GENTILE SIGNORA VERONICA…..

26 04 2008


Articolo di MASSIMO GRAMELLINI
Gentile signora Veronica B,
uso uno strumento a lei caro - la lettera aperta - per togliermi una curiosità che mi stringe il cuore. Nell’intervista di ieri al nostro giornale, lei giustamente deplorava il proliferare della volgarità e del pensiero unico del Bagaglino. Sono sicuro che queste cose le ha sempre dette anche a suo marito, che il Bagaglino lo finanzia e lo convoca in blocco ai vertici con i capi di Stato esteri, ma che soprattutto lo incarna fisicamente, utilizzandone di continuo le allusioni sessiste e le battute di bassa lega. È che vorrei sapere come si difende lui. «Scusa, cara, ma non posso permettermi il lusso di trasformare gli italiani in forme di vita più evolute». Oppure: «Hai ragione, cara, il Bagaglino è diventato inguardabile. Aida Yespica, poi, è così cerebrale: si è messa addirittura a parlare. Ma chi crede d’essere, la musa di Woogie Alien?»
La situazione del Paese è doppiamente tragica: non sono vuote solo le tasche, ma anche le teste. Delle prime speriamo si occupi Tremonti, uno dei due intellettuali del Pdl. Ma delle teste può occuparsi soltanto l’altro intellettuale: lei. Si faccia nominare ministro della Cultura e lanci un piano quinquennale per la bellezza, unico antidoto alla volgarità, riducendo l’Iva a musei, concerti e teatri. Le garantisco che non verrà accusata di conflitto d’interessi. Nessun conflitto: quelle cose lì, a suo marito, non interessano proprio.




MARCELLO DELL’UTRI E LA REVISIONE CRITICA DELLA STORIA - IL NUOVO TESTO

10 04 2008


Articolo di MASSIMO GRAMELLINI (un nome, un mito… non citato nel nuovo testo di storia)

Siamo venuti fortunosamente in possesso della bozza di «Storia della Libertà: da Neanderthal a Calderoli». Il volume è a cura del comitato revisionista «Billionaire», con la prefazione di Briatore e le foto originali di Fabrizio Corona. Un decreto del ministro della Cultura Marcello Dell’Utri stabilisce che ogni scuola abbia l’obbligo di adottarlo (perciò si chiama scuola dell’obbligo).
«Benito Mussolini, popolano della libertà, viene rovesciato da un ribaltone di gerarchi comunisti e sostituito dal sovietico Molotov e da sua moglie Bomba: il frutto della loro unione liberticida sarà D’Alema. Sostenuti dai bombardamenti a tappeto di Air France, i cosacchi entrano a Roma. Ma Benito, il partigiano Benny, aiutato dalla brigata Malpensa del comandante Umberto, riesce a scappare al Nord, dove fonda la Repubblica Padana di Salò per continuare la guerra contro Stalin. Suggestionato dalle visioni del profeta Tremonti, Benny decide di raggiungere Hitler per convincerlo a portarsi avanti col lavoro, invadendo anche la Cina. Scortato dall’eroico stalliere Mangano, Mussolini viene però tradito al confine da uno stalinista mascherato - nome in codice Walter - che gli si era presentato come sincero democratico. Sembra la fine. Milioni di partigiani liberisti vengono deportati nei gulag delle Frattocchie e rieducati al comunismo e agli sceneggiati in bianco e nero. Scampa alla retata solo una piccola vedetta lombarda, armata di compasso, mattone e antenna satellitare: è il partigianino Silvio, che finge di abbracciare il camerata Fini, ma poi lo mette sotto e fonda così la Fininvest. E’ il 25 aprile 1945. Nasce Canale 5. L’Italia è libera e ben gli sta».




ORMAI GLI OPINIONISTI DI POLITICA DEVONO RICICLARSI IN OPINIONISTI DI “COSTUME”

29 03 2008

Suo malgrado anche MASSIMO GRAMELLINI deve adattarsi e lo fà con il consueto piacevole e disincantato umor.
Tutto bene, peccato solo che tutto questo riguardi gli uomini ed i partiti che ambiscono il comando del nostro martoriato Paese, sempre più deriso fuori dai suoi confini geografici.


