
A RISCHIO I FONDI PER 10.000 PERSONE
DA IL CENTRO QUOTIDIANO D’ABRUZZO
Case, chiesta proroga dei lavori
Pochi tecnici, contributi in bilico

L’Aquila. Il termine scadrà il 25 ottobre, ma gli ordini professionali invocano una proroga, “altrimenti migliaia di persone potrebbero perdere l’accesso per le riparazioni delle abitazioni classificate B e C “. Il Parlamento europeo ha stanziato 494 milioni di euro per riparare i danni del sisma. Intanto nel Frusinate sono state registrate 100 scosse negli ultimi tre giorni. Trema anche la Marsica
«Noi insistiamo per avere una proroga dei termini, almeno fino alla fine dell’anno» afferma il presidente dell’Ordine degli ingegneri, Paolo De Santis, «perché sono pochissime le pratiche finora presentate. E la responsabilità di questo ritardo non è certamente imputabile ai professionisti impegnati in questa operazione. Dai dati in nostro possesso, confermati anche nell’i ncontro settimanale avuto l’altro giorno alla Scuola di finanza, il numero delle perizie presentate non supera quota 1.300. Pochissime a fronte delle oltre 10 mila case classificate B e C. Inoltre, il meccanismo oggi non è ancora ben testato».
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DAL BLOG DI GIUSTINO PARISSE
Il racconto della notte d’inferno
Sta uscendo in questi giorni un libro di Fabrizio Paladini nel quale ci sono le testimonianze di 15 persone che hanno avuto a che fare il sei aprile con il terremoto. Si tratta per lo più di sopravvissuti e poi parlano alcuni soccorritori. Fra i sopravvissuti ci sono anche io e Paolo Paolucci, il mio vicino di casa che racconta quella notte e la racconta con una serie di dettagli che nemmeno io, sconvolto dalla morte dei miei figli , ricordavo. Credo che tutti coloro che quella notte hanno toccato con mano la tragedia oggi abbiano il dovere di raccontare. Il terremoto, purtroppo, lo conosce solo chi lo ha subito sulla propria pelle. Il resto è , come al solito, spettacolo.
8 ottobre 2009 alle 22:12
Sento suonare il campanello, mi precipito ad aprire la porta…e davanti a me un bouquet di fresie gialle e bianche, il loro profumo invade tutta la casa.
Con il sorriso sulle labbra ti bacio “grazie cara coinquilina”.
Poi di corsa a prepararsi si va tutti a pranzo fuori, il cielo è coperto dalle nuvole sembra quasi voglia piovere di tanto in tanto si fa vedere un raggio di sole ma sembra spento e noi manco lo notiamo. Andiamo al fiume da Assunta.
Ci si saluta con gli amici si sale in macchina e si parte…si scherza…. si ride… si fa qualche progetto per pasquetta visto che manca solo una settimana.
Li al fiume si mangia bene e poi mettici anche il fatto che è d’obbligo che gli uomini si alzino dal tavolo per servire le pietanze…ci sono solo Jonny e Jack per il resto siamo cinque donne, una voce dal megafono li chiama e noi li a ridere mandandoli avanti e indietro con i piatti in mano…manca l’acqua…porta il pane…le posate…si sta tutti insieme è quello il bello, si sta bene tutti insieme.
Dopo la grande mangiata, torniamo a casa R. scappa via ha un bisogno imminente e noi restiamo con S. e M. , si perché M. e R. sono ritornate al paese.
Si resta ancora un po’ a chiacchierare con S. e M. mentre prendiamo il caffé, li salutiamo con il progetto di organizzare una cena per salutarsi prima di ripartire per le vacanze pasquali. Poi andiamo di corsa al supermercato perché la domenica è giorno di spesa, dove ci si spende tanto per poi riportarsi a casa patatine…merendine…cioccolato…e le immancabili birre che si bevono prima di cena fumandosi una sigaretta per rilassarsi dopo una giornata di lavoro.
Torniamo a casa con lo stomaco ancora gonfio per mandare giù qualcosa, posiamo la spesa mettiamo al centro del tavolo il nuovo vaso comprato apposta per i fiori del mattino e per quelli che verranno in seguito…visto che sta arrivando la primavera e di fiori belli e profumati ce ne saranno tanti.
