LA NOSTRA VALLE ARGENTINA



Ringraziamo Luì Cerìn per questo pregevolissimo intervento.
Invito tutti a leggerlo e a fare un minuto di silenzio.
La cecità amministrativa, unita all’arroganza, unita alla peggiore forma d’insaziabile voracità ha lentamente depredato le nostre generazioni delle bellezze ineguagliabili dei nostri territori.
Se si è laici questo si chiama scempio.
Se oltre ad essere laici si è anche cattolici questo si chiama peccato mortale.
E’ bene essere chiari e che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Grazie Luì Cerìn!
alma


Ora tocca al Vallone dei Morti ovvero al Vallone dei Gamberi!



Valle delle Streghe: spogliata, tortura, strangolata ed arsa viva.
La Liguria, nell’immaginario collettivo è paragonata ad un arco, io affermerei che assomiglia più ad un ponte, dove le pietre a vista che la sorreggono, sono le valli che intersecandosi sostengono questo ponte. Ora, queste pietre sono poste perpendicolari, ora combaciano a meraviglia, ora sono lunghe, ora cortissime, come in un vecchio ponte medievale a schiena d’asino. La bellezza intima della Liguria sono queste valli, che giocano a nascondino con il sole… Grazie all’autostrada, si possono in parte intravedere a volo d’uccello. Alcune sono intasate da autostrade, ferrovie, oleodotti, elettrodotti, altre vivono ancora immerse nel medioevo, percorrerle significa fare un tuffo nel passato, altre sono cadute nelle mani di speculatori.
Una di queste valli disgraziate è la Valle Argentina.
Nata, per essere solo saccheggiata e derubata a tal punto che negli ultimi cinquant’anni, la popolazione è inferiore a quella del tempo della Guerra del Sale del 1625, con aggravante che gli abitanti d’oggi, 80% sono anziani.


Il primo saccheggio: reperti archeologici. Avvenne con ruberie di ritrovamenti archeologici in quel doi Montalto, nella chiesa di San Giorgio, chiesa matrice di Montalto e Badalucco, dove ad inizio secolo furono trovate ben più di 400 pezzi archeologici, alcuni risalenti a periodo greco e romano.
Dove sono andati a finire? Negli anni sessanta sono state trovati altri piatti, servivano “p’ u mangià di morti”, questi, grazie a Dio, sono nel deposito archeologico di Ventimiglia. Badalucco anche lui ha dato… o meglio hanno preso. Ne fanno bella mostra all’Ashmolean Museum” di Londra, grazie alla Mrs. G. Crowfood, e in quelli di Sanremo, Bordighera, Genova ecc… Quelli di Badalucco, Montalto e Triora, con il cappello in mano, sentitamente ringraziano.


Il secondo saccheggio: furto delle sorgenti.


E’ avvenuto incanalando le fonti d’Argallo, portandole al mare. In teoria, Sanremo, Oneglia e Porto Maurizio decisero di dividersi le acque della provincia di Porto Maurizio: la Valle Argentina avrebbe fornito l’acqua alla “futura Imperia” e il Roja a Sanremo, I sanremaschi, che avevano bisogno per decollare turisticamente, non ci pensarono due volte, in fretta e furia l’Ing. Marsaglia costruì l’acquedotto. Imperia per settant’anni bevve l’acqua di mare felice e contenta. Finchè “La Bella Addormentata nel Bosco” si ricordò che Sanremo, non aveva solo presa l’acqua d’Argallo, ma anche del Roja., si allacciò all’acquedotto. Badalucco come contropartita gli negarono l’uso delle acque nei loro terreni. Non contenti, pensarono perché non gli freghiamo l’acqua del fiume?! Tentarono di costruire la Diga di Glori. Una cosa mostruosa, alta 120 metri, lunga tre chilometri. Uno scempio ecologista in tutti i sensi, visto che non sapevano dove prendere l’acqua per riempirla! Badalucco e la Valle diede il meglio di se, scrissero nella sua storia una pagina in caratteri d’oro, contro i politicanti della Prima Repubblica. Alle manifestazioni c’eravamo tutti: vecchi, donne e bambini che dichiararono guerra all’autorità costituita. Tre quarti degli abitanti furono incriminati e citati in tribunale… Successe di tutto: cartepillar bruciati, attentati dinamitardi, ognuno fece tutto quello che poteva, contro le palesi ingiustizie e soprusi, Ho ancora negli occhi i carabinieri che non volevano caricare le persone… avevano le lacrime agl’occhi…non se la sentivano proprio di pestare la gente, altri tempi altre persone, (i tempi passano e la scuola Diaz di Genova, docet). Tutti questi ricordi sono stati immortalati dal regista Piero Farina su documentario :”Quando l’acqua fa paura” di Geo & Geo di Rai Tre.