Articolo a firma di
Massimo Gramellini
Lungi da me la voglia di contribuire al dileggio del Made In Italy. Perciò la lettura di questo articolo è severamente vietata agli stranieri, in particolare ai razziatori di pulzelle piemontarde e compagnie aeree. Ai francesi, insomma, che secondo Cocteau erano italiani di cattivo umore, ma che a forza di vedere di cattivo umore noi, stanno cominciando a migliorare il loro.
Adesso che siamo rimasti in famiglia, vi comunico che non parleremo di rifiuti o mozzarelle, ma di mutande. E non di Napoli, ma di un’elegante città del Nordovest della quale non faccio il nome (Augusta) ma solo il cognome: Taurinorum. In quello che fu il salotto di Cavour, la propaganda dei partiti mira senza paura al cuore degli elettori, magari appena più sotto. I popolari della libertà regalano slip bianchi con l’invito «Rialzati Italia», ma forse nell’approssimarsi del voto vinceranno la timidezza innata e aggiungeranno una confezione di viagra. La Sinistra Arcobaleno offre cartine per farsi le canne e preservativi. La Lega, lecca lecca verdi «al sapor di menta e non di cetriolo» (par di vederlo, l’autore del raffinato slogan, piegato dal ridere per la battuta). Ancora nessuna notizia da democratici e dintorni: chessò, reggicalze coi gancetti a forma di V, manette erotiche autografabili da Di Pietro e stivaloni che rechino tatuato in pelle «Si può fare», le parole con cui Frankenstein junior rianimava il mostro nel film di Mel Brooks. Speriamo se ne astengano, almeno loro. Gli altri invece non hanno proprio resistito alla tentazione di darmi un buon motivo per non votarli.




QUESTA LEGGE ELETTORALE E’ STATA BATTEZZATA DAL CENTRODESTRA (DOPO AVERLA CREATA) IL “PORCELLUM” - ELEZIONI CHE UMILIANO L’ITALIA E GLI ITALIANI

28 03 2008


Articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Dice: in giro non si respira poi questo grande entusiasmo per le elezioni imminenti. E ti credo. Stiamo per mandare a Roma mille persone scelte dalle segreterie dei partiti, anziché da noi, in base a due soli criteri: l’obbedienza ai capi e l’impossibilità di far loro ombra. La mancanza di personalità, requisito essenziale per chi voglia fare carriera nelle oligarchie italiane, si intona alla campagna elettorale dei candidati, inesistente, e al lavoro che gli eletti andranno a svolgere in Parlamento: pigiare dei tasti a comando, senza neanche potersi togliere lo sfizio di disobbedire ai propri burattinai, pena l’esclusione dalla prossima giostra.
È questo scadimento avvilente della funzione parlamentare, più ancora dello stipendio e dei benefit, che dovrebbe indignare i cittadini. Se il 13 aprile, invece che degli esseri umani, trovassimo sulla scheda le lettere dell’alfabeto, sarebbe lo stesso. E se in Parlamento sedessero mille automi, sarebbe anche meglio, perché i robot non hanno bisogno di scroccare voli aerei e pranzi alla buvette. Quanto a noi, il nostro status di condomini della democrazia si riduce a mettere una croce accanto al cognome del leader orecchiato alla tv e delegargli per alcuni anni la nostra impotenza, che diventerà ben presto la sua. Perché, per uno di quei paradossi di cui l’Italia è capace, appena il capo onnisciente e vittorioso si siederà nella stanza dei bottoni e comincerà a premerli tutti, scoprirà che sono collegati al nulla.




MASSIMO GRAMELLINI - ABBASSO LO STIPENDIO

19 03 2008

Mi ha davvero impressionato la quantità di reazioni politiche alla proposta di ridurre la paga dei parlamentari, avanzata ieri a Novara da Veltroni.
Nessuna.
E’ già tanto che qualche suo collega non si sia levato a dargli del demagogo e del moralista, che sono gli strani insulti con cui in Italia si mette a tacere chiunque sostenga un’opinione di buonsenso senza neppure infarcirla di barzellette e ammiccamenti sessuali. Meglio essere demagoghi che incoscienti, comunque. Dalla nomenklatura ci si aspettava a questo giro un sussulto di dignità. Un’astensione di massa dalle candidature per favorire il ricambio. E invece persino gli ottuagenari hanno fatto a cazzotti per un posto in lista, perché il desiderio di rimanere dentro la Casta resta superiore al discredito sociale che ormai deriva dall’appartenervi. Ridurre lo stipendio dei politici e il numero allucinante di coloro che lo percepiscono, a Roma e negli enti locali, non servirà a mettere a posto i conti dello Stato, ma avrebbe un significato simbolico straordinario, perché per la prima volta dal dopoguerra una classe dirigente imboccherebbe la strada della sobrietà: non con le parole ma con l’esempio. L’invito a tirare la cinghia ha sempre un suono sgradevole. Ma se viene fatto da chi continua a tenere larga la propria, acquista un retrogusto strafottente che lo rende intollerabile. Chiedo scusa per la caduta demagogica e moralista. Per penitenza reciterò cinque «Ave Velina» e dieci parabole sulla carica erotica del leader del popolo della virilità.




