
RIDI STO’ PAR DI PALLE
APPALTI E TERREMOTO
L’Aquila, nella zona rossa la rabbia di chi non rideva
DA IL CENTRO QUOTIDIANO D’ABRUZZO

«L’Aquila è nostra. Adesso basta»
In trecento si sono ritrovati domenica 14 febbraio in piazza Duomo, per manifestare il proprio sdegno davanti alle risate degli imprenditori la notte del 6 aprile, con cartelli con scritte “Io alle 3,32 non ridevo’”, e “Riprendiamoci la nostra città”. Poi hanno superato le barricate delle forze dell’ordine ai Quattro cantoni e hanno raggiunto piazza Palazzo.
L’AQUILA. «L’Aquila è nostra. Adesso basta». Le transenne dei Quattro cantoni vanno giù come i mattoncini del Domino. Gli aquilani entrano, testa e braccia alte, nella zona rossa. A San Valentino, un gruppone di 300 innamorati di questa città se la riprendono. A modo loro. Anche i militari fanno un passo indietro. Ma quale pranzo domenicale. Alle 12,45 solo lacrime e rabbia sulle macerie intatte.
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DAL BLOG DI GIUSTINO PARISSE
Il circo della vita
Una lettrice del blog mi invita a meditare sul fatto che all’Aquila ci sono 25 poveri e 70.000 persone che non sanno dove andare per ritrovarsi e confrontarsi sulla ricostruzione o su qualsiasi altro argomento. A parte il fatto che ho ben altro su cui meditare vorrei solo dire che anche se i poveri fossero solo 25 questo non significa che debbano essere abbandonati a se stessi. In fondo vede, cara lettrice, è la stessa cosa che sta accadendo per i morti del sei aprile. Nessuno lo dice chiaramente, e tanto meno ha il coraggio di dirlo in faccia a chi ha perso gli affetti più cari, ma comincia a esserci una sorta di fastidio nel continuare a parlarne e questo in base all’assunto: morte tua vita mia, frase pronunciata secoli fa. Dunque chi ha avuto i morti se li tenga e smetta di piagnucolare, chi è povero si arrangi, chi è rimasto senza lavoro pure. L’importante ora è cercare di trarre il massimo vantaggio dal terremoto. Le aspettative come è noto sono tante (anche se non voglio fare di tutta un’erba un fascio): c’è chi vagheggia di ricostruire ville al posto di baracche, chi aveva tre case dirute e ora le vuole tutte nuove e funzionali, chi pensa di fare affari con i soldi degli altri. Ma forse è giusto così. Se il mondo si fosse fermato davanti alle tragedie del passato noi oggi non ci saremmo. Per cui a chi tocca tocca: povero, addolorato o senza lavoro. E magari c’è anche chi una vera casa non la riavrà mai perchè i soldi non basteranno per tutti (come è successo per le case). Ma il circo della vita può continuare.
Ps: Si continua a confondere mensa dei poveri con la Curia che con la gestione della mensa non c’entra nulla. Con la Curia c’entra la Caritas che ogni giorno distribuisce pasta e generi alimentari e decine di persone e paga anche bollette a chi non lo può fare ( e adesso le bollette stanno per arrivare di nuovo e saranno stangate per tutti anche se molti pensano ancora che stare nelle casette del Case o nei map sia una sorta di zona franca dove tutto è gratis).
