
RIFIUTI, MOVIMENTO TERRA, CALCINACCI,
BUSINESS PREDILETTO DALLE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE
DA IL CENTRO QUOTIDIANO D’ABRUZZO
Terremoto, rimozione macerie
all’Aquila gli emissari dei clan

L’affare-macerie richiama i clan che bussano alle porte dei sindaci del territorio. Offrono la disponibilità a farsi carico della rimozione e del trattamento di quel che resta degli edifici crollati nella notte del terremoto. I sindaci hanno lanciato l’allarme durante un incontro svoltosi a Fagnano Alto. Intanto a San Demetrio torna la paura per i forti boati sotto terra vicino al lago Sinizzo.
L’ALLARME. Il pericolo che la malavita organizzata possa mettere le mani sulle rovine della città, per moltiplicarle cercando di trasformarle in oro e infestando un territorio socialmente e culturalmente sano come quello abruzzese, è più che concreto. La preoccupazione è palpabile non solo all’Aquila, dove tiene banco la polemica a distanza tra Cialente e Chiodi su chi si è mosso e chi no sulla gestione del problema. Nei giorni scorsi, a Fagnano Alto, i sindaci di alcuni centri del circondario si sono radunati per confrontarsi su come affrontare uno dei nodi più intricati del post-terremoto.
CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO —>>
Forti boati sotto terra, torna la paura
Scosse vicino al lago Sinizzo, fenomeno segnalato a Protezione civile e Ingv
di Monica Pelliccione
L’AQUILA. Forti boati e scosse di magnitudo inferiore a 2.0 con epicentro tra i comuni di San Demetrio né Vestini, Poggio Picenze e Villa Sant’Angelo. La zona interessata è quella in prossimità del lago Sinizzo, dove in seguito al terremoto del 6 aprile scorso si sono formate diverse crepe lunghe fino a 10 metri, della larghezza di 20 centimetri. Una situazione che si protrae da una decina di giorni e che ha messo in allerta la popolazione del posto. Domenica, alle 22.30, l’ultimo, grande boato, avvertito distintamente a San Demetrio e nei paesi limitrofi.
clicca qui per leggere l’articolo —>>>
DAL BLOG DI GIUSTINO PARISSE
Morte e cinismo
Secondo una perizia della Procura dell’Aquila nel crollo di una parte della facoltà di ingegneria , se fosse accaduto di giorno sarebbero morte 2000 persone. Ci sono esperti di terremoti (anche quelli che per mesi hanno rassicurato) che si avventurano ad affermare che, sempre se fosse stato di giorno, all’Aquila ce ne sarebbero stati 15.000. Insomma una carneficina senza pari. Il tutto per dire _ questa è purtroppo la sostanza _ che alla fine 300 morti sono una inezia, lo 0,5 per cento (forse meno) della popolazione. Insomma una fortuna sfacciata. In questi dati e cifre leggo un cinismo infinito come quello dei generali in guerra che contano le vittime a migliaia e a volte a milioni ma quello che è importante è il risultato che si raggiunge e magari qualche medaglia sul petto. Mi rassegnerò, io ho perso il 50 per cento della mia famiglia, ma di che mi lamento. Alla fine quello 0,5 per cento val bene qualche bella inchiesta sulla quale pavoneggiarsi ogni giorno (vedremo come finirà), qualche bello scoop giornalistico (con la gente sotto le tende , qualche settimana fa ho letto un pezzo su un grande quotidiano italiano , che occupava mezza pagina, su un pezzetto di statua lignea che si era staccato durante il trasporto dell’opera d’arte da sotto le macerie a un luogo più sicuro), tanti appalti , fiumi di denaro, politici che fanno spettacolo. Il terremoto è passato, forse tornerà fra un centinaio di anni. Ora si acchiappi il più possibile. Alla fine ci sono stati “solo ” trecento morti. Ma sì, che torni la festa.



