MASSIMO GRAMELLINI - LO STRUZZO E LA GALLINA

11 03 2008


La storia di copertina di Tuttolibri (all’interno) racconta la parabola di Carolina Invernizio, scrittrice ultrapopolare per antonomasia che viene ripubblicata in questi giorni dalla snob Einaudi. Qualche ayatollah non mancherà di ravvisarvi i segnali della corruzione di quella raffinata casa editrice, da tempo entrata nell’orbita berlusconiana. In realtà la scelta dello Struzzo (animale simbolo della Einaudi) di rendere omaggio all’«onesta gallina della letteratura italiana» (come l’elitario Gramsci definiva l’Invernizio) costringe i contemporanei a essere un po’ più prudenti nello stroncare i successi di massa. E se fra cinquant’anni Moccia diventasse un classico e Fabio Volo un autore dei «Meridiani»?

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MASSIMO GRAMELLINI DA LA STAMPA

7 03 2008


Forse non basterà ad assicurarle la nomination, ma la vittoria di Hillary nell’ultima tornata delle Primarie ha già sancito una piccola rivoluzione: coniugale. Per mesi la Clinton non si è raccontata agli elettori come una donna, ma come una moglie. Certo, la candidata era lei e non Bill. Ma era lei in quanto stava con Bill. Lui teneva comizi e rilasciava interviste in vece sua. Lui era il sole dal quale attingere credito e simpatia. Anche la sciagurata idea di impostare la campagna sul concetto di «esperienza» non faceva che rimandare alla condizione in cui Hillary l’aveva maturata: vivendo al fianco del Presidente degli Stati Uniti. Si era presentata non come fondatrice di imperi, ma come erede femmina: attingendo dal maschio di famiglia le ragioni della propria autorità. Perciò la candidatura rosa ci era sembrata meno affascinante e innovativa di quella nera. Ma l’odore della sconfitta ha indotto il marito di Hillary a ritagliarsi un ruolo di consigliere lontano dalla ribalta. Lo ha indotto cioè a fare quel che le donne, compresa la moglie di Obama, fanno da millenni: sostenere, incalzare, ispirare il partner da dietro le quinte, affinché sia poi lui, e lui solo, ad affermarsi sul palco.
Il rovesciamento delle parti ha funzionato ed è una gran bella notizia per le donne. Un po’ meno per chi crede che essere coppia significhi fare INSIEME le stesse cose. La vicenda dei Clinton ci ricorda che l’unica forma di parità possibile, al momento, è di farle uno alla volta, alternandosi nei ruoli di attore e suggeritore.




MASSIMO GRAMELLINI - AIDA YESPICA CON IL PDL?

22 02 2008


ARTICOLO A FIRMA DI Massimo Gramellini

Aida Yespica avrebbe rifiutato di candidarsi alle elezioni, preferendo all’aula di Montecitorio le atmosfere più raffinate del Bagaglino. L’idea di inserirla nella casta dell’Isola dei Penosi era venuta al Conduttore Maximo del Pueblo della Libertà. Certo, la ragazza è venezuelana, ma se è per questo neanche Carla Bruni è francese: si poteva rimediare trovandole un bisnonno italiano (Pippo Franco?) o facendola adottare da Emilio Fede. Un freno alla candidatura è stata la simpatia di Aida per il connazionale e sinistro Chavez: un freno per lei, naturalmente, perché Berlusconi ormai sarebbe pronto a fare le Grandi Intese anche con Castro e Che Guevara, se non lo avessero appena informato che uno dei due è morto nel 1967 mentre lui, all’oscuro di tutto, stava fondando l’Edilnord.
Nulla da eccepire sulla Yespica, che come capogruppo alla Camera sarebbe stata persino più intrigante di Elio Vito. Però il rinnovamento promesso dai partiti richiederebbe liste non solo pulite, ma sensate. Ci vorrebbe un disarmo bilaterale dell’ipocrisia: basta specchietti per le allodole, registi esauriti, attori balbettanti, cantanti rauchi, calciatori azzoppati, giornalisti annoiati, intellettuali marginali, figli di papà, figlie di Maria, nipoti della zia, amici del giaguaro, generi sui generis e cognati travagliati. Appurato che ai parlamentari moderni non si richiede competenza ma obbedienza, e che la funzione sociale di quel lavoro consiste nell’elargire un salario a mille famiglie italiane, tanto varrebbe prendere i nominativi direttamente dalle liste di collocamento, quelle vere.




