzato in mosaico, piastrelle, intonaco e sono molto preciso e pignolo nel fare bene il mio lavoro. Lo so che non mi conosci, ma ti prego con il cuore in mano di aiutarmi se puoi, di mettermi in contatto con qualcuno che abbia bisogno di un bravo edile. Se vuoi ti posso mandare delle foto con i lavori che faccio. Ti ringrazio e ti chiedo scusa se mi sono permesso di scriverti. In bocca al lupo per tutto. Grazie


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