Con andatura stanca e un po’ assonnata ci si ficca a letto, fa ancora freddo le lenzuola sono gelide ma basta poco per riscaldarle la stanchezza ci fa addormentare presto, poi di colpo il primo tremore forte ormai siamo abituati ma ciò non toglie la paura la coinquilina mi rassicura dicendomi: “torna a dormire non è niente, tutto è come le altre volte” e allora dopo una chiamata rapida agli amici per sapere come stanno si ritorna a dormire.
Sembra quasi che mi sia appena addormentata quando la casa trema per la seconda volta oddio la paura è tanta ma poi passa è tardi che si fa, dove si va? torniamo a dormire domani la sveglia suonerà presto inizia la settimana tra lavoro e scuola, allora ritorniamo a letto la coinquilina mi stringe forte la mano e mi dici cerca di riposare, lei si addormenta immediatamente, è fatta così, è una dormigliona, io mi arrovello tra i tanti pensieri ma poi anch’io riesco a farmi avvolgere da Morfeo.
3,32 ti prende all’improvviso ti trascina come un vortice…i boati sono tanto forti da non farti sentire nemmeno le sirene…ci stringiamo forte, fortissimo, quasi diventiamo una cosa sola lei proteggi me e io proteggo lei appena si ferma ci alziamo per scappare via i vicini ci chiamano, la casa è colma di cose cadute lo spazio è poco per non calpestarle…scappiamo via, usciti fuori il vedersi è inquietante, e tutto buio la puzza di gas ti da alla testa la gente è raccolta in un silenzio che mette i brividi. Mi ritrovo nel panico più assoluto,sono circondata da tante persone e non so come dare il mio contributo, il pensiero vola alla mia famiglia che è di Napoli, li chiamo per avvisarli di ciò che è accaduto e soprattutto per rassicurarli dicendogli che fisicamente sto bene… si aspetta qualcuno per avere notizie anche se dal convitto li vicino Piazza Palazzo arrivano le prime voci che ci sono dei ragazzi intrappolati in una camera… io con la mia coinquilina e altre persone ci prestiamo volontari per andarli a soccorrere solo che veniamo fermati da un uomo che ci dice di essere in esperti per tale situazione, avremmo messo solo in pericolo le nostre e le loro vite. La notte trascorre lenta, io prego il buon Dio affinché faccia presto giorno con la luce del sole sembra più facile per affrontare quella situazione molto più grande di noi. Ad un certo punto i bisogni fisiologici si fanno sentire e pur trovandosi in una situazione di emergenza l’imbarazzo è tanto ad esporre il tuo bisogno…ci guardiamo in giro e li vicino a noi ci sono i gazebo montati per il mercatino che si teneva in quei giorni a Piazza Palazzo così decidiamo di farli li dentro, mentre controlliamo che nessuno entri perché all’interno c’è il nostro vicino di casa, la coinquilina sente una voce che io non riesco ad avvertire, la vedo allontanarsi e la richiamo ad unirsi a noi è troppo pericoloso ficcarsi tra i violetti ma lei mi urla contro dicendomi che sente una voce che chiama aiuto…mi allontano per guardarmi in torno e li accanto al tropical c’è un palazzo ormai diventato una montagna di cemento. Io resto paralizzata psicologicamente mente la coinquilina e altre persone si affrettano a cercar di tirare fuori quella donna che con tutte le sue speranze e un filo di voce era riuscita a richiamare la nostra attenzione… prego affinché esca fuori ancora viva e così fu anche se però per il resto della sua famiglia la sorte fu più drammatica perché non c’è la fecero a sopravvivere. Dopo il soccorso ormai s’era fatto giorno e così la coinquilina e altri abitanti del nostro palazzo rientrarono in casa per racimolare lo stretto indispensabile… riuscimmo a riprendere la macchina parcheggiata a via Cascina e andammo al paese dove vivono i genitori della mia coinquilina. La mattina presto del giorno seguente ripartii per Napoli con impresso nella mente gli occhi tristi di tutta quella gente che come me si trovava in quella piazza. Dopo il 6aprile ho rivisto l’Aquila una sola volta. Adesso sto continuando la scuola a Napoli ma ogni giorno penso a L’Aquila e a quando riprenderò la mia vita che s’è fermata alle 3.32.