MASSIMO GRAMELLINI - GLI ALIENI

20 02 2008


Articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Sono atterrati da mondi lontanissimi con un unico sogno nel cuore: salvare l’Italia, riparando i guasti dei soliti ignoti. C’è il marziano S. B. che vuole ridurre le tasse e snellire la burocrazia, a differenza di quanto abbiano fatto i governi di sinistra e quel suo sosia meno capelluto che in cinque anni di maggioranza bulgara non riuscì a liberalizzare neppure una pianta di ficus. E c’è il venusiano W. V., che evoca con toni onirici la necessità di una riscossa della politica, come se lui finora avesse fatto parte dell’Ordine dei notai o dei trapezisti, insieme a molti dei suoi probabili ministri, gli stessi del governo Prodi. Il plutoniano F. R. si ricandida a sindaco di Roma «auspicando un forte rinnovamento»: recenti scavi archeologici dimostrerebbero che negli ultimi tre lustri Roma non è stata governata dallo stesso F. R. e da W. V., ma da Caligola, con Nerone capo dei pompieri e Vespasiano assessore alla nettezza urbana.
Da qualche pianeta misterioso è giunta poi un’astronave chiamata Rosa Bianca, che si batte per farla finita una volta per tutte con le solite facce. A guidarla è Baccini, che sembrava un vecchio democristiano già quand’era giovane. Dovrà vedersela con un altro figlio di Star Trek, il vulcaniano Pierferdi, al quale sono bastate poche ore (e vent’anni di Parlamento) per scoprire che l’Italia non ha un piano energetico e che la meritocrazia conta meno della raccomandazione di una zia. Siamo ancora in attesa dell’atterraggio del lunare Bassolino: quando scoprirà che Napoli è sommersa dai rifiuti, c’è da scommettere che si indignerà moltissimo.




SENZA FINE

5 02 2008

DEL 05/02/2008
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Siamo senza governo e col cuore in inverno, senza uno Stato, senza un passato, senza che nessuno si sia mai vergognato, senza ritegno, senza contegno, senza denaro, senza riparo, senza progetto, senza rispetto, senza testa, senza ricambi e con troppi rambi di cartapesta.
Senza più sogni e con troppi bisogni. Senza Sarkò ma con Veltrò. Senza cultura ma con spazzatura, Napoli bella, baracche e Obamastella. Senza dignità ma pieni di sé: di se e di ma. Siamo ancora il Paese Senza di cui scriveva Arbasino e poi Fruttero nella Prevalenza del Cretino.
Siamo furenti eppure un po’ stufi di mostrare i denti, cresce il magone ma anche la voglia di Grande Coalizione. Il cielo è scuro, però non butta fango ma neve, e siccome ripartire è duro, è un eroismo lieve, ci piacerebbe ricominciare da qui: da due ragazzi così, che si baciano come si deve. Romeo e Giulietta, Walter e Silvietta. Chiamateli come volete, ma questo bacio è il futuro che non muore, nemmeno in questa Italia di atei travestiti da suore.