Il terzo furto: cave di pietre, di ghiaia, pietre di fiume. Con l’avvento del boom economico, c’era bisogno di sabbia e ghiaia ed enormi massi di pietra. I primi massi estratti dalle cave prolungarono il molo di Sanremo… poi venne l’autostrada, lo scempio fu immenso: costoni di monti furono inghiottiti e ridotti in piccoli granelli di sabbia. Il lavaggio della ghiaia fu smaltito buttando con le ruspe il fango nel torrente Argentina quando era in piena. Il fiume, divenne, una foresta fluviale, che fu portata via da una memorabile piena… quelli d’Arma furono letteralmente esondati…sentitamente ringraziano. I siti di tutte le cave non furono risanati, basta vedere il grande deposito di fango, che da oltre quarant’anni, sotto Agaggio, fa bella mostra di se. Gli ultimi massi per le scogliere dei porti turistici.
La Comunità Montana Argentina Armea, quanti progetti di bonifica ha partorito?
La chiusura delle trenta cave d’ardesia di Molini e Triora, sono ultimo assassinio. Veramente è un delitto che grida vendetta al cospetto di Dio. Le cave d’ardesia del chiavarese, erano ormai al lumicino, ed individuate le cave di Molini, quelli del Levante, si buttarono a pesce, sfruttandole per settant’anni sino ad esaurimento. Speriamo che, un domani, non crolli qualche collina di Molini. L’estrazione dell’ardesia venne fatta scavando galleria. Una volta estratta, l’ardesia veniva lavorata a Chiavari. Nulla false un incontro patrocinato da Mons. Barabino vescovo di Ventimiglia tra il sindaco di Triora e i proprietari delle cave, per poter lavorare il materiale ad Arma di Taggia vicino alla Ferrovia. Mons. Giacomo Barabino, li “chiuse” al secondo piano dell’episcopio, dicendogli che avrebbe aspettato la buona novella… la fumata fu nerissima, come il diavolo Mammona.
Ora, che la Valle ha dato tutto quello che aveva…è una Valle svenata. Pensate che, dal punto di vista viario, due corriere o due camion incontrandosi non riescono a transitare. La strada l’hanno lasciata così com’era. Cose che non succedono in Val Arroscia o in Val Roya, dove le super strade si sprecano! L’unica alternativa è sedersi, stendere la mano e chiedere l’elemosina? Visto che non teniamo santi in Paradiso, ci affideremo agli uomini di buona volontà!
Luì Cerìn.


La Comunità Montana: una palla ai piedi allo sviluppo della Valle Argentina.

