Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Luigi Architetto napoletano che ora abita a Londra. Credo che i motivi di riflessione siano più di uno.
alma
mi aggiungo a tutti i fratelli (d’Italia) costretti ad emigrare dal loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto a questo politico o a quel vescovo.
In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più precisi non mi è stata data nemmeno la possibilità di provare.
Ho 27 anni, sono di Napoli, mi sono brillantemente laureato in architettura lo scorso anno e quando, dopo qualche settimana, mi sono presentato nello studio del professore che mi ha seguito, lui senza troppi preamboli mi ha detto di andare via dall’Italia perché non c’è posto per nessuno, a cominciare dall’università, in cui ormai non cambiano neanche più i nomi sulle scrivanie tanto se le passano di padre in figlio come fossero un titolo nobiliare. Sconvolti, ma non troppo, da queste crude dichiarazioni, io e la mia compagna, anche lei architetto, decidemmo di fare i bagagli e partire. Venimmo a Londra, dove viviamo e lavoriamo da più di un anno. Si hai capito bene, lavoriamo, abbiamo una bella casa al centro di Londra e, cosa ancora più incredibile, riusciamo a rispiarmare, a mettere ogni mese qualcosa da parte per poter un giorno, non so, comperare un casa, aprire una nostra attività. Tutte cose che nel nostro Paese e nella nostra città ci sarebbero state negate. Probabilmente ora saremmo ancora a casa dei nostri genitori lavoricchiando come schiavi in qualche studio per 400 euro al mese.
Lo so è difficile, ci vuole tanto coraggio e tanta forza per stare lontano dai tuoi genitori, dai tuoi fratelli e dai tuoi amici, ma qui tutto è diverso. Quel che più mi ha colpito in questo anno è il rispetto che si ha per il lavoro e per la preparazione, qui il concetto di ‘lavoro nero’ non esiste. Ho provato a spiegarlo ai miei colleghi ma a loro sembra qualcosa di fantascientifico: lavorare senza contratto, senza tassazione e senza una posizione riconosciuta è inconcepibile.
E’ vero, quando parli dell’Italia la battutina sulla mafia esce sempre, ma non ci sono preconcetti o pregiudizi, se fai il tuo lavoro onestamente e con impegno non importa da dove vieni, che dio veneri, di che colore hai la pelle o con chi fai l’amore. Nel mio studio siamo in tredici e di sei nazionalità differenti. E’ cosi`ovunque, la multiculturalità qui è una realtà. L’informazione funziona, i trasporti pubblici sono, forse, i più cari al mondo ma funzionano: se la metro fa un minuto di ritardo l’autista ti chiede scusa ad ogni fermata; ci sono, dove possibile, piste ciclabili e zone verdi, tutti i musei sono gratis (perché la cultura è di tutti). Le tasse (il livello è paragonabile a quello italiano per il lavoro dipendente con quattro fasce di contribuzione) vengono direttamente prese dal tuo stipendio così non ti devi preoccupare di nulla e ogni anno, se hai pagato qualcosa in più ti viene immediatamente restituita. Aprire una partita iva non costa quasi nulla e cominci a pagare tasse solo se superi le 5000 £ di guadagno in un anno (ovviamente solo se non hai altri redditi). Aprire, chiudere, gestire un conto in banca non costa niente, per i conti base. Sono anni ormai che le unioni gay sono riconosciute dalla legge allo stesso modo di quelle etero. Insomma le differenze sono abissali, quelli che da noi sono obiettivi qui sono ormai diritti consolidati. Non so se mai tornerò in Italia, ma certo non ora, ormai mi sento lontano anni luce, vedo le cose in un’altra prospettiva. Io amo il mio paese. Qualcuno potrebbe dire che sono un codardo che è scappato senza lottare, che ha preferito andare via piuttosto che impegnarsi personalmente. Non so, forse è la verità. Personalmente ho deciso di vivere la mia vita nel migliore modo possibile e se il mio paese non mi dà la possibilità di farlo, di costruirmi una mia vita, allora non mi sento un vigliacco ma forse un esule.
Grazie.
Luigi






















18 Gennaio 2008 alle 1:53 am
Credo che deve essere data la possibilità a tutti gli altri fratelli (d’Italia) che come non sono stati costretti da nessuno ad emigrare dal loro paese, perché mi è sempre stato insegnato a non chinare il capo davanti a nessuno e a non chiedere a nessun politico o vescovo nessun aiuto. Spero lei possa darmi la possibilità di replicare alla lettera di Luigi che ha pubblicato. Sono architetto anche io, laureato a Napoli col massimo dei voti all’età di 25 anni. Non sono napoletano ma vivendo qui da dieci anni è come se lo fossi diventato. Poi un premio di Laurea Nazionale, poi un Master e in seguito un Dottorato e mille esperienze di lavoro. Volevo potere avere la possibilità di ulteriori riflessioni alla citata lettera. Certo di ragioni di rimanere in Italia sembra, soprattutto negli ultimi anni, ne siano rimaste ben poche. E’ da tempo che oramai si sente parlare di questo estero come la panacea di tutti i mali della società italiana. Io ho sempre puntato alla mia formazione per poter restare in ambito accademico, e perseguo questo mio desiderio da anni.