MASSIMO GRAMELLINI e PADOA SCHIOPPA

26 01 2008

del 26/01/2008
articolo a firma di Massimo Gramellini
Mentre tutti gli altri ministri con la valigia in mano s’affannavano a riempire di sederi amici le poltrone del sottopotere, ieri Tommaso Padoa-Schioppa ha chiuso ottanta sedi periferiche del Tesoro e messo in mobilità centinaia di impiegati e dirigenti. Non so se abbia fatto la cosa giusta. Di sicuro ha fatto quella contraria. Un tagliatore che continua a tagliare persino nel giorno dell’addio, incurante della scia di impopolarità che si lascia alle spalle: sembra quasi surreale, in un Paese come il nostro. Immaginiamo lo stupore di Pecoraro Scanio e di Mastella, che ha appena cantato le lodi della lottizzazione dei primari ospedalieri come quintessenza della politica. Del resto Padoa-Schioppa non è un politico. È un banchiere che in un attacco di narcisismo masochista ha accettato di fare il ministro dell’Economia: il mestiere più detestato dagli italiani dopo l’arbitro di calcio, specie adesso che l’economia ha perso la maiuscola e va a rotoli un po’ ovunque, da noi con particolare vigore.
La storia ci dirà che tipo di ministro è stato. Ma la cronaca è già in grado di raccontarci che tipo di uomo è. Coerente e cocciuto. Aggettivi oggi fuori moda, ma non fra quelli della sua generazione, venuta al mondo all’inizio della guerra o subito prima. Poi è successo quel che è successo e nel 1947 è nato Mastella.




22 01 2008

del 22/01/2008
articolo a firma di Massimo Gramellini
Italia.it chiude bottega, dopo due anni di nulla costati sette milioni di euro. Anche chi non sa cosa sia, o ha sempre preferito non saperlo, intuirà la potenza metaforica della notizia. Non è solo un portale di Internet, è l’immagine del Belpaese che abbassa le serrande e sparisce dalla vetrina visitata ogni giorno dai turisti digitali del mondo intero. Ideata per farci conoscere, Italia.it è riuscita solo a farci riconoscere: inconcludenti, arruffoni e immancabilmente pronti a trasformare una sconfitta di tutti nel pretesto per nuova faziosità, con destri e sinistri che se ne litigano le spoglie ancora tiepide, nonostante ci si trovi di fronte al caso da manuale del fallimento «bipartisan» di un’iniziativa nata zoppa col governo di Berlusconi e morta senza gloria con (e insieme a) quello di Prodi.
L’Italia (.it) si è impallata e non c’è un solo partito in grado di aggiustarla. Meglio spegnerla e riaccenderla. Come i computer. Ricominciando daccapo, per diventare ciò che gli altri popoli già vogliono che noi siamo: il Paese della bellezza, della cultura, della qualità della vita. Nessun tedesco si aspetta queste cose da un americano o da un cinese, né viceversa. Mentre tutti e tre se le aspettano da un italiano. Per quale ragione ci ostiniamo a non accontentarli? La spazzatura a Napoli fa orrore perché è spazzatura, ma soprattutto perché è a Napoli, un panorama che è un’opera d’arte e come tale andrebbe trattato. Ai governi del futuro va chiesto soltanto questo: di darci finalmente un’identità e di creare le condizioni minime per onorarla.

NDR

Lo stato aveva stanziato per lo sviluppo del sito ITALIA.IT 11 milioni di euro. Da informatico mi rimane molto difficile capire come si riesca a spendere tutti questi soldi per la realizzazione di un sito. 11 MILIONI DI EURO!!!. Ci si costruisce un intera web farm altamente tecnologica, altro che sito!

Alcuni miei amici guru del web si stanno strangolando dalle risate. Questo sia in Italia che fuori l’Italia.
Infatti la cosa più interessante è che, nonostante l’oceano di danaro, gli esperti incaricati dal nostro governo hanno pure fallito!!!.

Questo umile blog che cerca di avere una sua funzione di comunicazione ed aggiornamento all’interno del nostro Comune e non solo, al contribuente (Comune) costa la considerevole cifra di 0 (zero) euro.
buona giornata