Chi sono i colpevoli di questa catastrofe? La risposta è evidente: sono i politici di turno, che non hanno saputo programmare e per giunta erano sempre gli stessi. Basti pensare che un presidente ha governato per 35 anni! La Comunità Montana fu fatta “ad usum delfini”, si estese sino in riva al mare. Paesi come Castellaro, Pompeiana, Terzorio che cosa abbiano in comune con la Valle Argentina lo devono dimostrare ancora al giorno d’oggi. Sono gli unici paesi, che hanno raddoppiato la popolazione. Invece i paesi della Valle: Triora, Badalucco, Montalto, Carpasio e Ceriana hanno perso più della metà della popolazione.
Per regioni climatiche, la monocultura dell’ulivo ha portato al disfacimento della Valle. Se ne sono bene guardati di lusingare piccole e grandi imprese, che assorbissero manovalanza. Negli anni sessanta, ben otto corriere ogni mattina scaricano 400 persone sulla costa. Trovavano lavoro nell’edilizia, nella floricoltura, nel turismo… a lungo andare, sono rimaste sulla costa!
Il “Mostro” ha gestito miliardi, spesi sempre sulla carta. Ha finanziato strade, quando gli uliveti erano e sono di fatto abbandonati. Su cento bottiglie d’olio una sola è ligure. Hanno costruito cattedrali nel deserto. Eppure ancora oggi il “mostro” e coccolato e accarezzato e conteso, produce scandali a buon mercato.
Ora tocca al Vallone dei Morti ovvero dei Gamberi!
Correva l’anno 1884, la popolazione di Sanremo era di 15.716, le lottizzazioni per costruire le ville, case e i grandi alberghi con tanto di energia elettrica e l’acqua corrente erano magnificati su tutti i giornali! Correva una sola cosa l’acqua.
Le proposte più interessanti erano due: la società francese Galopin, Sue, Jacob & C. propose di derivare dal fiume Roja 172.000 m.c. al giorno, mentre la La Socieètè Llyonaise des Eaux e de le Eclarage offriva 20 litri d’acqua al secondo: 172.800 m.c. al giorno, dalle fonti che sono nella Valle Oxentina , comune di Badalucco. A questo punto l’Ing. Giovanni Marsaglia compera le sorgenti dal Credito Lyonese e il 12-06-1883 presenta il progetto e nel 1885 il 12 marzo inaugura l’acquedotto. Gli abitanti delle frazioni di Badalucco: Argallo, Ciabaudo Vignai, ammontavano a 300 anime, Badalucco oltre 2.000 persone. Questa valle divenne una riserva indiana: ai locali fu proibito innaffiare tutti i giorni , l’acqua era concessa una volta alla settimana, fu proibito il pascolo per non inquinare il terreno prospicienti alla fonti, era proibito il legnatico e il pascolo su 600.000 metri quadrati, i poveri Liguri Celto-Oxibi dovettero fare fagotto in nome di sua maestà del dio Denaro, della Civiltà, della Legalità e della Prepotenza ed subire angherie di ogni sorta.
Tutto questo mia nonna originaria d’Argallo ogni tanto me le raccontava, nelle sere d’inverno davanti alla cappa.
Ora questa Valle che doveva essere il volano di Badalucco, sarà rapinata totalmente dell’acqua, secondo una ultima legge votata di recente, strano ma vero sia da Destra che da Sinistra tutti si sono meravigliati, stupiti e incavolati. Uno dei pochi benefici sarà quello di allargare la strada”de Carene” per raggiungere il sito ( reputo i cinesi signori, quando fucilano un povero cristo, gli fanno pagare la pallottola!)
Ma la Provincia non sa che il sito ha un misterioso animale in via di estinzione: ivi nascono i gamberi di fiume, dunque propongo di salvare codesti piccoli animali dalla selvaggia estinzione, basta un liquame di una batteria per ucciderli tutti.
Perché si chiama Vallone dei Morti?
Per il semplice motivo che ci fu uno sanguinoso scontro tra i Francesi comandati da Massena e gli Austro-Piemontesi, vinsero i Francesi, ma le vittime furono così numerose, che il rio gli fu cambiato il nome da poetico Vallone dei Gamberi in quello di Vallone dei Morti .
La valle ha gli stessi abitanti del 1625.
Quattro secoli buttati al vento.
Sviluppo demografico del Ponente: anno 1871 – numero di abitanti:
Badalucco 2.371, Sanremo 10.051, Ventimiglia 7.269 abitanti, Bordighera 1.688, Taggia 4.331, Santo Stefano al Mare 650, Ceriana 2.547, Triora 5.008 (Triora e Molini di Triora).
Sviluppo demografico nel 1961:
Badalucco (paese 2006, comune 2174), Sanremo 47.609, Ventimiglia 20.153, Bordighera 9.861, Santo Stefano al Mare 1.278, Taggia (citta 4.023 comune 9.297), Ceriana 1.994, Carpasio 392, Montalto 315, Triora paese 605 comune 1.102, Molini di Triora paese 904 comune 1555, Castellaro 507, Pompeiana 567, Terzorio 245.
Andamento Demografico anno 2001:
Sanremo 50.608, Imperia 39.458, Ventimiglia Bordighera 10.292, Taggia 12.908.
Paesi della Comunità Argentina Armea: Ceriana 1.298, Badalucco 1.265, Molini di Triora 700, Triora 408, Montalto 388, Carpasio 184, Castellaro 1.044, Pompeiana 830, Terzorio 214.
Come si può notare, paesi come Triora, Montalto, Carpasio sono letteralmente scomparsi nel senso che 80% gli abitanti sono anziani. Pensare che Montalto aveva tre notai e tre medici. Badalucco ha perso 1.000 abitanti in un secolo, metà degli abitanti.
Ai politici, ai sindaci e tutti quelli che giostrano in politica c’è una parola: vergognatevi! Non solo l’avete saccheggiata, ma lentamente la uccidete.
Luì Cerìn
blog Luì Cerìn Seborga nel mondo