Ho avuto la fortuna di lavorare con dei professori della facoltà di Architettura che mi hanno insegnato l’impegno e l’onestà intellettuale. Appena laureato non ci sono stati mezzi termini, se ero interessato a fare carriera nell’università o con le mie forze o nulla. Infatti le prove concorsuali di Dottorato le ho fatte in ben quattro atenei diversi e superate in tre. La lettera mi lascia alquanto perplesso. Dichiara che è stanco di chinare il capo o chiedere aiuto a quel politico, per poi ammettere che non ci ha nemmeno provato. Insomma ai sentito dire ci si stanca e diventano nel tempo delle scuse. Se il professore a cui si era presentato gli ha comunicato che non c’era posto per nessuno, qualcuno gli avrà anche chiesto se questo posto c’era o no? Con questo sono cosciente dei problemi di baronato in cui versano le Università italiane, ma nel mio piccolo e come Professore a Contratto non ho dovuto chiedere nulla a nessuno ed ho fatto leva unicamente sulla mia passione e sulla voglia nel mio piccolo di poter cambiare le cose. Certo se dicessi quanto si guadagna con le docenze a contratto si rimane sbalorditi e tutti si convincerebbero ad emigrare immediatamente; ma che senso hanno il senso del dovere e la passione per noi che invece il nostro paese ci piace viverlo? Si sa che l’estero e più precisamente Londra in questi ultimi anni offre un mercato del lavoro molto più dinamico del nostro e gli indubbi vantaggi di una politica diversa dalla nostra. Egli afferma che tutte le cose che avrebbe voluto gli sarebbero state negate qui in Italia, ma mi chiedo come è possibile affermare questo se, a quanto afferma, non ha provato a cercarsele.
Credo che oramai non meraviglia più sapere che un emigrante trova lavoro all’estero, soprattutto per noi italiani che da laureati siamo molto ricercati sul mercato estero. E insisto affermando che sono fuori da casa dei miei genitori anche io dall’età di 18 anni e che mi mantengo autonomamente, riuscendo a metter anche qualcosa da parte, da quando mi sono laureato e qui in Italia non a Londra!! E allora perché meravigliarci se chiunque va a Londra riesce a trovare un qualsiasi lavoro, e tralasciare chi rimane qui in Italia e ci rimane con la stessa passione con cui gli altri se ne vanno? Certo la piaga del lavoro nero in Italia è una realtà, non lo nego; la mafia è una realtà ma ho sempre fatto e continuo a fare il mio lavoro con impegno e nessuno qui a Napoli mi ha detto mai da dove vengo, né di quale religione sono o con chi faccio l’amore. Ma ogni paese ha un suo preciso modo di evolversi nel tempo, e spero che i diritti, la puntualità dei tram, le tasse, siano questi problemi che l’Italia possa risolvere il prima possibile, forse con una classe politica nuova che io stesso posso cambiare esercitando il mio diritto di voto. Credo che chi italiano vada all’estero nota soprattutto le differenze col nostro paese ed è disposto in primis ad adeguarsi alla “nuova vita” più che cercare di cambiare le cose rimanendo. Insomma la lettera di Luigi non mi meraviglia, basta leggere i blogs di chi italiano ha deciso di vivere all’estero per rendersi conto che dicono tutti la stessa cosa.
E volevo precisare una cosa che sembra incredibile: anche a me lo stato italiano mi ha rimborsato le tasse che ho pagato in più con la precedente dichiarazione dei redditi. Insomma penso che qualsiasi scelta sia giusta e lecita, ma più volte leggo e sento di persone italiane che per esterofilia pensano di aver raggiunto uno status quo differente.
In ultimo volevo citare una mia esperienza avuta proprio con una coppia di colleghi architetti anche loro a Londra. A parte lo spaesamento dei primi giorni, in circa due settimane trovano entrambi lavoro. La prima cosa è stata mandare una mail in cui già decantavo le differenze e gli alti guadagni nella città londinese, tanto che in un primo momento ho pensato: “parto subito”, ma non ci sono cascato. Perché poi ho pensato che gli stessi decantavano le differenze e disprezzavano l’Italia quando da architetti nemmeno Firenze avevano mai conosciuto (come dire che un giornalista non sa chi è E. Biagi) e che anzi cercavano un aiuto, la classica raccomandazione, per superare l’esame di stato da architetti qui in Italia. Perché è vero avevano poco tempo per studiare lavorando già a Londra, ma certo non avevano dimenticato quella italianità che avevano tanto criticato precedentemente e che alla fine, con il loro atteggiamento, avevano finito per alimentare. A me l’Italia sta dando molto, combatto e lotto ogni giorno affinché possa realizzare i miei sogni e se un domani l’estero dovesse esserci nella mia vita sarò convinto che non sarà mai perché il mio paese “non mi da la possibilità di farlo”, ma per completare la mia formazione di Architetto e non in ultimo quella accademica. Penso che sia un atteggiamento tipicamente italiano quello di lamentarsi senza essersi impegnati in fondo perché una cosa accada; in fondo il nostro caro amico Luigi un domani potrebbe anche chiedersi cosa sarebbe diventato in Italia se si fosse impegnato sin da subito, senza “piegare il capo” o chiedere “aiuto a questo politico o a quel vescovo”.
Donato
21 Febbraio 2008 alle 7:56 am
Sono un architetto napoletano che come altri miei colleghi è emigrato dal nostro paese ormai da 12 anni, naturalmente ancora felice di non aver dovuto chiedere aiuto a nessun politico a nessun vescovo e tantomeno a nessun malavitoso che dir si voglia, purtroppo la nostra società è satura di alcuni personaggi. Dire che mi sento realizzato professionalmente sarebbe una bugia. Magari perchè sono capitato in un paese dove la preparazione professionale e la visione dell’architettura è completamente differente dalla nostra. Chiaramente parlo del Venezuela, un paese affascinante, pieno di contraddizioni che si riflettono così chiaramente nella sua architettura cittadina. Per chi si è fermato a leggere questa mia lettera, sono qui per confidare il mio desiderio di virare e così definitivamente cambiare la rotta della mia vita professionale, verso un nuovo paese che mi possa accogliere, condividere ed apprezzare le mie capacità professionali rivolte e dedicate da tanti anni allo studio ed applicazione della BIO ARCHITETTURA.
Sarei contento di scambiare pareri o condividere altre esperienze così come è accaduto oggi, se qualche mio/a collega ha qualche idea su quale paese scegliere per vivere una nuova esperienza nella mia vita professionale la ascolterò con molto piacere.
con affetto: Massimo G.