alma




IMPUNITI

19 12 2007


articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Le intercettazioni del Moggi decaduto sono un esempio di furbizia talmente temeraria da rasentare l’ottusità. Chiunque di noi, se avesse passato i guai suoi, tremerebbe a ogni trillo di cellulare e intratterrebbe gli ascoltatori su temi neutri come il maltempo e le correnti dell’Udc. Invece Moggi non rinuncia a essere Moggi. Forse gli piacerebbe tramare di persona, lontano da orecchie indiscrete. Ma non ce la fa. Per ispirarsi ha bisogno del portatile. Tutto intorno a te è uno slogan che avranno inventato pensando a lui. Usa l’ordigno persino per chiedere primizie sull’inchiesta che lo riguarda: a un poliziotto della Digos, in cambio di un biglietto di Roma-Manchester. Ma se già sembra incredibile la sfrontatezza di Moggi, che dire di quella dei suoi interlocutori. I quali, pur sapendo di parlare con l’uomo più intercettato d’Europa, continuano a chiedergli favori e consigli con tono deferente. Lo stesso calcio che in pubblico lo eleva a capro espiatorio, in privato non smette di riconoscergli il ruolo di ombelico del sistema. Il governatore Fazio lascia la Banca d’Italia e nessuno sente più parlare di lui. Invece Moggi resta Moggi, come se la perdita della funzione non avesse intaccato il suo potere. Soprattutto come se non si corressero rischi a telefonargli.
Passi per Moggi, è la sua natura: a 90 anni, ancora lo intercetteranno mentre tenta di comprare una dentiera usata in cambio di un biglietto di Molfetta-Barletta. Ma gli altri, tutti quei potenti che continuano a confidarsi sul telefonino con lui, possibile siano così impuniti da sentirsi così impunibili?




I NOSTRI GENITORI CI AMMONIVANO “FAI ATTENZIONE A COME PARLI”

5 12 2007

DEL 05/12/2007
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Come tutti i chiacchieroni, sono un ammiratore del silenzio. Quello che i tifosi della Fiorentina hanno osservato allo stadio durante il minuto di raccoglimento per la morte della moglie del loro allenatore, senza mai sporcarlo con gli applausi che dai funerali di Falcone in poi hanno tolto profondità a qualsiasi manifestazione collettiva del cordoglio. Ma anche quello con cui l’altra sera a Treviso i rappresentanti dell’opposizione hanno incassato la provocazione di un consigliere leghista, che suggeriva di applicare agli immigrati «il metodo delle SS, punendo dieci extracomunitari per ogni trevigiano a cui venga recato danno o disturbo».
Sono vent’anni che troppi seguaci della Lega brandiscono il linguaggio come una clava bitorzoluta. Il loro è un rumore di fondo che non ha mai prodotto nemmeno un colpo di fionda. Resta però quel ronzio fastidioso, quella volgarità ostentata come una medaglia di appartenenza al popolo. Proprio ieri si sosteneva la necessità di pretendere dagli immigrati lo studio della lingua italiana. Ma gli italiani, anche quelli vessati dall’immigrazione più impunita, dovrebbero sforzarsi di usare la loro lingua in modo un po’ più rispettoso, dato che chi parla male pensa male e vive peggio. Con gli inquinatori del linguaggio, l’indignazione e l’ironia non funzionano. L’unica contromisura è quella usata dall’opposizione a Treviso: la decimazione delle parole, ovvero il silenzio. Perché li spiazza, facendoli sentire come degli attaccabrighe maneschi davanti a un Gandhi. Abbastanza inutili.




RAGAZZI E PERSONE ADULTE..ACCADUTO IN GERMANIA

30 11 2007

articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
A Mittweida, ex Germania Est, una ragazza di diciassette anni è intervenuta in difesa di una bambina extracomunitaria di sei, che alcuni naziskin stavano importunando nel parcheggio del supermercato. Mentre la bimba si metteva in salvo, gli eroici ariani, quattro contro una, hanno inciso la svastica su un fianco della ragazza con un bisturi. Hanno anche tentato di sfregiarle la guancia scrivendoci sopra SS, ma lei è riuscita a scappare. Intanto un gruppo di adulti osservava la scena dal balcone di una casa vicina, come al cinema, senza neppure sollevare un ditino per avvertire la polizia.
Non so se la ragazza marchiata sia bianca, nera, gialla. Né se abbia protetto la bambina extracomunitaria per solidarietà di sesso, razza, condizione sociale, oppure solo obbedendo all’impulso umano che ti fa reagire col cuore ai soprusi degli arroganti e degli stupidi: umani anch’essi, purtroppo. Quella voce profonda che nei momenti estremi ti urla: smetti di subire il mondo, esci dalla scatola delle tue paure e agisci da persona viva.
Ripeto, non so chi sia e perché lo ha fatto, non me ne importa niente. So solo che è una ragazza di diciassette anni. E questo mi importa tantissimo. Perché d’ora in poi, ogni volta che in omaggio alla generalizzazione imperante starò per scrivere che «i giovani d’oggi» sono più cinici e feroci delle generazioni che li hanno preceduti, mi ricorderò della ragazza tedesca che rischia la pelle per una bambina che forse non conosceva nemmeno. E di quegli adulti al balcone, a guardare.




