Nel X Secolo dopo Cristo i pirati e predoni saccheggiavano i paesi delle coste liguri.
Benedetto Revelli Vescovo di Albenga suggerì agli abitanti di Taggia, di accendere dei grandi fuochi per scoraggiare un imminente attacco dei Saraceni.
Infatti questi ultimi, vedendo le fiamme dal mare, pensarono che Taggia fosse già stata depredata e si ritirarono rinunciando all’incursione.
Nel XXI Secolo dopo Cristo un altro Vescovo Sebastiano Dho Vescovo di Alba al termine della sua meditazione ci offre alcune indicazioni contro una nuova forma di barbarie:
come è possibile che molti cristiani – almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure a esibire questa qualità – sostengano in maniera determinante forze politiche che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare e attuare come programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in contrasto con i principi evangelici?
Allora accesero dei fuochi, oggi cosa dobbiamo fare per contrastare questa nuova ondata di barbarie?
del 10/02/2009
Mons. Sebastiano Dho: «Non carichiamoci di gravi responsabilità, che ci saranno rinfacciate»

Il Vescovo: «A quando la stella gialla?»
di SEBASTIANO DHO, vescovo
La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva e impressionante di interventi, non semplicemente opinioni – sia pure preoccupanti – ma norme legislative in vigore o in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato.
Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza».
Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti, contro ogni elementare senso di umanità, poi la tassa – spropositata a dir poco – per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno, poi ancora l’autorizzazione generale delle “ronde” (già sperimentate in terra padana) che non possono non evocare, per chi conosce la storia, altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso.
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