IMPUNITI

19 12 2007


articolo a firma di MASSIMO GRAMELLINI
Le intercettazioni del Moggi decaduto sono un esempio di furbizia talmente temeraria da rasentare l’ottusità. Chiunque di noi, se avesse passato i guai suoi, tremerebbe a ogni trillo di cellulare e intratterrebbe gli ascoltatori su temi neutri come il maltempo e le correnti dell’Udc. Invece Moggi non rinuncia a essere Moggi. Forse gli piacerebbe tramare di persona, lontano da orecchie indiscrete. Ma non ce la fa. Per ispirarsi ha bisogno del portatile. Tutto intorno a te è uno slogan che avranno inventato pensando a lui. Usa l’ordigno persino per chiedere primizie sull’inchiesta che lo riguarda: a un poliziotto della Digos, in cambio di un biglietto di Roma-Manchester. Ma se già sembra incredibile la sfrontatezza di Moggi, che dire di quella dei suoi interlocutori. I quali, pur sapendo di parlare con l’uomo più intercettato d’Europa, continuano a chiedergli favori e consigli con tono deferente. Lo stesso calcio che in pubblico lo eleva a capro espiatorio, in privato non smette di riconoscergli il ruolo di ombelico del sistema. Il governatore Fazio lascia la Banca d’Italia e nessuno sente più parlare di lui. Invece Moggi resta Moggi, come se la perdita della funzione non avesse intaccato il suo potere. Soprattutto come se non si corressero rischi a telefonargli.
Passi per Moggi, è la sua natura: a 90 anni, ancora lo intercetteranno mentre tenta di comprare una dentiera usata in cambio di un biglietto di Molfetta-Barletta. Ma gli altri, tutti quei potenti che continuano a confidarsi sul telefonino con lui, possibile siano così impuniti da sentirsi così impunibili?


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