5 Aprile 2008 alle 12:19 pm
Salve sono una neolaureata in architettura da una settimana! Anche io vorrei andare a lavorare nel Regno Unito!!!! Navigo da giorni su internet alla ricerca di una borsa di studio in qualsiasi campo dell’Architettura ma non ho ancora trovato nulla. Sono disposta a prendere le valigie e partire da un momento all’altro pur di fare questa esperienza, ma non so dove cercare.. il sito del Ministero è confusionario così come il bando Leonardo da Vinci!!!
13 Aprile 2008 alle 8:08 pm
Sono capitata in questo sito per caso, e la lettura di questi post mi ha coinvolto subito. E spiego perchè: architetto 33enne, da quattro anni lavoro (in Italia, più precisamente in Toscana) alternando l’insegnamento e la professione. Il mio grande sogno era, ed è, quello di lavorare all’estero come architetto. Forse perchè durante gli studi ho fatto una breve esperienza di lavoro (cameriera) a Londra, e ne sono rimasta entusiasta. Forse perchè mi sono stancata di lavorare molto e guadagnare poco, per di più al nero. Rispondo a Donato: sei certamente un ragazzo in gamba, che sta riuscendo in ciò che vuole. Ma guardati intorno: la mafia e il lavoro nero, tanto per dirne qualcuna, sono piaghe purulente che bloccano lo sviluppo del nostro Paese. Non minimizziamo i nostri mali, le nostre colpe, le nostroe vergogne. E’ una vergogna che un lavoratore debba accettare di lavorare al nero, pur di lavorare. Che si tratti di un architetto, un muratore, una parrucchiera, non fa differenza.
Sai perchè voglio andarmene nel Regno Unito (o dovunque sia possibile lavorare in modo pulito e decoroso)? Te lo spiego in due parole. Nel 2001 sono partita per Londra, alla ricerca di un lavoretto estivo. Dopo una quindicina di giorni ho trovato un lavoro come cameriera. Ci ho lavorato venti giorni, perchè dovevo rientrare in Italia per gli esami universitari. I capi sapevano benissimo che sarei rimasta poco tempo (Londra d’estate è invasa da stranieri alla ricerca di lavoretti temporanei) eppure…MI HANNO ASSICURATO! Per venti giorni! Da loro il lavoro nero non esiste, non è nemmeno concepibile. Tornata in Italia avrei potuto (addirittura) riconvertire i contributi per unirli a quelli italiani. Contributi che in Italia nessuno mi aveva mai pagato fino a quel momento, pur avendo già lavorato sei mesi in uno studio professionale.
Qualche anno dopo, per pagarmi gli studi, ho lavorato come cameriera in un pub nella mia città. Sono rimasta in quel locale per due anni (2 ANNI) e il proprietario non si è mai nemmeno sognato di assicurarmi…
Tra l’altro il lavoro era anche un po’ rischioso, poteva succedere di tagliarsi con i bicchieri, scivolare, farsi male…Ma niente, lui non assicurava nessuno dei suoi 5 camerieri.
Ecco perchè voglio andarmene dall’Italia: perchè sono stanca di questo Paese.
23 Maggio 2008 alle 11:15 am
LUIGI BUONGIORNO, LA TUA LETTERA MI HA CONFERMATO CHE SE UN’ITALINO VUOLE EMERGERE DEVE ANDARE VIA DALL’ITALIA,SOPRATTUTTO SE E’ UN MERIDIONALE..
IO HO UNA PICCOLA AZIENDA ARTIGIANALE NEL TARANTINO CHE PRODUCE DIVANI E TENDAGGI, ANCHE SU MISURA, SIA IN PELLE CHE IN TESSUTO, .
DA TEMPO CHE LAVORO PER L’ESTERO, MA NON RIESCO A TROVARE UN’AGGANCIO GIUSTO CHE MI FACCIA PRENDERE IL VOLO, SAREI DISPOSTO A TRASFERIRMI ADDIRITTURA CON LA MIA FAMIGLIA, AFFINCHE’ I MIEI FIGLI POSSANO AVERE DA SUBITO DELLE POSSIBILITA’ DI LAVORO CHE QUI E’ IMPOSSIBILE TROVARE,
PER TE E’ STATO PIU FACILE MOLLARE TUTTO,MA IO, ANCHE SE IL DESIDERIO E’ FORTISSIMO, HO LA NECESSITA’ DI AVERE DEI CONTATTI SOLIDI PER FARE IL GRANDE PASSO.
CHIEDO AIUTO A TE, E A QUANTI LEGGERANNO QUETA LETTERA,SE NE AVRANNO LA POSSIBILITA’ DI CREARMI DEI CONTATTI,VISTO CHE L’ARTIGIANATO ITALIANO COMUNQUE E’ RICHIESTISSIMO IN TUTTO IL MONDO.
SPEDITORUBINO@LIBERO.IT
2 Giugno 2008 alle 1:58 am
Ok allora andiamo tutti all’estero. Nessuna delle risposte ha tenuto conto della lettera di Donato che mi sembra appropriata a quanto dice Luigi. Sono concorde con lui quando dice che è il classico modo dell’italiano quello di lamentarsi sempre. In fondo è sempre più comodo guardare all’erba del vicino ma ci sarà pure qualcuno che in Italia ce la sta facendo? Io penso proprio di si e sia lui che io forse ne siamo un esempio positivo, e guardate bene che ho lavorato all’estero ed anche per molti anni. Ma penso che ce ne siano tanti altri. Importante è anche vedere non solo se il lavoro si trova ma se si stà facendo quello che veramente si vuole.
Alla fine qualsiasi scelta è giusta ma non riesco a comprendere questo pessimismo e lassismo generale e questo parlare male dell’Italia che non sopporto più. Oppure andarsene e non rimarcare più le differenze con il nostro paese. Penso infine che in quanto esule a Luigi nessuno lo abbia costretto ad emigrare e che se ha concluso pensando che qualcuno possa pensare di lui che è un vigliacco bè forse un pò deve averlo pensato lui di se stesso. E’ facile penso parlare da un paese che ti sbatte il lavoro in faccia.