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Emilia mi scrive ricordando quella mattina del sei aprile e l’immagine in tv del cronista di Sky con il paese di Onna distrutto alle spalle. Erano le sei e trenta. Da poco meno di tre ore Domenico, Maria Paola e mio padre non c’erano più e la tragedia cominciava a delinearsi sempre più assurda e in-credibile. Oggi sono passati dieci mesi. I primi dieci mesi di una vita che stenta a riprendere e che a volte si rifiuta di riprendere. Tre sere fa ho passato qualche ora con due papà, Massimo e Vincenzo, che come me in quella notte da incubo hanno perso quanto di più caro avevano. Ci siamo confidati i nostri sentimenti, abbiamo riparlato di quelle prime ore, abbiamo guardato al passato e provato a buttare un po’ di luce sul futuro. Quel terremoto è e resta soprattutto nelle carni di chi si è visto strappare dal cuore il senso vero della propria esistenza. Ci siamo salutati con un: dobbiamo vivere soprattutto per loro, dobbiamo andare avanti con il ricordo della loro voglia di vivere spezzata all’improvviso nel letto della loro casa. Inizia un altro mese di sofferenza, e poi ne verranno altri. Ricostruire sarà comunque impossibile.
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Sono appena tornato dalla cerimonia funebre per l’ultimo saluto a Giosaffatte Di Vincenzo. Aveva 90 anni. Era il mio vicino di casa. La notte del sei aprile si era salvato dalla devastazione della sua abitazione. Lo avevo visto, alle 5 di mattina, io già con la morte nel cuore, seduto su una panchina, avvolto in una coperta, il volto spaurito e gli occhi persi nel vuoto. Giusino (così lo chiamavamo noi onnesi) aveva una storia lunga e avventurosa. Aveva combattuto nella seconda guerra mondiale, era emigrato per trovare una occupazione, poi era tornato all’Aquila dove aveva lavorato per tanti anni alla Marconi, poi Siemens e infine Italtel . Aveva sposato Lidia (che ci aveva lasciato pochi mesi prima del terremoto) , aveva avuto quattro figlie e poi tanti nipoti e pronipoti. Una nipote oggi lo ha salutato e ringraziato “per quello che ci hai saputo insegnare nella vita”. Giusino per me era una presenza quotidiana. Lo vedevo e salutavo ogni volta che tornavo a casa e mi fermavo per attendere l’apertura del cancello. La sua è stata una vita esemplare: casa e famiglia, mai un gesto sopra le righe, mai discussioni a voce alta. Il suo lavoro, da pensionato, era quello di fare piccoli lavori per gli amici e i vicini di casa, e poi la cura dell’orto . Oggi se ne è andato anche lui. Durante il funerale ho pensato che se fosse vissuto ancora qualche anno, nonostante l’età sarebbe stato in prima linea a ricostruire la sua casa e il suo paese. E’ per questo che noi, un po’ più giovani, non dobbiamo mollare. Dobbiamo far rinascere L’Aquila e Onna anche per lui.
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I furbi e le scelte per la città
Il blog sui furbi e la ricostruzione ha avuto molte reazioni. E’ il segno che il tema è molto sentito. Un lettore scrive che se L’Aquila sarà ricostruita lo si dovrà anche, se non soprattutto, ai furbi. Questo per assurdo è vero nel senso che anche la periferia dell’Aquila costruita negli ultimi 20-30 anni era frutto delle furbizie, delle speculazioni e di amministratori poco attenti. Il problema infatti non è se la città sarà ricostruita (alla fine un po’ di palazzi saranno rifatti) ma come sarà ricostruita. E’ su questo che la città dovrebbe interrogarsi e invece , forse a partire da me, tutti stiamo pensando a come sistemarci le nostre cose e chi si è visto si è visto. E’ qui che la classe politica, i tecnici, gli intellettuali dovrebbero dimostrare lungimiranza anche con scelte impopolari. La speranza che ciò accada, almeno quella , è l’ultima a morire.