4 Risposte a “LA NOSTRA VALLE ARGENTINA”

  1. danilo Dice:

    Come non essere d’accordo? Guardandosi intorno poi l’amarezza non può che aumentare. Se poi come me ti chiami lanteri e tua madre è di Badalucco…
    In altri posti d’Italia registrano il marchio dei luoghi, lo difendono,lo promuovono con scelte INTELLIGENTI. Da noi “servono” porti e campi golf.
    La Comunità “Montana”(?) di cosa si occupa? Ah, già dei voti. Alla Madonna?
    Ingenui ! S.Agostino ebbe a dire:”Signore, rendimi casto, ma non subito !”. E io non sono credente. Ma il buon senso non arriva dall’alto. Ho impiegato un anno a fotografare la Valle. Sapete qual’è stata la difficoltà maggiore? Alzarsi l’inverno presto per fotografare una nevicata a Drego con vista mare, rischiando di precipitare dalla strada ghiacciata ? No. Casomai riuscire a presentare la MIA Valle bella come è scavalcando linee elettriche ormai in disuso da 15 anni, oppure scatole elettriche e telefoniche che partono dal campanile medioevale, o la cabina rossa della SIP davanti allo scorcio migliore. Un disastro ! In pratica ho fotografato un falso. Quello che si vede nella foto è un artificio. Di inquadratura e di photoshop ! Far finta che la Valle non sia all’abbandono aspettando di fotografarla con il fumo che esce da un comignolo o i panni stesi ! E, Taggia ? Allagata dalla lamiera ? INFOTOGRAFABILE. E parliamo di turismo? La Valle regalata agli inglesi ? Certo il solletico del “posto” in comune o in provincia o altro ente apposito al consenso ha avuto più facile presa sulla popolazione che non un progetto di costruzione di un turismo di qualità. L’unico accetabile per una valle. Dato però che i nostri politici ritengono “costruzione” sinonimo di cemento, eccoci serviti. La costa è diventata come un cimitero visto dall’autostrada . Buono per una visita , sempre poco entusiasmante, una volta all’anno. Ma chi vogliamo che venga qui da noi ? Anche l’ultimo sfigato può scegliere ormai posti più attraenti, civili ed economici dei nostri. Ed i nostri giovani “aspettare” che dall’ALTO delle colline imperiesi…

  2. Marco Oliva Dice:

    Ho letto il fantastico post di Luì Cerìn, e purtroppo devo constatare che ancora una volta la storia non ci insegna niente, abbiamo la memoria troppo corta.
    Resta il fatto che questo parlamento ha votato una legge per la privatizzazione della distribuzione dell’acqua (pazzesco) e che i signori che siedono in provincia non hanno trovato di meglio che localizzare una discarica ove nascono sorgenti d’acqua pura, cristallina, sempre più rara e sempre più preziosa.
    Mi auguro che gli abitanti della valle da Arma a Triora rispondano con una civile quanto ferma protesta, ad un progetto a dir poco aberrante, nel frattempo ringraziamo il presidente della provincia sig.Giuliano e il suo assessore all’ambiente??? sig.Bellotti.

  3. Luigi Cossi Dice:

    La Valle Argentina è uno dei luoghi più belli della Liguria e di tutta l’Italia.
    Pensare che ci vogliono fare una discarica mi vengono i brividi. E’ proprio vero che noi italiani non solo non sappiamo valorizzare le nostre bellezze, ma non sappiamo neanche vederle.
    Non ci meritiamo la terra che ci è stata data.

  4. MONICA.B Dice:

    bè a Cartagirone non piaceva l”idea che si ampliasse la discarica di ponticelli, li ci vede (per rissanare il sito) un bel campo da golf,magari pagato con i contributi europei e poi vicino ci vedrebbe anche un bel villaggio turistico. la provincia sarebbe felice Scajola ?, non posso immaginare la sua felicità guardando dal suo nuovo porto, tanta costruzione per il bene publico
    NON LASCIAMOCI INFINOCCHIARE


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