Auguri a tutti comunque
21 Luglio 2008 alle 8:16 pm
vorrei rispondere al caro Donato,
..carissimo collega, io sono architetto laureta da circa 7 anni, devo dirti che hai l aria del saputello,..io tutta questo amore reciproco con il nostro caro paese non lo vivo , anzi ti diro..sono molt ma molto incazzata,
sono anni che ho contratti a termine cambio città da circa 4 anni, eppure laureata con il massimo dei voti, con lode ..un dottorato che non mi è stato concesso…e 2 master che non dirò.carissimo sono arrivata a pensare di iscirvermi ad un altra facoltà , perchè la mia grande passione è SVANITA!RIPETO svanita!capito!eppure ero una delle prime del mio corso.. ma chissa’ perche’ uno in questo paese .. deve accettare certe cose per andare avanti.non ci sto’.
23 Luglio 2008 alle 4:22 am
“Gli italiani sono inaffidabili…gli stranieri sono perfetti…” Una reazione comune a chi va all’estero o rimane frustrato in Italia è quella di cominciare a disprezzare la propria cultura e ad esaltare quella straniera. Di fatto, questo atteggiamento ha origine dalla stessa tendenza – erronea – di generalizzare la realtà per arroccarsi su posizioni difensive di chiusura e di isolamento. Disprezzare una cultura, sia essa la propria o quella degli altri, è un sistema troppo semplice e troppo sbrigativo per negarla e non riconoscerla. La conseguenza, meno impegnativa del disprezzo, è la fuga in una dimensione immaginaria, nella quale si selezionano solo
gli aspetti che ci sono più congeniali. La cultura straniera diviene così il nostro “Paese delle meraviglie”. In genere questi atteggiamenti non possono durare a lungo…..così Luigi ora che sono due anni che vive lì avrà iniziato a notare cose che anche a Londra non vanno, tipo…..le baby gang??? Ne vogliamo parlare? Tempo fa uscì sul “Venerdì di Repubblica” un bel Dossier che consiglio di leggere a tutti; era intitolato “Quante Napoli ci sono in Europa?” Spiazzante….quindi a Luigi che seppur esprimendo un suo parere con la sua scelta non ha fatto nulla di particolare: ha fatto quello che fanno moltissimi italiani su blog e blog che alla fine leggeranno solamente che li ha creati e cioè parlano male dell’Italia. Ma se fuggire all’estero, per poi sentenziare da lì, lo fa stare meglio faccia pure. Forse tra un po’ ritornerà in Italia a casa da mammà mangiando i maccaroni e sentendosi figo con gli amici, quando avrebbe fatto meglio a lavorare sin da subito e non sentirsi migliore perché “non ha chiesto raccomandazioni”. In fondo che ci era andato a fare dal professore nella sua università, vista la risposta che gli ha dato? Ragazzi sveglia……..ed in ultimo volevo rispondere a mimì, forse Donato avrà anche avuto l’aria del saputello ma ha detto le cose per cognizione di causa, Luigi no. Se noti le risposte alla lettera sono tutte per avvalorare quello scritto nella lettera di Luigi ed una in cui si afferma il contrario tu gli dai del saputello? Sono cosciente dei problemi che passa l’Italia e soprattutto la mia città ma anche io ce l’ho fatta senza le così dette “raccomandazioni”; siamo casi assurdi? Ebbene anche nel nostro paese, come in tutti gli altri, se si ha la voglia e le competenze alla fine vengono ricompesate. Una soluzione ce l’hai anche tu, andare all’estero e continuare a sputare sull’Italia, sai dall’estero fa più figo.
Romina da Napoli
25 Luglio 2008 alle 11:19 am
Sono conocorde con Romina…inoltre se la passione è finita a mimì non era forte come pensava e seguire un altro corso di laurea non le servirà a migliorare la sua posizione. Il fatto che noi in Italia siamo abituati al posto fisso…..e poi chiedo a mimì hai provato a fare prove di dottorato in altre facoltà? Secondo me se uno vuole nel più profondo una cosa la riesce ad ottenere, ma dire che non mi è stato concesso mi sembra pretestuoso. Anche io ho fatto un dottorato senza aiutini vari, e l’ho fatto in un ateneo diverso dal mio e ce l’ho fatta, ma qui mi sembra sempre che fa più comodo vedere sempre e solamente le cose che non vanno. Tra qualche mese mi trasferisco all’estero ma non per le motivazioni fin qui addotte, ma per fare una esperienza di vita, perchè andarmene pensando che il mio paese sia sempre e solo come lo dipingete voi non mi va. In fondo chi purtroppo da immigrato viene qui nel nostro paese pensa di aver trovato il meglio…..è inutile l’erba del vicino è sempre più verde….
Roberto
28 Settembre 2008 alle 10:44 pm
Io dico solo una cosa ai difensori del sistema italiano, o dell’italian style come alcuni lo definiscono:
Italia-architetto laureato e iscritto all’albo, primo mese in uno studio, dopo un anno passato in un altro.
condizioni di lavoro: non retribuito, non assicurato, nessuna prospettiva certa per il futuro (il classico vedremo come andrà).
Germania-studente di architettura, prima esperienza lavorativa come tirocinante:
condizioni di lavoro: retribuito, assicurato, orario di lavoro fisso, verasmento contributi.
Scusate se ho qualche dubbio sul sistema italico…
p.s. questo è un solo esempio di ciò che non va, ricordando che è logico che qualcuno c’è la fa, ma a confronto del numero di quanti vengono sfruttatti e si “prostituiscono” in senso lavorativo, io dico: IO NON CI STO!
Ho studiato, i miei genitori hanno investito gran parte delle loro forze su di me! se devo sentirmi dire ” ti do un rimborso spese di 100 euro per un mese di lavoro, 8 ore al giorno ” io dico in questo paese c’è qualcosa che non va!