Ciao Giustino, come stai?
sto dando uno sguardo al Centro , vedo il tuo commento, che seguo sempre con grande interesse,ed eccomi a scrivere.Nonostante i tanti problemi del terremoto e post terremoto, per cui siamo ben lontani da un minimo di ripresa sebbene i tanti impegni profusi da Protezione Civile volontari ed attivissimi ed umani vigili del fuoco che lavorano senza risparmio di energia, si va avanti .Pienamente d’accordo con Te il terremoto lo conosce chi lo ha vissuto; in prima persona gli aquilani e tutti gli abitanti dei comuni del cratere che ne vivono i tanti problemi.In primo luogo coloro che hanno avuto, come Te, la drammatica perdita dei propri cari, cui penso tante volte nei momenti della giornata con affetto e commozione.La drammatica notte del terremoto ero al lavoro ed in un grande televisore vedo scorrere i titoli di un TG in cui si diceva forte scossa di terremoto all’Aquila.Mi attacco al cellulare chiamo ma non riesco a raggiungere nessuno ed il cuore mi arrivava in gola, sono fatte le 04.30 quando riesco a rintracciare mio cugino poi via via i miei amici di Cabbia e tutti mi rassicurano delle loro condizioni di salute. E’ una goccia nel mare poichè di ora in ora la situazione si fa più drammatica per quel che riguarda il disastro dei crolli e della perdita di vite umane.Grossi drammi avvolgono la gente ed intere famiglie, una vera tragedia. Impegnato in vari modi nel reprire aiuti da recapitare ai corregionali aquilani e dar loro una mano in questo momento di difficoltà, mi torna in mente un altra sciagura in cui partecipai come volontario.Era il 23 novembre 1980 un terremoto aveva sconvolto il Sud e senza esitare un attimo sbrigati i preparativi di rito con alcuni colleghi partimmo alla volta di quella terra d’inferno.Arrivammo a Caposele poi Conza e S. Angelo dei Lomabardi completamente rasi al suolo. Qui incontrai casualmente Amato Mattia, che ricordo con commozione visto che è scomparso da qualche anno- segretario particolare dell’allora Sindaco di Roma Ugo Vetere con cui ci raccordammo e ci tenemmo sempre in contatto in quanto lui era della zona e conosceva i bisogni della sua terra e della sua gente.Attrezzateci in un campo di fortuna, ci si svegliava al mattino con la neve sulle tende, si faceva di tutto dall allungare i fili elettrici nelle tendopoli per portare la luce di sera,distribuire pasti e vestiti spargere calce viva tra le macerie per evitare infezioni poi sistemare al meglio il nostro centro di raccolta.Poi un pomeriggio sul far del buio notammo da lontano una casetta di paglia in cui di tanto in tanto si intravedeva un barlume di luce. Mi venne l’atroce dubbio che ci potevano essere delle persone.Il giorno successivo di buon mattino raggiungemmo quella casupola fatiscente il cui tetto era fatto da un telo di plastica e dentro c’era una signora con i suoi tre bambini in tenera età. Alla nostra vista quella signora , di grande dignità, abbassò la testa mentre i bambini giocavano tranquilli e ci dissero – cosa che a distanza di quasi trent’anni rintuona ancora nelle mie orecchie e pesa quanto un magino, che avevano fame e freddo.Li rifornimmo in breve tempo di cibo vestiario scarpe ed intervenimmo presso la tendopoli ove era alloggiato il Comune per trovare loro una sistemazione più degna. Lo fecero in una settimana e quando ripartimmo dopo 15 giorni li andamo a salutare la signora non smetteva mai di ringraziarci.Il terremoto è anche questo, al di fuori dello spettacolo,insegna che bisogna dare una mano a chi versa in condizioni di difficoltà lavorando in silenzio ma deve essere raccontato , come fai Tu tutti i giorni, ed i tuoi articoli come gli ultimi due mi commuovono sempre. Ciò fa bene in primo luogo a se stessi e poi agli altri e viene giustamente ricordata la gente che non cè piu. Un omaggio alla loro memoria.
Grazie, ciao Giustino!






























































