


Furono 12.717.923 i voti che ottenne la Repubblica e 10.719.284 quelli che riportò la Monarchia.
Siamo al 2 giugno del 1946, gli italiani sono chiamati al primo Referendum istituzionale, la scelta è di quelle importanti: si deve decidere se in Italia deve restare la Monarchia con il suo Re, oppure cambiare pagina e provare la Democrazia.
La Repubblica vinse con il 54,3% dei voti, contro il 45,7% assegnati alla Monarchia.
Le critiche del dopo voto furono feroci, si parlò di brogli e giochetti vari, ma si riscontrò non senza giustezza che al voto non furono ammessi circa 3 milioni di abitanti della Venezia Giulia che solo nel 1947 passa ai paesi vincitori della seconda guerra mondiale con il Trattato di Parigi.
Così, allo stesso modo, non fu possibile a tutti quegli italiani ancora internati nei campi di concentramento e comunque arrivati in Italia tra l’aprile del 1945 (data di chiusura delle liste elettorali) e il Referendum stesso.
Le polemiche si trascinarono per anni, ma la storia ormai era scritta.





















3 Giugno 2008 alle 11:31 am
Sembrano lontani i tempi in cui gli italiani sceglievano la Repubblica.
A quanto pare oggi negli italiani questa memoria si è persa: viene studiata a scuola, ma ciò non basta a formare una coscienza nazionale e l’identità del nostro Paese.
Ieri a Roma non c’era nessun ministro della Lega e probabilmente non c’era nessuno di quelli che domenica a Pontida inneggiavano allo stato padano, al federalismo, alla sicurezza dei cittadini contro gli immigrati, alla giustizia per chi lavora e contro i parassiti, e tutte le altre cose di cui si è parlato in questi mesi. La Lega fa uno stato a parte, uno stato con la esse minuscola che si riconosce negli indiani d’America, in Alberto da Giussano, in Umberto Bossi, in Calderoli e nei vari porcellum che vanno a spasso con loro.
Viva l’Italia, viva la pedania…