16 ANNI FA’ A CAPACI – IN RICORDO DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO


Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli »
(Mt 5,3-12)


GIOVANNI FALCONE:
“SAPER VIVERE CON LA PROPRIA PAURA”
“LA MAFIA NON E’ AFFATTO INVINCIBILE. E’ UN FATTO UMANO E COME FATTO UMANO HA UN INIZIO ED AVRA’ UNA FINE”


PER NON DIMENTICARE


CAPONETTO:
“E’ FINITO TUTTO”


Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
(Lc 6,24-26)


BORSELLINO IN UNA DELLE SUE ULTIME INTERVISTE PARLO’ DI MANGANO (CONDANNATO CON DUE ERGASTOLI E STALLIERE DI BERLUSCONI) COME UOMO DI RIFERIMENTO DELLA MAFIA NEL NORD.

LA MAFIA HA ASSOLUTAMENTE BISOGNO D’INVESTIRE E RIPULIRE GLI ENORMI SUOI CAPITALI. I MAFIOSI, CHE SONO MOLTO ORGOGLIOSI, METTONO IN RELAZIONE IL LORO FATTURATO CON QUELLO DI ALCUNI STATI MINORI, PER FAR CAPIRE CHE ORMAI SI PARLA DI “STATO DELLA MAFIA” CON TUTTE LE SUE REGOLE.

BERLUSCONI E DELL’UTRI ULTIMAMENTE HANNO DEFINITO MANGANO UN EROE. ESISTE PUBBLICATA SU YOUTUBE UNA BRUTTISSIMA INTERCETTAZIONE TELEFONICA DOVE BERLUSCONI E DELL’UTRI PARLANO DI MANGANO. NON VOGLIAMO PUBBLICARLA PER RISPETTO DELL’ISTITUZIONE CHE BERLUSCONI RAPPRESENTA

IL NOSTRO STATO PRIMA ANCORA DEL RISANAMENTO ECONOMICO HA BISOGNO DI UN FORTE RISANAMENTO ETICO. OCCORRE CHE LO SPIRITO DI FALCONE E BORSELLINO ENTRI NEL DNA DELLE NOSTRE ISTITUZIONI, PER IL BENE DI TUTTI NOI, DEL NOSTRO BENESSERE ED ANCHE DEI NUMEROSI MAFIOSI, VERE E DISPERATE VITTIME DEL LORO MOVIMENTO.


Sono le 17,48 quando su una pista dell’aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c’è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E’ la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.

Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell’Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il “suo” giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c’è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull’autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c’è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c’è il giudice che guida, accanto c’è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l’autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l’autostrada, l’aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall’esplosione la Croma marrone non c’è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.
Fu Buscetta a dirglielo: “L’avverto, signor giudice. Dopo quest’interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E’ sempre del parere di interrogarmi?”.

ALMA

Una Risposta a “16 ANNI FA’ A CAPACI – IN RICORDO DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO”

  1. Domenico Dice:

    quet’Italia di nani in tutti i sensi ha anche i suoi giganti. Grazie Giovanni Falcone e Paolo Borselino c’insegnate cosa significa essere uomini con dignità.


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