Un paese che si basa e si fonda sulla cultura come l’Italia non può tagliare i fondi alle Università, se lo fa elimina il suo futuro!
29 Settembre 2008 alle 12:35 pm
rispondo a gabrile, facendogli presente che anch’io ho fatto parte dei ragazzi che a fine mese gli veniva data la mancetta di 100 euro. Capisco il tuo rammarico per la situazione, ma pensa al fatto che tu non sei li per lavorare ma per imparare una professione. Io l’ho fatto per 3 anni, ho cercato di “rubare” il mestiere e di preparmi ad essere padrone di me stesso. La situazione in cui ti trovi oggi e in cui mi sonop trovato io alcni anni fa, è un limbo, ma tocca a te tirartene fuori. SOLO A TE. Non ci può essere ne mammà ne papy di turno.
Toccherà a te decidere il momento di spiccare il volo , e sopratutto capire se 6 in grado di volare nel mondo reale. Sino alla laurea si gioca a fare i grandi, ma fuori il mondo è ben diverso.
Sbattitti + che puoi, e cerca di conoscere quante + persone puoi. Ogni conoscenza è un probabile lavoro. Il mio boss dell’epoca diceva che si lavora con gli amici e mai con i nemici.
Inoltre se proprio non sai cosa fare perchè sei senza lavoro, vattene in un bar e parla dicendo quel che fai. Qualcuno ti chiederà consiglio e potrebbe essere anche un lavoro.
1 Ottobre 2008 alle 11:08 am
Vorremo entrare in contatto con un giovane architetto italianoresponsabile della rete Archimutuo nel Regno Unito .Il candidato ideale e`un giovane professionista Italiano o inglese con una perfetta conoscenza della lingua italiana RESIDENTE nel Regno Unito preferibilmente a Londra con esperienza nella progettazione di interni con buona conoscenza di Archicad o Autocad. Il responsabile di rete sara` il referente della direzione Italiana per lo sviluppo del prodotto Archimortgage Nel Regno Unito. Si invitano i candidati a visitare il ns sito http://www.archimutuo.it e se interessati di inviare una email a network@archimortgage.co.uk con oggetto: rif. Manger Uk.L`email dovra` essere corredata di un curriculum completo in italiano e foto personale, con la autorizzazione al trattamento dei dati personali. Ai fini di una prima considerazione delle candidature sara` necessario inviare in allegato un portfolio lavori di interni realizzato.Sara`inoltre gradito un commento sul prodotto Archimutuo. La retribuzione e i risvolti sulla carriera professionale sono di sicuro interesse e saranno discussi in sede di selezione individuale.E` INDISPENSABILE FORNIRE UN CONTATTO SKYPE.
5 Ottobre 2008 alle 4:31 pm
Ciao, mi chiamo Simona e anch’io come altri, ho letto per caso queste lettere.
Sono laureata in architettura da tre anni, ho cambiato due studi in due anni e nel 2008 ho fatto un Master.
Attualmente sono senza lavoro, sto cercando qualche studio nella mia città, Palermo, dove se non hai le “conoscenze”, raramente qualcuno ti dà la possibilità di un lavorare.
Vorrei mandare il mio C.V. all’estero ma la nostalgia per chi lascerei se facessi questa scelta e la frustrazione per non averla ancora fatta sono il mio pane quotidiano .
Volevo puntualizzare due cose, sperando di non apparire saccente:
- andare all’estero non significa non amare il proprio paese o peggio, rifiutare la cultura che c’è in Italia, anzi; più semplicemente, scegliere un Paese dove ancora c’è un amor di patria e un rispetto della dignità umana.
In Italia tutto questo c’era, basti citare Togliatti, De Gasperi, Gramsci e potrei continuare; il declino è iniziato dalla seconda repubblica.
-certamente scegliere di restare in Italia è altrettanto coraggioso, o forse,in realtà è solo tanto tanto comodo se sei “figlio di famiglia”; tuttavia difficilmente riuscirai ad essere quello per cui hai studiato o quello a cui ambisci, poiché vince il clientelismo e non la meritocrazia.
Dunque, condivido quello che ha espresso Luigi, quasi pienamente, e non credo che disprezzi il suo Paese.
Per rispondere a Donato dico, che essere professore a contratto, sempre se entri nelle grazie dei professori che assegnano il posto, non è così difficile; ma dopo sei anni non puoi più esserlo, dopo essere stato confermato ogni anno se ti và bene, dopo cosa fai ?
In ogni caso restare in Italia e impegnarsi allo stesso modo non è così semplice, perchè per ottenere qualcosa devi sempre perdere tanto tanto tanto tempo, nel frattempo sei già diventato anziano e non sò quanti progetti in senso figurato e architettonico avrai realizzato.
allora: un in bocca al lupo a tutti!
Se era possibile desideravo contattare Luigi per lavorare a Londra.
Grazie!
6 Ottobre 2008 alle 11:49 pm
Voglio puntualizzare una cosa……si dovrebbe dare la stessa importanza a chi rimane in italia così come chi vuole andarsene. Simona scusa ma hai letto bene la lettera di Luigi? Senza nemmeno sapere come sarebbe andata lui è partito così di punto in bianco. Scelta leggittima, certo. Ma Nella risposta di Donato c’era un appunto da non sottovalutare: anche lui era andato dal Prof. a chiedergli qualcosa; poi però va via sentenziando che non ha chiesto nulla a questo o a quel politico o addirittura a Vescovi??? Mà sarà che in Italia abbiamo tanti problemi, ma come sempre vedo che siamo un popolo di disfattisti che non riusciamo a vedere al di là del nostro naso. Io non credo che Luigi o chi per lui sia meglio di me per il fatto che è andato all’estero, non è il primo e non sarà l’ultimo. Non capisco anche l’esigenza di spiegarlo qui. Mettete “lavoro Londra” su internet….. ce nè a bizzeffe soprattutto in architettura, forse in questo periodo meno ma ce nè. Quindi fà più scalpore uno che se ne va sbattendo la porta in faccia al suo paese, per poi riaprirla un pò scrivendo che non ci aveva nemmeno provato. Mi interesserei più di quei giovani che rimanendo credono di poter costruire un qualcosa di migliore. E poi sono convinto che fatta l’esperienza di un pò di anni la maggior parte ritorna, perchè si è vero lavori a Londra come architetto ma sempre il caddista farai e lavorerai per qualcun altro. Un progetto tutto tuo Simona non credo che andando a Londra te lo offrono bello e buono. Non credete alla chimera che l’esetero è la soluzione di tutto. Ad ogni modo apprezzo chi come te o Donato, o chi come voi, comunque ce la sta mettendo tutta e per te che lavori in questo campo non serve conttattare luigi per lavorare a londra (non fare la classica italiana!!). Digita su internet “lavoro londra” e vedrai quanti luigi esistono, che dopo la bella esperienza tornano comunque nel BEL PAESE.
