MASSIMO GRAMELLINI – LO STRUZZO E LA GALLINA


La storia di copertina di Tuttolibri (all’interno) racconta la parabola di Carolina Invernizio, scrittrice ultrapopolare per antonomasia che viene ripubblicata in questi giorni dalla snob Einaudi. Qualche ayatollah non mancherà di ravvisarvi i segnali della corruzione di quella raffinata casa editrice, da tempo entrata nell’orbita berlusconiana. In realtà la scelta dello Struzzo (animale simbolo della Einaudi) di rendere omaggio all’«onesta gallina della letteratura italiana» (come l’elitario Gramsci definiva l’Invernizio) costringe i contemporanei a essere un po’ più prudenti nello stroncare i successi di massa. E se fra cinquant’anni Moccia diventasse un classico e Fabio Volo un autore dei «Meridiani»?

Chi ci garantisce che nel 2148 le tesi di laurea in letteratura americana non discuteranno l’opera omnia di Dan Brown? In fondo è già successo con Salgari e al cinema con Totò. Sottovalutati dalla critica finché erano in vita per poi venire riabilitati da morti. Se l’«onesta gallina» di Gramsci ha oltrepassato i secoli, significa che non era tanto gallina. Di sicuro che era onesta.
Gli autori popolari si dividono in due categorie. Quelli che disprezzano il pubblico, la maggior parte. E quelli che lo rispettano e perciò si sforzano di farsi comprendere da lui. I primi, mossi dal calcolo di bottega, scompaiono nel dimenticatoio senza lasciare traccia. Ma i secondi resistono grazie al materiale inossidabile con cui sono costruite le loro opere: l’umanità. Un materiale che i critici non considerano mai abbastanza, forse perché in qualche caso ne sono privi.

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