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Solidarietà e il “fuori onda” di Di Pietro
Se da una parte il governo ci tiene sulle spine per quanto riguarda l’esenzione dalle tasse (e temo che questo accadrà ogni volta che ci sarà da dare fondi financo per la ricostruzione delle prime case ) dall’altra la solidarietà (complice anche un po’ il clima natalizio) sembra essere senza confini. Iniziative di ogni genere si moltiplicano. Ieri sera sono stato ospite ad Erba (provincia di Como) di una società , la Novatex, che ha deciso di stanziare dei fondi per la ricostruzione di Onna. Mi hanno chiesto di andare a ritirare di persona la “ricevuta” del bonifico alla Pro loco di Onna. Alla manifestazione erano presenti anche alcuni colleghi fra cui il caporedattore del quotidiano La Provincia di Lecco Ernesto Galigani il quale mi ha fatto vedere un ampio articolo del suo giornale in cui si parlava della ricostruzione , con i fondi raccolti fra i lettori, di una struttura per i giovani in via di realizzazione a Poggio Picenze. Il Giornale di Brescia si è invece fatto promotore della costruzione di un centro di aggregazione che sarà affidato alla Parrocchia. Ma ogni giorno ci sono notizie di gesti di solidarietà da tutta Italia. E questo se non aiuta molto chi come me vive ormai con la morte nel cuore significa che si può avere ancora speranza nella rinascita della città e dei paesi distrutti dal sisma. Tocca però anche a noi saper mettere a frutto tanta solidarietà e trasformarla in occasione di riscatto.
Ps: sull’aereo Bergamo-Pescara delle 14 di oggi, volo Ryanair, ho viaggiato nel posto che era proprio davanti a quello in cui era seduto il senatore Antonio di Pietro
che da Pescara sarebbe poi andato a Montenero di Bisaccia, il suo paese , per una manifestazione. Ho così , senza colpa e senza usare mezzi tecnologici che non fossero le mie orecchie, ascoltato “fuori onda” la conversazione che il senatore ha avuto con una persona che era occasionalmente al suo fianco. Non riferisco i dettagli perchè non mi sembra corretto. Posso solo dire che al di là dell’enfasi che in televisione è necessaria, Di Pietro dice in privato le stesse cose che dice in pubblico. Si può non essere d’accordo con lui ma non si può dire che non sia coerente nelle cose che afferma e per cui si batte. Dopo l’atterraggio, aspettando di poter uscire, ha anche fatto il bel gesto di aiutare una signora che aveva qualche difficoltà a recuperare la sua valigia dal portabagagli dentro l’aere
Ricostruzione, poche idee
Oggi pomeriggio alle 16 la Curia dell’Aquila ha organizzato all’Ance (la sede dei costruttori) un dibattito in cui si parlerà della ricostruzione del centro storico e verrà presentato un progetto in tal senso. La cosa curiosa non è che l’iniziativa sia della Curia ma che non sia stata del Comune o di altri enti locali. Quello che manca in questo momento , a parte lodevoli eccezioni di cui il Centro si è fatto voce sono le idee. Che la città debba essere ricostruita non c’è dubbio. Ma come , in che tempi, con quali innovazioni urbanistiche e archittetoniche: tutto tace. Oggi il sindaco ha rifatto e ampliato la giunta. Spero che presto venga messo sù una sorta di pensatoio pubblico in cui dibattere e discutere. Tutto questo prima che arrivino i soldi (sempre che arrivino nella quantità necessaria) perché a quel punto ci sarà l’assalto alla diligenza e chi si è visto si è visto. Il ruolo della politica in questo passaggio storico dovrebbe essere questo: idee e progetti concreti per il futuro. Ma all’orizzonte vedo solo chiacchiere, polemiche, posizionamenti per arrivare primi alla preda. C’è ancora tempo per rimediare. E poi che fine ha fatto la città territorio?
Terremotati e beffati
Leggo e sento di una crisi politica in Comune , con tanto di sfiducia al sindaco, proprio a pochi giorni dal passaggio dei poteri dal commissario Bertolaso agli enti locali. Poi c’è la beffa delle tasse che solo una piccola parte di aquilani non pagherà fino a quasi tutto il 2010 (se le anticipazioni verranno confermate). Se la ricostruzione si vede dal mattino c’è poco da stare allegri.







16 febbraio 2010 alle 9:54 am
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