Federico
21 Ottobre 2008 alle 1:15 pm
Ciao a tutti, sono Chiara
a luglio scorso mi sono laureata, e da settembre cerco lavoro io abito in provincia di Napoli e vi confesso che qui cercare lavoro è quasi inutile, cerco qualcosa di momentaneo che mi permetta di fer un minimo di esperienza nell’attesa di sostenere l’esame di abilitazione.
Ho fatto vari colloqui, e vi dico che il rimborso spese era pari a 100 euro mensili in uno studio, 150 in unaltro e comunque in media non superavano i 200euro.
Ora ho deciso di non fare niente e di dedicarmi allo studio visto che tra meno di un mese ci sarà l’esame…e poi mah pensare di andare a Londra anche perchè mio fratello stà lì per un corso, ma la cosa che mi spaventa è:
POSSO ANDARE A LONDRA SENZA ESPERIENZA, E FARE COLLOQUI???
E SE PERDESSI SOLO TEMPO E NON RIUSCISSI AD OTTENERE NULLA???
2 Dicembre 2008 alle 5:31 pm
L’inghilterra pagherà la crisi finanziaria e di molto anche. Quindi se siete intenzionati a partire ora per londra io ci penserei su.
http://www.italiansinfuga.com/2008/10/29/crisi-disoccupazione-per-la-city-di-londra/
2 Dicembre 2008 alle 7:38 pm
Caro alma, visto che non sai chi ringraziare per il fatto che abbiamo l’autostrada più cara d’Italia, una situazione ferroviaria penosa e, soprattutto per la questione dell’aereoporto di Albenga, permettimi di fare un bel ringraziamento a tutti coloro che alle ultime elezioni comunali, provinciali, regionali e nazionali hanno votato Sciaboletta o qualche suo rappresentante; però vorrei farlo imitando Totò: hai presente il film Totò a colori quando il nostro grande comico è alle prese col pittore che copiava Picasso?
Grazie, un saluto e, spero, una risata
23 Gennaio 2009 alle 11:52 pm
scusa luigi….ma dal proff cosa c’eri andato a fare se poi ti ha risposto in quel modo????
31 Gennaio 2009 alle 8:39 pm
per quello che sta accadendo a londra sui licenziamenti per la crisi e per il fatto che la tanto civile coabitazione (alle volte forzata) con gente di altri paese sta dando i suoi frutti con le proteste da parte della manovalanza locale ad utilizzare gente del luogo, caro luigi mi sa che tutto il mondo è paese. Quando finisci il giro di giostra faccelo sapere, che di persone che parlano male dall’italia dall’estero ne abbiamo le tasche piene, figuriamoci poi degli stessi italiani…..
2 Febbraio 2009 alle 11:20 am
Mi permetto di “incollare” una lettera odierna 02-02-2009 pubblicata sul Corriere della Sera, rubrica Italians, al fine di chiarire un po’ meglio la situazione riguardo alle presunte rimostranze nei riguardi dei nostri connazionali in Gran Bretagna:
UK, migliaia di lavoratori in sciopero: il retroscena
Gentile Severgnini e cari Italians, e’ vero che i media italiani sono più interessati a pubblicare calendari con donnine in vario stato di nudità, notizie su quel che succede in programmi tipo “Grande Fratello” e come se la stanno passando i VIP di turno anziche’ informare la gente di quel che succede nel mondo. Non ho trovato niente su quel che sta succedendo in Gran Bretagna grazie ad un’altra “truffa” all’italiana. In breve: mesi fa, la compagnia petrolifera Total indette un bando per l’allargamento di una sua raffineria a Lindsey, nel Lincolnshire. Valore del contratto circa 200 milioni di sterline, vinto dalla ditta italiana Irem. Le paghe promesse sono così buone che la Irem non ha problemi a far arrivare 300 lavoratori italiani e portoghesi che trovano abitazione nei dintorni. Dopo un po’ – tutto il mondo è paese – gli ‘immigrati’ parlano con gli ‘indigeni’, e si viene a sapere che gli immigrati vengono pagati la metà di quel che un indigeno avrebbe percepito se assunto, come da accordi sindacali. Questo viene risaputo e subito scatta un boicottaggio della Total seguito da una catena di scioperi di solidarieta’ – e questo è un punto interessante – sia per i lavoratori inglesi non assunti in primis ed anche per gli ‘immigrati’, giudicate anche loro vittime di “mafiosi” (parole usate da sindacalisti intervistati dalla Bbc!). Notare il punto forte: nessuno dice che i lavoratori provenienti da paesi Eec non abbiano diritto a lavorare, ma se le compagnie che vincono i contratti non rispettano gli accordi nazionali e’ meglio che le direttive Eu non siano prese in considerazione, visto che gli ‘indigeni’ costeranno molto di più di gente che emigrano per guadagnare una misera pagnotta. Morale della favola: il 30 gennaio 2009 migliaia di lavoratori stanno scioperando in tutto il paese. Brutti giorni per la Comunità Europea, altra bella figura per la povera Italia! Cordiali saluti,
Ermanno Nuonno, info@endaconsultants.com
3 Febbraio 2009 alle 12:24 pm
secondo me la figura la stanno facendo anche gli inglesi e poi Roberto tutto il mondo e paese…..ti voglio ricordare che anche in UK c’è il grande fratello e che tra gli adolescenti intervistati c’è la media del’85% che vorrebbe diventare come vittoria e David Beckam, lo stesso che succede qui in italia con veline e calciatori…..però l’erba del vicino, chissà come mai, è sempre la più verde
3 Febbraio 2009 alle 10:16 pm
La lettera l’ho copiata ed incollata così com’era scritta, se leggi con più attenzione cara Lucia, nell’introduzione l’autore ha voluto solo evidenziare come i giornali e le televisioni italiane pubblichino e trasmettano TUTTI alla stessa maniera (di solito in tono allarmistico e pettegolo) le notizie indipendentemente dall’orientamento tematico, cosa che all’estero è demandata solo ai giornali cosiddetti scandalistici o popolari, diffondendo in particolare in questo caso una notizia falsata. L’intento della lettera non è infatti quello di far notare che in Italia ci sia il Grande Fratello ed in Regno Unito no ma di spiegare chiaramente ciò che è successo in questi giorni in maniera meno pettegola, tutto qui. Per le eventuali differenze tra i due paesi ti posso garantire che per molte cose noi siamo sicuramente superiori, in particolare per quello che concerne la cultura e lo stile di vita, ma ahimè casca l’asino, e non solo con la Gran Bretagna, in tutto quello che riguarda la gestione delle cose pubbliche, essendo ormai il nostro (non) governo al livello di un paese sudamericano od africano.