DALAI LAMA

27 11 2007

DEL 27/11/2007
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI

Ha scritto Claudio Magris che «se il Dalai Lama fosse un oscuro leader africano rappresentante di qualche etnia barbaramente massacrata, nessuno lo prenderebbe in considerazione». Ma a maggior ragione vale il paradosso opposto: se a detestarlo fosse un oscuro Stato africano, nessuno in Italia si farebbe problemi nell’accoglierlo. Invece l’ira della Cina per la visita imminente ha provocato tremolii diffusi alle ginocchia della politica romana. La linea l’ha data Bertinotti, pacifista dell’Arcobaleno, nel senso che ne fa di tutti i colori: ha negato al Dalai Lama l’aula di Montecitorio, dove un suo discorso avrebbe alzato pericolosamente la media della sintassi, e lo ha relegato in Sala Gialla, che fra l’altro si intona di più ai cinesi.
Abbacinati da una simile prova di equilibrismo, i colleghi del presidente della Camera si stanno attrezzando. Prodi medita di ricevere l’ospite a Palazzo Chigi, ma non dentro: sull’uscio e in equilibrio su una gamba sola, per dissociarsi dall’incontro con almeno la metà del corpo. D’Alema, già convertito in Dalai Lema, troverà più prudente tornare al soprannome di gioventù: DaleMao. Il mandarino Vhel Tro Nhi, che in cuor suo dedicherebbe al Tibet una mostra, una piazza e una marca di ghiaccioli, si limiterà a ricevere il Dalai Lama ma anche l’ambasciatore di Pechino. L’unico a non tentennare sembra lo scioglitore di partiti Berlusconi. Si appresta a presentare al Dalai Lama un progetto di scioglimento proporzionale della Cina e dei ghiacci dell’Himalaia, che lascerà il sant’uomo senza fiato, anche se con una lieve perplessità: perché d’ora in poi dovrebbe farsi chiamare Vice Dalai?




SARKOZY E BERLUSCONI - LEADERS A CONFRONTO

1 11 2007

DEL 31/10/2007
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Gentile cavalier Berlusconi,
un leader cinquantenne del centrodestra ha reagito alla domanda di una giornalista sulla sua vita privata alzandosi dalla sedia e andando via. Invece un leader settantenne del centrodestra, che tempo fa reagì alla domanda di una giornalista sul suo governo alzandosi dalla sedia e andando via, la vita privata continua a infilarla nelle barzellette maschiliste con cui rallegra le platee amiche: «Ho convinto mia moglie a restare ed è rimasta, ahimè». Il primo leader si chiama Sarkozy. Il secondo, ci siamo capiti.
Cavaliere, ai suoi occhi Sarkozy sembrerà il solito francese al quale hanno estirpato nella culla il senso dell’umorismo e Berlusconi un simpatico arcitaliano che sa scherzare sulle proprie vicissitudini coniugali. Ma a me, che appartengo a un’altra generazione, Sarkozy sembra una persona seria e lei, lo dico col massimo rispetto, una persona un po’ anziana. Certe battute rilevano una concezione sorpassata del rapporto fra i sessi, con il maschio nei panni paternalisti del gigione succube e lamentoso. Rimandano a un piccolo mondo antico dove le «signore mogli» si chiudevano in cucina a scambiarsi indirizzi di negozi e i mariti in salotto a parlare di politica (lei, voglio sperare, all’epoca stava con le signore). Poi il mondo è cambiato. Persino l’Italia, anche se non si direbbe, dato che fra i Paesi sviluppati e in via di sviluppo, o di sottosviluppo, resta desolatamente l’unico in cui una donna non abbia ancora ottenuto la guida del governo o di un grande partito. Accetti un consiglio: se vuol battere il leader cinquantenne del centrosinistra, si finga un po’ cinquantenne anche lei.