4 Febbraio 2009 alle 11:26 pm
il governo precedente di sicuro non ha fatto di meglio…..caro roberto……
5 Febbraio 2009 alle 10:16 am
Nell’osservazione è incluso anche il precedente di governo naturalmente, come ho già puntualizzato, la lettera voleva solo essere un chiarimento sui fatti accaduti in Gran Bretagna e riportati modificandoli, se poi vuoi proprio continuare a rispondere tanto per dire qualcosa, cara Lucia…continua pure.
8 Febbraio 2009 alle 12:47 am
….vedo che tu non sei da meno
10 Marzo 2009 alle 9:42 pm
caro luigi hai abbandonato solamente senza cercare di migliorare il paese che ora critichi tanto…..viva quelli come donato e non tanti piagnalacrime che non fanno altro che criticare e criticare.
16 Marzo 2009 alle 12:02 pm
Io lavoro con gruppi di architetti internazionali in vari paesi e devo dire che qui in Italia la situazione lavorativa è una dei peggiori – non soltanto adesso per la crisi, ma anche nel passato. Chi cerca un lavoro qui non lo trova come posto fisso con tutti i contributi e assicurazioni ecc, come, per esempio in Inghilterra (se non con grande difficoltà o tramite conoscenze). Luigi ha ragioni quando dice che qui sarebbe ancora a casa dei genitori a guadagnare briciole – conosco tanti giovani architetti qui in quelle condizioni, e non è perchè non hanno provato di tutto. In più, all’estero, non esistono “concorsi” per avere un lavoro – lo trovo alquanto antiquato e ridicolo come sistema quando, troppo spesso, si sa già chi vincerà.
Quindi, non posso che incoraggiare i giovani che vorrebbero andare a lavorare all’estero – non soltanto per poter guadagnare uno stipendio decente con contributi pagati, ma anche per aver un’esperienza di vita, allargare gli orrizonti e riuscire a vedere il mondo con altri occhi. Non è detto che non tornerete nella vostra patria, ma se lo fate, lo farete già con un’altra mentalità, molto più aperta e molto più preparata.
Per le informazioni di chi chiedeva aiuti per andare all’estero, vi dico che il modo migliore è di andare sul posto, cercare una sistemazione in una casa assieme ad altre persone per risparmiare, cercare un lavoro temporaneo (forse serale per permettervi di andare a colloqui di giorno) in un ristorante o bar o negozio per pagare le vostre spese nel frattempo, e mettervi alla ricerca tramite giornali e online.
Buona fortuna a tutti.
19 Marzo 2009 alle 6:37 pm
Ciao sono Michele e vengo da Cagliari io quest’anno ho l’esame di terza media e ho decise che se supererò l’esame andrò all’artistico prchè c’è il corso di archetettura e io desidero diventare architetto!!! Vorrei un vostro consiglio secondo voi faccio bene?
26 Marzo 2009 alle 3:45 am
le solite arkistar……….
29 Aprile 2009 alle 10:52 am
non ce la faccio piu qui a essere schiava di un sistema che non permette l’eventualita’ di un futuro migliore in niente…si paga e basta..qualcuno ha consigli per londra??dove e come?sono architetto.grazie
3 Giugno 2009 alle 1:55 pm
ahahah che grasse risate……ma sentite quello che sta accadendo a londra? è vero tutto il mondo è paese, piegato dalla crisi economica, con una crisi di governo……..vogliamo parlare dei licenziamenti? allora dico questo: non sputiamo sul paese che ci ha dato i natali, andiamo all’estero ma non guardiamoci indietro poi con superiorità come fanno tutti gli italiani che poichè pensano di saper parlare l’inglese “fluently” si sentono i padroni del mondo……
8 Giugno 2009 alle 8:54 pm
Anch’io, architetto, denuncio la mia rabbia e l’inutilita’ di lottare se non si ha l’aggancio giusto. Lo sfruttamento regna sovrano tra i nostri colleghi “agganciati” e non solo quello. Anche la mia passione, al pari di quella di tanti altri, e’ SVANITA, annullata negli anni di calvario che sono seguiti a quelli universitari.
10 Giugno 2009 alle 3:18 pm
Caro Luigi, hai l`entusiasmo che avevo io quando stavo su SOLO da un anno e ancora non mi rendevo conto della fortuna che mi era capitata a nascere italiana.
Se solo potessimo liberarci delle strutture medievali in cui annegano i nostri talenti, potremmo insegnare a tutto il mondo.
16 Giugno 2009 alle 11:29 pm
Fuggire o rimanere..
La nostra formazione ci ha insegnato, a mio parere, ad essere fin troppo teorici e poco pratici ma quando oltre alla passione del fare il lavoro di architetto si uniscono altre esigenze di vita sembra qua in Italia andare tutto a rotoli.
Non è normale, e mettiamocelo in testa, essere degli architetti e condurre una vita economicamente più infelice di figure che non hanno alcun titolo di studio. Addirittura fare un secondo lavoro perchè altrimenti non si arriva alla fine del mese. Fare gli architetti per hobby? questo non è serio.
Ma perchè aver tanti pensieri, uscire di casa alle 8.00 e tornare alle 19e 30 minimo per cosa? passione? ma stiamo scherzando.
io amo il mio paese ma così proprio no va
2 Luglio 2009 alle 11:50 pm
ehm….luigi? allora sentiamo dopo due anni di giro sulla giostra puoi dirmi quante persone che conosci sono state licenziate? grazie
3 Luglio 2009 alle 10:17 pm
Mi stupisce vedere come a distanza di due anni quest’articolo continui a ricevere commenti, evidentemente l’argomento risulta sempre attuale, e non potrebbe essere altrimenti visto che ormai la massa di studenti universitari cresce via via sempre più.
Quello che però risulta sintomatico in gran parte dei commenti è il fatto che la maggioranza di questi neo laureati affronta il mondo del lavoro col piede sbagliato, infatti malgrado si possa comprendere il desiderio di poter ottenere un posto aderente alle aspettative, quello che manca è lo spirito di adattamento ed umiltà che invece sono alla base di ogni neofita in una qualsiasi attività.
Analizzando più in generale questo fenomeno si può vedere come non sia esclusivo della realtà italiana ma sia diffuso un po’ dappertutto nel mondo cosiddetto occidentale; come spesso accade però, in Italia assume aspetti per così dire estremi, complice il “mammismo” che ci contraddistingue. E’ infatti noto come le famiglie italiane moderne impediscano spesso ai figli di avere un contatto diretto con la realtà che sia essa lavorativa o meno a causa di un comportamento troppo protezionistico che ha come risultato l’indebolimento del livello qualitativo delle nuove generazioni, mancando totalmente l’acquisizione dell’esperienza pratica.
Così abbiamo la disparità di intraprendenza ed indipendenza personale tra nazionalità diverse all’interno dei paesi europei, ad esempio dove d’estate durante le vacanze scolastiche i ragazzi del resto d’Europa si cimentano in lavori di vario tipo, in primis in agricoltura o viaggiando alla scoperta delle altre realtà, i nostri, non tutti naturalmente ma di sicuro una buona parte, stanno tre mesi a ciondolare tra un giro in scooter (naturalmente regalato dai genitori) ed un bar o la spiaggia per chi se la può permettere. Tutto ciò ha un effetto molto grave nella crescita della società, impoverisce culturalmente, malgrado gli studi che tutti intraprendono per lo più passivamente, al cui termine, essendo cresciuti in una sorta di bozzolo protettivo, sorge la presunzione di sentirsi importanti solo perchè laureati quando invece la vita con tutte le sue problematiche a quel punto deve ancora iniziare.
Da non trascurare inoltre è anche la percezione di poter ottenere tutto ciò che si desidera con relativa facilità, grazie a genitori generosi nell’elargire denaro e oggetti vari e ai finanziamenti che permettono sì di comprare a rate quasi tutto, ma ad un prezzo che ultimamente ha provocato la recente crisi economica internazionale. Ma si sa che l’abitudine al poco faticare è difficile da abbandonare ed è a questo punto che si leggono lettere come quella di questo Luigi che appena laureato è già stufo del sistema che lo circonda senza neanche provare a darsi da fare, perlomeno cominciando ad entrare nella realtà lavorativa con un qualsiasi lavoro, anche differente da quello ovviamente da architetto. A questo proposito vorrei inoltre far notare che, non certo per sminuire la categoria, occorre ricordare come la laurea in architettura non sia mai stata certo un buon investimento in termini economici e di carriera se non per pochi, tolta la passione al mestiere che qualcuno può provare.
A conclusione di questa mia filippica vorrei consigliare quanti si trovano in questa situazione di darsi da fare a 360° come si usa dire, senza pensare che un lavoro sia degradante solo perchè non è al livello delle aspettative , tenendo invece bene in mente che da cosa nasce cosa, una volta cominciato e che stringendo i denti si progredisce automaticamente cercando ovviamente di considerare qualsiasi esperienza come positiva, anche le più in apparenza disagiate, facendone tesoro per una crescita matura e responsabile, questo a mio modesto parere è lo spirito che bisognerebbe adottare.
10 Luglio 2009 alle 12:52 am
bravo roberto,
il tuo messaggio, come quello di donato a cui nessuno ha degnato una risposta (forse lui ha avuto molto più coraggio), bisognerebbe farlo capire agli pseudo italiani come luigi (che sputano alla lontana sull’italia) o chi come lui hanno preso la tangente e pianto subito perchè non sono riusciti a trovare il lavoro dei loro sogni. Perchè luigi non interviene e non ci dice quanti suoi colleghi londinesi sono stati licenziati in questo ultimo anno? quando il giro di goistrà finirà, si accorgerà che londra è come una qualsiasi altra città. e dove anche a milano gli autisti si scusano per il ritardo……ma tanto il popolo italiano è fatto apposta per piangersi addosso e sputare alla lontana (cfr. luigi e suoi simili).
10 Luglio 2009 alle 2:27 pm
che bella l’inghilterra…..visto lo schifo che sta succedendo con le intercettazioni? vengono a farsi i fatti nostri quando il marcio lo tengono dentro loro. ma è ovvio L’ERBA DEL VICINO è SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE PIù VERDE. W l’italia