DOTT. HOUSE E I NOSTRI POLITICI

22 10 2007

DEL 16/10/2007
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Gli italiani dell’ antipolitica non detestano la politica, ma questa politica. E quale vorrebbero, allora? Un segnale illuminante arriva dagli ascolti del Dottor House, che appena sbarcato su Canale 5 ha battuto i due massimi sedativi del popolo: la Nazionale di calcio e l’Isola dei Famosi. Sul fascino misterioso di House sono stati scritti dei trattati filosofici: è brusco, sardonico, persino un po’ sfigato. Però autorevole - sa di cosa parla - e anticonformista: non fa nulla per compiacere gli altri, lui.Ora, proviamo a mettere a confronto il suo carattere così amato dal pubblico con quello dei politici nostrani di prima fila, nessuno escluso. Una torma di venditori dall’eloquio plastico, divorati dall’ansia di apparire e di piacere. Incapaci di aprire bocca senza consultare un sondaggio, bivaccano sorridenti, pacati o funzionalmente polemici dentro gli studi televisivi, dove House come minimo prenderebbe a stampellate il conduttore. I cittadini diffidano di loro perché sono troppo conformisti e troppo poco autorevoli: rimasticano frasi fatte e difettano di competenza, di profondità, di tempo per studiare e per aggiornarsi. Si aggiunga un ultimo fattore non secondario. House è sugli schermi da un paio d’anni e fra qualche tempo pure lui, come tutti, sarà venuto a noia. Quegli altri resistono in replica dal 1993, quando fu ritirato il «format» precedente. E a noia sono venuti da un pezzo.




ASSUMO LADRI

18 10 2007

DEL 18/10/2007
articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Un imprenditore della provincia di Mantova non si è limitato a perdonare i due uomini di 40 anni arrestati dai carabinieri mentre tentavano di rubare nella sua ditta. Li ha presi a lavorare con sé come addetti alle pulizie. «Hanno sbagliato, ma può succedere a tutti. Io ho offerto loro una possibilità», ha detto. Che brava persona. E che bel gesto di misericordia, vero?
Non sono d’accordo. Chissà quanti disoccupati bussano ogni giorno alla porta del Buon Mantovano. E senza tentare di scavalcarla, ma muniti di referenze e curriculum. Anche loro vorrebbero sentirsi offrire una possibilità. Eppure è molto probabile che l’imprenditore non li possa assumere. Come non avrebbe assunto quei ladri, se si fossero presentati nei panni ordinari e perbene di due disperati a caccia di un posto.
E’ assai nobile fare i sentimentali, affannarsi per il prossimo, dedicarsi al volontariato. Ma nel tempo libero. Sul lavoro servirebbe essere soprattutto giusti. Premiare chi se lo merita, non chi ci fa pena. Anche perché non sempre i più bisognosi di compassione sono coloro che sbattono in faccia al mondo il loro disagio con gesti eclatanti. Spesso sono quelli che lo nascondono sotto una coltre silenziosa di dignità. L’applicazione emotiva delle leggi fa già abbastanza danni. Non è il caso di estenderla anche al ramo assunzioni.




GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE - 854 MILIONI DI PERSONE NON STANNO COME NOI

17 10 2007

DEL 17 Ottobre 2007

articolo di Massimo Gramellini
Ieri, giornata mondiale dell’alimentazione, 854 milioni di esseri umani sono andati a dormire senza avere mangiato. Nessuno di loro stava seguendo una dieta. Il rischio di annegare nella retorica è grande («Ogni volta che qui squilla un telefonino, in Africa c’è un bambino che muore», gorgheggiava un politico, poi trattenuto in patria da ambizioni più urgenti). Quasi quanto quello di precipitare nell’indifferenza. E però: 854 milioni. Ottocentocinquantaquattro milioni. Impossibile immaginarli uno dietro l’altro, con gli occhi fuori dalle orbite e la scodella vuota nelle mani. Un po’ più facile ascoltare le voci che ci ronzano in testa, opinioni intercettate per la strada, in ufficio, alla tele. «E io che c’entro? Avevano solo da non nascere. Non hanno voglia di lavorare. Colpa delle associazioni che stornano gli aiuti. Colpa dei dittatori che usano i soldi delle nostre elemosine per comprare armi dai nostri governi, in un circolo vizioso senza fine. E’ un disegno divino. E’ la prova che non esiste un disegno divino. Sia quel che sia, purché la smettano di venire qui, che tra un po’ saremo malmessi come loro e chi farà l’elemosina a noi?»
«Se uno muore non importa a nessuno - purché sia sconosciuto e lontano», scriveva Montale, e la paura di ridiventare poveri ci rende ancora meno sensibili verso chi non ha mai smesso di esserlo. Eppure quel numero deprimente - 854 milioni - può avere un effetto magico. Aiutarci a dare un taglio a troppe scemenze che ci annebbiano il cervello. A prendere noi stessi un po’ meno sul serio, e la vita un po’ di più.